"Senza consenso è violenza". Anche Rimini aderisce alla protesta
Anche a Rimini arriva la mobilitazione nazionale proclamata da D.i.Re - Donne in Rete contro la violenza, Associazione nazionale dei Centri antiviolenza per contrastare la proposta di modifica dell’art. 609 bis del Codice penale a firma della presidente Giulia Bongiorno. L'appuntamento è domenica 15 febbraio alle 11 con un flash mob in piazza Tre Martiri. Ad organizzarlo CGIL Rimini, UIL Rimini, AntidiscRIMINIazioniODV, Arcigay Rimini Alan Turing, Coordinamento Donne Rimini, Dire Uomo, Rompi il Silenzio. Il Ddl, secondo i promotori, rischia di complicare ulteriormente l’iter legale per una donna vittima di abusi, rendendolo più oneroso e difficile da affrontare perché trasferisce l’attenzione dall’accertamento di un consenso autentico e informato alla necessità di provare una chiara e manifesta resistenza.
“In tutta Italia, Rimini compresa, con la manifestazione nazionale “Senza consenso è stupro!” migliaia di persone vogliono riportare al centro una verità semplice e potente: il consenso non è un dettaglio tecnico, è il cuore della libertà e dell’autodeterminazione. Quando le piazze si mobilitano così, non è per uno slogan. È perché c’è una distanza evidente tra ciò che la società chiede e ciò che il Parlamento sta facendo”. A denunciarlo è Alice Parma, vice capogruppo Pd in consiglio regionale. “Il 25 novembre, nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il Senato doveva discutere la riforma che inserisce nel Codice penale il principio del consenso libero e attuale. Un testo già approvato all’unanimità alla Camera, che diceva una cosa semplicissima: senza un sì libero, esplicito, revocabile in ogni momento, c’è reato. Il silenzio non è consenso. La paura non è consenso. La mancata resistenza non è consenso. Quel testo oggi viene svuotato. Si torna a parlare di ‘dissenso’, come se fosse solo una sfumatura linguistica, quando invece non lo è, e lo sanno tantissime donne nel nostro Paese. È un arretramento culturale e giuridico: si rimette al centro la prova del no invece della responsabilità di accertare un sì.” La Parma ricorda poi come " il testo originario era frutto di un accordo politico tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein. Un’intesa chiara e bipartisan che rappresentava un impegno preso davanti al Paese: il centrodestra lo ha disatteso". “In Emilia-Romagna - continua - registriamo tra le più alte incidenze di violenze sessuali denunciate, con il 91% delle vittime rappresentato da donne. Dietro i numeri ci sono vite, traumi, processi in cui troppe volte si insinua il dubbio sulla vittima. Senza una norma fondata sul consenso, quelle zone grigie restano. E a pagare sono sempre le donne.” La consigliera dem conclude: “La politica deve decidere da che parte stare. Io sto con chi chiede una legge chiara e inequivocabile. Difendiamoci insieme: solo sì significa sì. Senza consenso è violenza.”












