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in 39 casi aggressore partner

Violenza domestica. Nel 2025 in Valmarecchia prese in carico 56 donne

In foto: Valmarecchia
Valmarecchia
di Redazione   
Tempo di lettura 3 min
Mer 13 Mag 2026 12:01 ~ ultimo agg. 12:38
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In Valmarecchia la violenza è quasi sempre un pericolo che si annida tra le mura di casa e parla italiano. E' il quadro che emerge dai dati 2025 quando si sono contati 56 accessi ai centri antiviolenza del territorio: 49 donne sono italiane e l'aggressore è quasi sempre il compagno o l'ex compagno. In 39 casi si tratta del partner attuale, in 9 dell'ex partner e in 6 di un altro familiare. Il profilo delle vittime è quello di madri che cercano protezione anche per i propri figli (42 casi) da una violenza che è sempre psicologica, ma che per 39 di loro è stata anche fisica e per 31 si è tradotta in ricatto economico.
In Valmarecchia c'è una rete capillare di sportelli antiviolenza: a Santarcangelo, Verucchio e Novafeltria. I centri, finanziati dalla Regione Emilia-Romagna con un contributo di circa 60.000 euro annui, rappresentano il primo approdo sicuro. Qui le donne possono trovare ascolto e, nei casi di maggiore rischio,
l’accesso alle case rifugio a indirizzo segreto. Il progetto garantisce inoltre un supporto psicologico pubblico e privato, sostenuto dalla Regione, esteso anche ai minori.

Uscire da una situazione di abuso richiede infatti strumenti concreti: l’attivazione del Reddito di libertà e il supporto per l’autonomia abitativa sono passaggi fondamentali per permettere alle donne di immaginare un futuro lontano dall’aggressore. In questo contesto, il lavoro si conferma come il principale strumento di
dignità: nel 2025 sono state 14 le donne che hanno completato con successo il percorso di riattivazione lavorativa, un dato che rappresenta il traguardo più importante del progetto per garantire stabilità a lungo termine.

I dati raccolti evidenziano una realtà complessa che non possiamo e non vogliamo ignorare - dichiara Emanuel Peruzzi, assessore ai Servizi sociali del Comune di Sant'Agata Feltria -. Spesso si tende a pensare che nelle nostre piccole comunità, dove il tessuto sociale sembra più protetto, certi fenomeni siano distanti, ma i numeri ci dicono il contrario: la violenza domestica è una piaga silenziosa che abita anche i nostri borghi - prosegue l’assessore -. Il nostro impegno costante come amministratori, all'interno dell'Unione dei Comuni, è quello di abbattere il muro dell'isolamento. Non basta offrire un rifugio nell'emergenza; la vera sfida è fornire alle donne le chiavi per una libertà duratura. Per questo puntiamo su percorsi personalizzati che partono dal sostegno psicologico e arrivano a soluzioni concrete per il lavoro e l'autonomia abitativa. Solo restituendo dignità e indipendenza economica possiamo permettere a queste donne, e ai loro figli, di guardare al futuro con ritrovata speranza”.

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