Uffici Postali, sindacati e comune di Rimini contro la riduzione degli orari
Tornano le chiusure estive per gli uffici postali nel riminese accompagnate dalle proteste dei sindacati. Cgil, Slc, Spi e Federconsumatori denunciano un calendario di chiusure per luglio e agosto "con la soppressione di 95 turni di mattina e 190 di pomeriggio", dunque "un ufficio in più interessato alla chiusura", rispetto all'anno passato. La riduzione dei servizi riguarda gli Uffici postali di Cattolica, Misano Adriatico, Riccione, Morciano, Santarcangelo, oltre agli uffici di Rimini 1 (via Marecchiese), Rimini 9 (via Euterpe), Rimini 3 (via Gambalunga) e Miramare. Ed è "un film già visto", che vede la riduzione di "un servizio pubblico essenziale come quello dei servizi postali". L'anno scorso sempre a luglio e agosto, ricordano Cgil, Slc, Spi e Federconsumatori erano stati soppressi 82 turni di apertura di mattina e 205 turni a pomeriggio. Il Comune di Rimini, "anche a seguito delle nostre denunce pubbliche", aveva "giustamente fatto ricorso all'Agcom contro un taglio ritenuto insostenibile" e l'Autority aveva ripristinato 30 turni in quattro Uffici. Da qui l'invito ai Comuni interessati dalla riduzione dei servizi "decise da Agcom senza nemmeno un confronto preventivo con le istituzioni locali, a intervenire per essere consultate preventivamente sulla base del Decreto Gentiloni del 28 giugno 2007 che prevede specifiche tutele per i Comuni a prevalente vocazione turistica".
Per il sindacato, insomma, non si può ridurre "un servizio essenziale che dovrebbe essere sempre più presente sia nelle città che nelle zone interne, anche a contrasto del rischio desertificazione". Per "evitare un collasso traumatico di questo instabile equilibrio", bisogna quindi aumentare l'organico "a partire dagli sportelli e nella distribuzione e recapito anche per consentire al personale il pieno diritto di fare le ferie".
Sulla stessa linea dei sindacati anche il comune di Rimini secondo cui, se proprio non si può fare a meno di ridurre gli orari almeno si dovrebbe passare dal confronto preventivo con gli enti locali. Lo spiega l'assessore ai Servizi civici di Rimini Francesco Bragagni. E' vero che quest'anno il capoluogo è coinvolto in maniera più lieve dalla riduzione del servizio, "molto probabilmente per le perplessità e le azioni messe in campo nel 2025", fa notare. Comunque per il Comune e i sindacati, "il nodo del problema resta sempre lo stesso: quello postale è un servizio universale e primario, alimentato dai soldi di tutti i cittadini proprio perché svolge una funzione naturale non solo di servizio ma di presidio civico capillare in ogni parte della penisola". Insomma, evidenzia l'assessore, "nel momento in cui il problema dell'abbandono delle aree interne e della desertificazione dei borghi e dei piccoli centri sta facendosi largo nell'agenda politica a tutti i livelli, il segnale operativo non può essere in controtendenza". Senza contare che, in questo caso specifico, "vengono colpiti territori animati in estate dal turismo tradendo lo spirito del Decreto Gentiloni del 2007, che anzi all'art. 2 prevede eventuali ampliamenti degli orari estivi". Per questo il Comune raccoglie l'invito delle sigle perché "ogni eventuale e comunque non auspicata riduzione o razionalizzazione, passi per il confronto".










