Scommesse sospette e vincite da 300mila euro, chiesta condanna per tre imputati
Un flusso anomalo di scommesse su una partita del campionato di calcio della Serie B greca, tra Apollon Larissa e Aiginiakos - sfida che risale al 17 febbraio 2019, vinta in rimonta dai padroni di casa per 3-2 - aveva indotto quattro agenzie del Riminese (due a Riccione e due a Rimini) a bloccare i pagamenti e a segnalare il match alla Guardia di finanza, ai monopoli di Stato e alla federazione calcistica ellenica. Al termine delle indagini delle Fiamme gialle, sono finite a processo quattro persone, tre delle quali con precedenti specifici. Il pubblico ministero questa mattina (martedì) ha chiesto la condanna per truffa aggravata per tre dei quattro imputati: 2 anni e 9 mesi di reclusione per un 38enne brindisino, residente a Rimini, difeso dall'avvocato Vincenzo Gallo; 2 anni e 6 mesi per un albanese, residente a Riccione, difeso dall'avvocato Stefano Caroli; 2 anni per un 43enne albanese, sempre difeso dall'avvocato Caroli. Per un 57enne riminese, difeso dagli avvocati Francesco Pisciotti e Massimilliano Giacumbo, invece, il pm ha chiesto l'assoluzione.
Il risultato esatto di Apollon Larissa e Aiginiakos (quindi il 3-2 verificatosi) era quotato 27 a 1. In pratica, giocando un euro se ne vincevano 27. La partita incriminata, però, sarebbe stata giocata all’interno di un sistema, assieme ad altre gare dall’esito più scontato e quindi con quotazione più bassa, per evitare di essere bloccati dal sistema di alert automatico. Sarebbero state addirittura 191 le giocate registrate in un solo centro scommesse del Riminese su quella partita. Le quattro sale raggirate avrebbero dovuto pagare ai vincitori qualcosa come 313mila euro di montepremi complessivo. Soldi che non sono stati mai incassati dal momento che le società di scommesse coinvolte bloccarono i pagamenti.
La procura di Rimini accusa gli indagati di aver gonfiato la percentuale di pagamento delle giocate. Secondo i finanzieri del Comando provinciale di Rimini, le giocate venivano piazzate in orari notturni e anche su altre partite con bassa percentuale di pagamento in caso di vincita. Il teorema accusatorio, inizialmente, aveva ritenuto anche che i quattro, con l’aiuto di personaggi non identificati, avessero avvicinato o contattato alcuni giocatori delle due squadre per offrire o promettere loro denaro o altre utilità. Un'ipotesi che però non ha trovato riscontro e per la quale il pm ha chiesto l'assoluzione per tutti gli imputati con riferimento al reato di frode sportiva.
Costituitesi parte civile nel processo, attraverso l'avvocato Enrico Graziosi, le due agenzie di scommesse che sarebbero state truffate.












