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Un affettuoso ricordo di Olga ad un anno dalla scomparsa

In foto: Olga, la collaboratrice del vescovo Francesco
Olga, la collaboratrice del vescovo Francesco
di Redazione   
Tempo di lettura 3 min
Gio 31 Mar 2022 17:28 ~ ultimo agg. 6 Giu 05:11
Tempo di lettura 3 min

Lunedì 28 marzo è stato il primo anniversario della scomparsa di Olga Carella, la collaboratrice del vescovo che era riuscita, con i suoi modi gentili e la sua profondità spirituale, a farsi volere bene non solo dai colleghi che lavorano in Curia ma da tutti coloro che per motivi diversi frequentavano gli uffici diocesani e la casa del vescovo. Ad un anno dalla sua scomparsa pubblichiamo un ricordo di Olga, scritto da una cara amica di famiglia che è pubblicato anche sulle pagine del settimanale Il Ponte.

«Accicòria!». Quando un’esclamazione può racchiudere uno stile di vita. Fatto di stupore, entusiasmo, cura, attenzione, ironia. Chi conosce Olga si sorprenderà a sorridere ricordando quanto spesso lei usasse questa espressione. E penso che tutti siano d’accordo sul fatto che nessuna delle caratteristiche collegate al suo «Accicoria!» mancassero alla sua persona e alla sua vita. Un modo di dire ereditato da “zio don Angelo”, accolto in casa dal nipote vescovo Francesco perché anziano, e grazie al quale lei e Sonia sono entrate nella “famiglia del vescovo” nel lontano 1999.

Un anno è trascorso da quando Olga ha portato noi ad esclamare, tra le lacrime, «Accicoria!» per la sua morte inaspettata e sconvolgente. Ma anche “santa” perché, se indubbiamente se ne è andata troppo, troppo presto, lo ha fatto però in punta di piedi e senza dare fastidio a nessuno, come desiderava. E, quasi sicuramente, anche senza rendersene conto. Il vuoto per l’assenza fisica rimane e ogni giorno in qualche modo aumenta e rattrista. Però tanti ricordi – piccoli e grandi – condivisi con lei restano vividi, fanno crescere la gratitudine e sedimentano una presenza “diversa” ma sempre viva e vivace.

Una presenza fatta di dolcezza e accoglienza familiare. Olga non conosceva solo i gusti culinari di ogni persona, per cui preparava sempre il piatto preferito ed evitava di far trovare quello meno gradito. Ma ricordava anche i dettagli della vita di chi incrociava: magari in negozio o al mercato, durante un pellegrinaggio diocesano o nella mitica cucina dell’episcopio. La cucina, che era “casa” per lei, diveniva casa anche per chi ospitava. E anche se non era gelosa delle sue ricette e le condivideva nei minimi dettagli, i suoi insegnamenti più grandi non stanno tanto nel cibo ma nelle intense chiacchierate intorno alla tavola, magari dopo aver mangiato. Nella profonda capacità di ascolto. Nelle confidenze che accoglieva e nei suoi racconti di vita, alcuni davvero avventurosi. Nei consigli che con semplicità offriva. Nel gusto spiccato per il bello e per il buono.

Una presenza che continua ad essere “famiglia”: per il bene ricevuto, la gratuità sperimentata, la sua presenza anche nella distanza, l’intesa e l’empatia che riusciva a creare nelle relazioni. In famiglia, anche se ci si vede poco, quando finalmente ci si incontra è come se si fosse stati insieme fino a ieri, perché l’altro conosce e ha a cuore ogni dettaglio della tua vita. Con Olga avveniva proprio così. E allora, la immaginiamo a preparare manicaretti per una “tavolata paradisiaca”, a cui avrà sicuramente invitato anime sante del suo paese Carpineto e riminesi del calibro di don Oreste, il beato Alberto Marvelli e la beata Sandra Sabattini. E intanto, nello spirito della Pasqua di Risurrezione a cui ci stiamo preparando, la sentiamo viva e vitale mentre ci ispira e consiglia su come cucinare al meglio il nostro piatto preferito. Con la stessa ricetta che, con perizia e amicizia, ha tante volte preparato lei per noi.

(AS)

 

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