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In aula vince il Comune

Via Ducale. Bocciato il ricorso dei residenti sul rumore eccessivo

di Redazione   
Tempo di lettura 2 min
Lun 26 Ago 2024 13:26 ~ ultimo agg. 7 Giu 09:40
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Il Tribunale di Rimini, sezione civile, presieduto dalla Dottoressa Maria Saieva ha bocciato il ricorso presentato da una decina di residenti di via Ducale che chiedevano “di ordinare al Comune di Rimini la cessazione delle immissioni rumorose intollerabili derivanti dal traffico veicolare” nella stretta via Ducale e nel Rione Clodio. I ricorrenti lamentavano infatti “una lesione al proprio diritto alla salute” con “alterazione del sonno, labilità emotiva, stress, riduzione della capacità di concentrazione” dovute al rumore eccessivo. Secondo i residenti l’amministrazione, si legge nell’ordinanza, “avrebbe erroneamente classificato le aree urbane in cui sono inserite le proprie abitazioni all’interno della Classe IV, anziché all’interno della Classe I, malgrado la presenza, nelle immediate vicinanze, di una scuola e di una sede universitaria“. Per il Tribunale però “appare evidente che, anche se il Comune avesse malamente applicato i criteri di zonizzazione, i ricorrenti non vanterebbero, per ciò solo, alcuna posizione giudica soggettiva tutelabile davanti al Tribunale ordinario: i limiti di Classe I salvaguardano interessi diversi dal diritto soggettivo alla salute, e non essendo i ricorrenti- per quanto consta- studenti di quelle scuole, né gestori delle stesse, non possono esigere il rispetto dei più rigorosi limiti assoluti di immissioni sonore di Classe I“. All’attenzione del Tribunale, i ricorrenti hanno portato anche una relazione di Arpae del 2021 con la rilevazione delle emissioni (ma nell’abitazione di un residente che non è tra quelli che hanno presentato il ricorso) e una relazione tecnica di parte. Entrambe però non hanno convinto il Giudice che, tra l’altro, ha evidenziato come “non è dato sapere chi dei ricorrenti abiti un appartamento al piano terra, circostanza assai rilevante visti i risultati della relazione dell’Arpae, da cui si ricava che c’è una notevole differenza nell’entità dell’immissione a seconda che ci si collochi al piano terra o al primo piano“. In conclusione, si legge nell’ordinanza, “considerato che né la relazione dell’Arpae né la relazione tecnica di parte contengono significativi elementi idonei a lasciar supporre che siano in atto immissioni intollerabili in danno dei ricorrenti, non è necessario disporre una consulenza tecnica d’ufficio e il ricorso deve essere rigettato per difetto del fumus boni iuris“. I 10 residenti dovranno anche pagare i 6.642 euro di spese di giudizio.

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