Tre anni dall'alluvione. Le cooperative: ecco le cose che restano da fare
In questi giorni tutta la Romagna ricorda il triste anniversario dell'alluvione che nel maggio del 2023 sommerse il territorio di acqua e fango. A tre anni da quei fatti, Legacoop mette in fila le cose ciò che ha funzionato e cosa ancora rimane da fare. Partendo però dai dati: 22 imprese associate coinvolte tra Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna e danni complessivi per oltre 45 milioni di euro, di cui 30 solo nelle cooperative agricole braccianti. Grazie al sostegno di Legacoop nazionale, alle grandi strutture come Coop e Conad e alle campagne avviate in quei giorni, il movimento cooperativo è stato però capace anche di devolvere oltre 6 milioni di euro per il ripristino dei territori e delle strutture produttive.
"In quelle terribili settimane - si legge in una nota -, abbiamo assistito ad una solidarietà fra cooperative che è stata altamente rappresentativa di quanto siano solide ed importanti le relazioni, in questo sistema di imprese. Ricordiamo, ad esempio, le cooperative giunte da fuori Romagna in sostegno alle Cab di Ravenna e le cooperative romagnole che si sono attivate vicendevolmente, anche a supporto di tanti singoli soci alluvionati, come è successo a Forlì. Esempi di attaccamento e di senso di appartenenza alle proprie comunità, che sono un tratto distintivo di cui poter essere orgogliosi".
Legacoop evidenzia "il deciso cambio di passo impresso dalla Struttura Commissariale guidata dall'ingegner Fabrizio Curcio. Rispetto alla precedente gestione, abbiamo assistito a un metodo fatto di grande pragmatismo e ammirevole disponibilità all'ascolto. Questo ha permesso di accelerare i tempi e raddoppiare i decreti di erogazione. In 15 mesi ne sono stati emessi circa 4.000, il doppio di quanto avvenuto sotto il generale Figliuolo. Non sono cambiate solo le cifre, anche l'approccio è importante. Oggi registriamo, oltre a una innegabile competenza tecnica, anche un diverso modo di affrontare i problemi, sicuramente più vicino al territorio".
Le cooperative romagnole lamentano però le lentezze della burocrazia: "con la Piattaforma Sfinge è successo proprio questo, tanto che solo il 10% dei potenziali richiedenti (70mila privati e 16mila aziende) sono riusciti a completare la procedura".
C'è poi preoccupazione per la variante al Piano di Assetto Idrogeologico (PAI Po) e per l'individuazione delle aree destinate a tracimazioni controllate, ovvero quelle zone in cui sarebbero indirizzate le acque per salvare i centri abitati. "Il territorio deve essere messo in sicurezza, su questo non c’è dubbio, ma non si può pensare di bloccare per sempre ogni possibilità di sviluppo" scrive Legacoop Romagna auspicando che "l'Autorità di Bacino del Fiume Po e le Istituzioni tutte adottino lo stesso metodo di lavoro e di dialogo costruttivo inaugurato dal commissario Curcio". "La Romagna - prosegue - vuole continuare a rialzarsi, ma per farlo ha bisogno di risposte veloci, risorse certe e di non restare ingabbiata in norme che rischiano di paralizzare la ripartenza del nostro tessuto produttivo e sociale. Negli incontri di questi giorni abbiamo compreso che questo concetto è molto chiaro a chi in quei giorni prese il timone della situazione, come la Regione e i Sindaci. Meno a chi all’epoca sottovalutò la situazione. Non abbiamo dimenticato alcune frasi infelici (“Il governo non è un bancomat”, ad esempio), che fanno male ancora oggi" conclude Legacoop Romagna.











