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forme educative inedite

Tempo pieno a scuola, a Rimini la domanda cresce. Bellini: ‘soluzioni oltre lo stradario’

di
Redazione
   
Tempo di lettura 3 min
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A Rimini le famiglie che richiedono il tempo pieno a scuola sono in aumento, con un numero di domande più alto dei posti disponibili e una dislocazione geografica non omogenea nelle diverse zone della città. “Una complessità che abbiamo intenzione di affrontare, a partire dal ripensamento – se non l’eliminazione – dello stradario per l’assegnazione dei posti a tempo pieno, uno strumento pensato per una idea di famiglia e città che non rispecchia più la realtà di oggi e che, nei fatti, risulta superato – spiega Chiara Bellini, vicesindaca con delega alla scuolaSe una volta la scuola primaria era quella della prossimità, del quartiere, del vicinato – giustificando così uno stradario figlio delle esigenze di quella società -oggi le famiglie scelgono in base alle logistiche legate ai tempi di lavoro, di fatto, con criteri diversi da quelli della mera vicinanza geografica a casa. Se una volta la scuola era quella dove i nonni andavano a prendere i nipoti, tenendoli con loro fino all’arrivo dei genitori, oggi le famiglie vivono spesso lontane da reti parentali e con orari diversi da quelli pensati per i servizi scolastici. Una complessità che stiamo interpretando e sulla quale siamo determinati ad intervenire con gli strumenti a nostra disposizione”.

Una situazione, però, complessa: “L’assegnazione degli insegnanti per garantire l’attivazione di classi di tempo pieno – ricorda la Bellini – è di esclusiva pertinenza del ministero dell’istruzione (MIUR) – al quale abbiamo sollevato a più riprese la questione – mentre i servizi per il diritto allo studio – come supporto educativo per l’handicap, mense e trasporto pubblico – sono di pertinenza del Comune di Rimini. Su questi ultimi saremmo già in grado di dare risposta ad un eventuale ed auspicato aumento di nuove classi a tempo pieno. Una soluzione lineare, che però si scontra con le contingenze del momento e la difficoltà del ministero dell’istruzione nel rispondere alla richiesta di maggiore organico”.

La soluzione la si cerca allora in nuove forme educative: “Stiamo lavorando anche a soluzione inedite da poter presentare, per un confronto, ai dirigenti scolastici. Pensiamo a progettualità post-scolastiche, educative e socializzanti, in stretta collaborazione con le scuole e il terzo settore. Un luogo dove i ragazzi possano fare esperienze che vadano aldilà dell’apprendimento ordinario e dove si possano sperimentare percorsi laboratoriali, atelier, attività sportive o all’aria aperta, workshop di teatro e di danza. Uno spazio da interpretare non tanto come una modalità per occupare il tempo dei ragazzi e garantire maggiore libertà alle famiglie, ma come spazio di innovazione educativa vera e propria. Una proposta coerente con una idea di città aperta e inclusiva, dove le scuole possano rimanere aperte il pomeriggio, nel quale i ragazzi possano esprimersi anche in ambiti diversi da quelli strettamente scolastici, e grazie alle quali tante famiglie possano trovare risposte ai bisogni ma anche stimolo alle loro potenzialità”.

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