Vanno a processo i genitori che avevano combinato il matrimonio della figlia
Si aprirà il 20 ottobre prossimo, davanti alla gup di Rimini, Raffaella Ceccarelli, il processo in abbreviato per due genitori originari del Bangladesh accusati di maltrattamento in famiglia e induzione al matrimonio.
Una vita normale in Italia, dove era arrivata a soli sette anni, stravolta all'improvviso da un viaggio-trappola nel Paese d'origine. L'incubo di una ragazza bengalese di 22 anni, residente a Rimini, inizia nel dicembre del 2024: convinta con l'inganno dal padre e dalla madre (lui 55 anni, lei 42) a imbarcarsi per il Bangladesh per fare visita alla nonna gravemente malata, si ritrova catapultata in un matrimonio combinato con un amico del padre, un uomo di dieci anni più grande di lei, privata di tutto, persino della sua libertà. Una prigionia durata dieci giorni, senza passaporto né cellulare, durante i quali la giovane viene sistematicamente imbottita di sonniferi e tranquillanti con un unico obiettivo: piegare la sua resistenza, facilitare i rapporti con lo sposo imposto e costringerla a una gravidanza immediata.
"Se non vuole concedersi - suggeriva il marito alla moglie - incatenala al letto e spezzale gambe e braccia". Nonostante la prigionia, la giovane riesce a inviare una richiesta d'aiuto tramite un'amica, che allerta i servizi sociali e i carabinieri italiani (nello specifico il Nucleo investigativo di Rimini), facendo scattare l'arresto dei coniugi - attualmente ai domiciliari - al termine di un'indagine lampo coordinata dal sostituto procuratore Davide Ercolani.
In aula, i difensori dei genitori, gli avvocati Valentina Vulpinari e Maurizio Ghinelli, chiederanno l’ammissione al rito abbreviato, condizionato all'escussione di alcuni testimoni. Sul tavolo del giudice c'è già una proposta di risarcimento del danno morale: una procura speciale con cui i coniugi hanno donato alla figlia un appartamento in Bangladesh, atto formalmente accettato dalla ragazza attraverso il suo legale, Monica Miserocchi. La 22enne, intanto, vive in una struttura protetta del Riminese e non ha più avuto contatti diretti con i genitori.










