Rissa in centro con accoltellamento, condannato l'unico maggiorenne
Si è concluso questa mattina (mercoledì) il processo per tentato omicidio in concorso a carico dell'unico maggiorenne che il 17 marzo del 2024 prese parte, secondo l'accusa, all'accoltellamento di un 17enne riminese, avvenuto a Rimini, tra via Cairoli e via Giordano Bruno. Il gup di Rimini, Alessandro Capodimonte, ha condannato l'oggi 21enne, difeso dall'avvocato Carlo Alberto Zaina, a 2 anni e 4 mesi di reclusione, pena sospesa, con rito abbreviato, a fronte di una richiesta del pm Paola Bonetti a 6 anni e 2 mesi. Riconosciuta l'attenuante del reato diverso da quello voluto da uno dei concorrenti. L'imputato, che ha sempre negato di aver sferrato dei colpi al minore, dovrà inoltre risarcire la parte offesa, costituitasi parte civile attraverso l'avvocato Flavio Moscatt, con una provvisionale di 8mila euro.
Insieme all'ora 19enne, che ebbe un ruolo marginale nell'aggressione, anche altri quattro minorenni, tutti riminesi (tranne un rumeno) e tutti tra i 15 e i 17 anni, comparsi la scorsa settimana davanti al tribunale per i minorenni di Bologna. I loro difensori hanno chiesto la messa alla prova e il giudice ha rinviato la decisione a settembre.
La Squadra Mobile di Rimini era risalita agli aggressori grazie alle telecamere di videosorveglianza e ad alcune testimonianze. Il banale screzio tra due gruppetti di minorenni, poi degenerato in pestaggio e accoltellamento, sarebbe nato sui social. Ad accoltellare il 17enne riminese all'addome fu un 15enne, difeso dall'avvocato Cristian Brighi, che una volta identificato ammise le proprie responsabilità. Due i fendenti potenzialmente mortali. Quando il minorenne fu soccorso, le sue condizioni apparvero fin da subito gravi. Le ferite all'addome, infatti, furono talmente profonde che lasciavano intravedere l'intestino. A salvarlo i medici dell'ospedale Bufalini di Cesena, che lo operarono d'urgenza.











