Sequestro di 8 milioni. Indagine nata dopo la cessione della Rimini Calcio
Otto milioni di euro complessivi sequestrati tra crediti, immobili e società a seguito di una vasta operazione condotta dalla Procura di Rimini insieme alle Fiamme Gialle riminesi, alla Squadra Mobile e alla D.I.G.O.S. della Questura di Rimini. Tutto nasce dopo la cessione della proprietà del Rimini Calcio nell'agosto 2025. Le indagini hanno consentito di accertare che i nuovi amministratori avevano estinto in pochissimi giorni gli ingenti debiti tributari e contributivi, per oltre 750.000 euro, che gravavano da anni nei confronti di Erario, INPS e INAIL, utilizzando però in compensazione crediti d’imposta inesistenti. Le perquisizioni, oltre a Rimini, hanno toccato le province di Caserta, Monza-Brianza e Ascoli Piceno. Sette le persone indagate, tre delle quali direttamente collegate al Rimini FC: si tratta di Giusi Anna Scarcella che aveva rilevato la squadra biancorossa tramite la società Building Company, Valerio Perini, all'epoca amministratore unico del Rimini FC e Giuseppe Vitaglione, figura operativa all'interno del gruppo imprenditoriale che aveva acquisito il club. Secondo la Procura proprio Vitaglione, già coinvolto in una indagine della DDA di Salerno per associazione di tipo mafioso ed estorsione, avrebbe usato Scarcella e Perini per spolpare quel poco che rimaneva dei conti della società biancorossa. Tra i reati contestati, oltre alla bancarotta fraudolenta, figurano intestazione fittizia di beni e indebita compensazione per crediti inesistenti. Per gli altri indagati pendono anche, a vario titolo, le accuse di truffa aggravata e reimpiego di capitali illeciti.
Le indagini hanno appurato che i crediti erano stati generati da una società con sede a Scafati, priva dei requisiti necessari e la cui partita IVA risultava cessata, ed erano poi stati ceduti ad una seconda società con sede a Caserta, preposta per commercializzarli sull’intero territorio nazionale, di cui una parte dirottata sulla società riminese.
Le condotte illecite, tra cui alcune operazioni ritenute distrattive ai danni dei creditori, hanno aggravato il dissesto della società riminese che nel dicembre scorso, dopo aver toccato i 4 milioni di buco finanziario, è definitivamente fallita.










