Sanità in pareggio. De Pascale esulta ma Uil e centrodestra: pagano i cittadini
L'Emilia-Romagna mette a posto i conti della sanità. Il buco da 194 milioni di euro ufficializzato nel 2024 sarà colmato entro la fine di quest'anno, grazie al fatto che già nel 2025 è stato ridotto a uno sbilancio di 70 milioni.
"E' un risultato che va anche oltre le nostre aspettative: avrei rivendicato anche un risultato peggiore", confessa il presidente della Regione, Michele de Pascale, che questa mattina ha presentato il bilancio della sanità regionale (consuntivo 2025 e preventivo 2026) insieme all'assessore Massimo Fabi. Che aggiunge: "I cittadini, a cui abbiamo chiesto sacrifici importanti, devono avere queste notizie con tempestività e precisione". Presidente e assessore rivendicano il lavoro fatto dalla Giunta dall'insediamento, compresa la manovra fiscale, per far tornare in ordine i conti della sanità. "Se fossimo stati fermi- rimarca Fabi- avremmo raddoppiato il deficit". Ancora più netto de Pascale. "Senza quell'operazione oggi staremmo parlando di un buco da 500 milioni di euro- rileva- saremmo incamminati verso il commissariamento o costretti a fare tagli molto pesanti". Già il 2025, invece, si è chiuso con un passivo inferiore alle previsioni: circa un terzo rispetto all'anno prima. "Abbiamo condotto un'operazione significativa di affinamento del governo clinico, usando al meglio le risorse pubbliche e mantenendo i servizi inalterati", spiega Fabi. I ticket sui farmaci introdotti a inizio 2025 hanno dato un gettito di 32 milioni di euro l'anno scorso e si stima arrivino a 48 milioni nel 2026. "E' comunque un intervento minoritario", sottolinea de Pascale. Il presidente della Regione poi si toglie un sassolino dalla scarpa: i ticket "siamo stati gli ultimi a introdurli e sembra quasi che sia una colpa. E' meraviglioso che Forza Italia chieda di toglierli in Emilia-Romagna e non faccia lo stesso in Veneto e Lombardia, dove governa il centrodestra". Il presidente poi conferma l'impegno per il 2027 a ridurre ancora l'aliquota Irpef, come concordato con i sindacati, dopo averla aumentata a inizio mandato. I ticket rimarranno, ma "non toccheremo altre imposte", assicura de Pascale. Chiuso quindi meglio del previsto il 2025, la Regione per il 2026 ha previsto uno stanziamento 500 milioni di euro: 200 milioni di euro sono destinati alla sanità e 300 milioni al Fondo regionale per la non autosufficienza, che raggiunge così un totale di 600 milioni (il più alto in Italia). Nel complesso, il fabbisogno del Sistema sanitario regionale nel 2026 è pari a 10,2 miliardi di euro. Ad oggi, nei bilanci preventivi delle Aziende sanitarie, mancano ancora all'appello 950 milioni di euro. Ma, assicurano de Pascale e Fabi, saranno tutti coperti entro fine anno da altri stanziamenti già sicuri ma non ancora a disposizione: oltre 325 milioni di euro dalla gestione sanitaria accentrata della Regione; 215 milioni da trasferimenti vincolati dal Fondo nazionale; 210 milioni dal payback farmaceutico. A questi si aggiungono i già citati 200 milioni previsti dalla Regione, che saranno distribuiti a fine anno alle aziende. "L'anno scorso abbiamo visto fraintendimenti strumentali sui bilanci preventivi e letto di buchi di bilancio da 700 milioni- ricorda de Pascale- erano voci destituite di ogni fondamento. Verrà detto anche quest'anno, ne sono sicuro, e anche quest'anno saranno affermazioni destituite di fondamento". E il presidente va già in pressing sul Governo per i fondi da destinare alla sanità nel 2027. "Lo stanziamento di quest'anno va replicato", mette in chiaro. "Il 2025 è stato un annus horribilis per la sanità- rimarca de Pascale- è stato l'anno peggiore in termini di finanziamento al sistema sanitario nazionale: non è stata coperta neanche la crescita inflattiva". Grazie all'insistenza delle Regioni, però, "il Governo è stato costretto ad aumentare il finanziamento per il 2026- afferma il presidente dell'Emilia-Romagna- ed è un bene, perchè altrimenti ogni nostro sforzo sarebbe stato vano". Ora però "il discorso si riapre per il 2027- avverte de Pascale- perchè ad oggi è previsto lo stesso stanziamento del 2025. Quindi servirà un nuovo corpo a corpo col Governo e spero che anche i miei colleghi di Regione lo facciano". Tra l'altro, sottolinea il presidente, "essendo una Finanziaria elettorale è meglio mettere le mani avanti. Lo stesso investimento del 2026 va replicato sul 2027, altrimenti si corre il rischio di tornare in grande difficoltà anche il prossimo anno".
Bene il pareggio di bilancio commenta il segretario regionale della Uil Emilia-Romagna, Marcello Borghetti "a patto di riportare un po' di sano realismo". Il miglioramento dei conti, infatti, "è più il frutto dei sacrifici richiesti ai cittadini, attraverso il consistente aumento delle tasse regionali che non di una gestione particolarmente efficace delle Aziende sanitarie locali. Che continuiamo ad attendere. Un aspetto reso ancora più evidente dalle condizioni spesso difficili in cui opera il personale dipendente delle strutture sanitarie". Secondo Borghetti "sono i cittadini a pagare il risanamento della sanità regionale in particolare lavoratori dipendenti e pensionati, ovvero coloro che versano l'Irpef e la relativa addizionale. Una tassa che, quando aumenta, come avvenuto nella nostra regione, colpisce sempre i soliti noti e non certo gli evasori fiscali". Il segretario Uil si chiede dunque "dov'è l'equità in un'azione che, di fronte ai problemi di riorganizzazione della sanità, finisce sempre per gravare sui cittadini. Si richiama spesso il tema dei costi energetici, ma perché in questa regione è così difficile, per una politica che interviene con facilità sulle addizionali, aprire una discussione sui dividendi delle multiutility che operano nel settore energetico e che incidono direttamente sulle bollette degli utenti", si chiede ancora Borghetti.
Anche il centrodestra contesta il 'racconto' della giunta de Pascale sul ritorno al pareggio di bilancio in sanità nel 2026, dopo il deficit da quasi 200 milioni di euro maturato due anni fa. "Quando chiedemmo il commissariamento tecnico dell'assessorato alla sanità fummo accusati di allarmismo- ricorda la capogruppo Fdi Marta Evangelisti- oggi, però, il presidente ci dà ragione: non era allarmismo, ma una valutazione puntuale sulla voragine dei conti regionali". La meloniana quindi precisa: "Tutti auspichiamo il pareggio di bilancio entro fine anno, ma va evidenziato come si è arrivati a questo risultato. Attraverso una manovra fiscale pesante sui cittadini, senza assumersi la responsabilità politica delle gestioni precedenti che hanno generato il buco, dimostrando tutta la fragilità del presunto modello virtuoso emiliano-romagnolo". I ticket sui farmaci, ragiona Evangelisti, "hanno prodotto gettito, ma anche effetti negativi, spingendo molti cittadini a rinunciare alle cure. Questo non è un risultato di cui essere orgogliosi". In sostanza, critica la meloniana, "si è scelto di raggiungere il pareggio aumentando la pressione fiscale", mentre bisognava ridurre "sprechi e inefficienze di un sistema sanitario in difficoltà, tra milioni di ticket non riscossi e misure controproducenti e costosissime come i Cau. Pareggiare i conti senza tagliare gli sprechi è una scelta miope: il rischio è ritrovarsi nuovamente in difficoltà nel giro di poco tempo". Fdi, ricorda ancora Evangelisti, "aveva proposto una commissione d'inchiesta sulla sanità regionale, poi bocciata. Sarebbe stata un'occasione per fare chiarezza e individuare soluzioni condivise. Si è invece preferito evitare il confronto" e ora "de Pascale dovrebbe intervenire sugli sprechi e riconoscere il contributo del Governo per i fondi alla sanità".
Anche per Pietro Vignali, capogruppo di Forza Italia in Regione, "non bisogna confondere le alchimie di bilancio con la realtà. Non è stato indicato come sono riusciti a riequilibrare. Di certo hanno aiutato le maggiori risorse dovute all'aumento del fondo sanitario nazionale stabilito dal Governo e vi è il fondato dubbio che i costi preventivati nel 2025 sono stati ridotti a consuntivo". L'anno scorso, infatti, il fabbisogno della sanità regionale superava di poco i 10 miliardi di euro, ricorda Vignali, mentre per il 2026 sale a 10,2 miliardi. Quindi "121 milioni in più- calcola l'azzurro- un incremento della spesa dell'1,21%. Nel frattempo, il Fondo sanitario nazionale è stato portato a 143,1 miliardi di euro, con un aumento di circa 6,6 miliardi rispetto al 2025, una crescita del 4,8%. Un dato che rende ancora più necessario fare chiarezza su come vengono utilizzate le risorse a livello regionale. Se la narrazione di de Pascale fosse vera, l'Emilia-Romagna ha avuto da Roma un 3,6% di risorse in più da spendere. Se così fosse, sarebbe stato più giusto aggredire le liste d'attesa". Quanto all'aumento del Fondo regionale per la non autosufficienza, "viene presentato come un risultato politico- contesta Vignali- ma deriva da scelte già adottate lo scorso anno attraverso pesanti sacrifici chiesti a cittadini e imprese: aumento Irap, addizionale Irpef, bollo auto e introduzione del ticket sui farmaci". Per il 2027 è già previsto un ulteriore incremento di circa 25 milioni, ma anche in questo caso reso possibile "dall'aumento della pressione fiscale regionale- insiste il capogruppo FI- nel 2026 gli emiliano-romagnoli verseranno circa 450 milioni di euro in più tra tasse, imposte e balzelli regionali"












