Indietro
menu
Newsrimini Rimini

Una nuova stagione del dialogo: il sindaco commenta documento Diocesi

di Redazione   
Tempo di lettura 3 min
Lun 26 Giu 2006 12:49 ~ ultimo agg. 11 Mag 17:39
Tempo di lettura 3 min

La nuova stagione del dialogo

Deve cominciare una nuova stagione, quella del dialogo. E’ questa la più alta indicazione civile sulla quale il Vescovo, S.E. Mariano De Nicolò, ha costantemente battuto (anche recentemente) durante il suo lungo cammino alla guida pastorale di Rimini. E’ giunto il momento che tutte le parti della città facciano propria quell’indicazione: le sfide che attendono Rimini nei prossimi anni sono troppo importanti perché continui a prevalere la logica del sospetto, dei ‘buoni e cattivi’, del capri espiatori, dei giudizi trancianti e senza appello. Queste sfide possono essere vinte solo a partire da una convinta e diffusa capacità di confronto e comprensione, capace di mettere in luce la complessità di un territorio e di una comunità che non possono essere ridotti a stereotipo culturale in nome di visioni egemoni. Più volte il Vescovo ha richiamato la necessità di dialogo tra le diverse culture (etiche, politiche, sociali) che interagiscono nella nostra città, stimolando il superamento di barriere ideologiche, di partito, di qualsiasi schieramento. E’ un semplice ma grande insegnamento che affonda le sue radici nell’anima stessa di Rimini, realtà che nella pratica ha saputo fare integrazione prima che la politica stessa discutesse d’integrazione; realtà calata nel mondo e con il mondo in permanente interrelazione, attraverso la sua gente, le sue associazioni, i personaggi che qui hanno lasciato qualcosa, si chiamino essi Fellini, Riccardi, Levi Montalcini, Dalai Lama, Lubich, De Andrè. Questa città vive e respira ogni giorno insieme al mondo, consapevole del rischio che ciò comporta (non è forse vero che il male della società occidentale, che peraltro sta rapidamente aggredendo i paesi in via di sviluppo, è una visione egoistica e mercificata della vita?) ma altrettanto cosciente che la chiusura o peggio la demonizzazione dell’altro rappresentino un pericolo ancor maggiore. Eppure sarebbe la strada più facile: diffido di ciò che non capisco, mi rifugio nelle certezze personali o del mio mondo ristretto evitando il dubbio. Una scorciatoia che è un vicolo cieco nel quale Rimini non può finire. Più impervia e tortuosa è la strada del dialogo ma a questo punto è una direzione obbligatoria per una comunità in cammino. Abbiamo bisogno di tornare a parlare liberamente e senza paura di farlo. Abbiamo bisogno più del dissenso motivato e disinteressato piuttosto che dello zelante e sciocco (strumentale?) consenso. Abbiamo bisogno che l’autonomia dei ruoli, degli ambiti e dei ‘mestieri’ venga rispettata e compresa. Non abbiamo invece bisogno di scambiare la nebbia di novembre per fantasmi senza pace in servizio continuativo e permanente. Fuori c’è una città a uno snodo delicato della sua storia, che ha scelto di ricucire gli strappi del passato e del presente e soprattutto è viva, è unica, è migliore di qualsiasi sua rappresentazione che non può avere la pretesa di circoscriverne la straordinaria articolazione, è leggera (non caduca, labile, effimera) nel senso che diede Italo Calvino al termine; e sa che deve farlo ragionando della propria identità che non è mai stata quella di chi si volge da una sola parte.
Il tempo dello scontro è finito. Le armi, metaforicamente parlando, vanno deposte. Deve cominciare una nuova stagione, quella del dialogo.

Altre notizie