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la sentenza

Raggira due sorelle orfane e fa sparire 100mila euro: condannato amico di famiglia

In foto: il tribunale di Rimini
il tribunale di Rimini
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura 3 min
Lun 28 Ott 2024 17:33 ~ ultimo agg. 1 Giu 23:31
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Assolto per esercizio abusivo della professione, condannato invece per appropriazione indebita nei confronti di due ragazze, residenti a Rimini, rimaste orfane della madre, deceduta nel 2017 in un tragico incidente stradale. L’imputato, un 59enne riminese che con la madre delle giovani aveva avuto una relazione sentimentale, era accusato di aver fatto sparire dai conti delle sorelle circa 100mila euro. E proprio quei 100mila euro sono la somma che dovrà loro risarcire per ottenere la sospensione della pena a un anno di reclusione. Così ha disposto il giudice monocratico del tribunale di Rimini.

Le due sorelle, che all’epoca avevano 18 e 17 anni, si ritrovarono improvvisamente sole, travolte da un terribile lutto. In loro soccorso arrivò il 59enne riminese, ex assicuratore, un tempo appunto legato sentimentalmente alla madre, che si offrì di aiutarle a districarsi nel marasma di cavilli delle pratiche assicurative e a sbrigare una serie di adempimenti burocratici. Un gesto che, secondo l’accusa, sarebbe servito per carpire la loro fiducia e impossessarsi in maniera non esattamente limpida di una parte del patrimonio ottenuto dalle due giovani dopo la perdita della madre. Entrambe, infatti, furono risarcite con 760mila euro a testa. Un bel gruzzolo che nel triennio 2017-2019 sarebbe diminuito a causa delle movimentazioni sospette operate dall’uomo, che aveva accesso ai loro conti correnti.

Attraverso accurate indagini, la Guardia di finanza di Rimini ha contestato al 59enne, che avrebbe agito in forza dei poteri di delega, l’appropriazione indebita di 95 mila euro alla sorella maggiore e 71 mila euro alla minore, per un totale di 165 mila, somma che poi il giudice ha ridefinito in 100mila euro. Le due giovani, che vivono ancora a Rimini, si erano costituite parte civile nel processo attraverso il loro legale di fiducia, l’avvocato Enrico Graziosi. Il 59enne riminese, che dovrà risarcire le sorelle entro cinque anni dal passaggio in giudicato della sentenza, non era presente alla lettura della sentenza. In aula c’era solo il suo difensore, l’avvocatessa Angelica Iannone. Pare, infatti, che l’uomo viva attualmente all’estero e torni solo saltuariamente in Italia. Assolto con formula piena, invece, dall’accusa di esercizio abusivo della professione. Per la Procura, pur non essendo iscritto all’Ordine degli avvocati e non avendo mai ottenuto l’abilitazione, l’imputato avrebbe messo in atto una serie di azioni ingannevoli, tipiche appunto della professione forense, come sottoscrivere l’atto di quietanza rilasciato dalla compagnia assicurativa, autenticare le firme degli eredi, presentarsi come avvocato durante un controllo della polizia Locale e addirittura patrocinando le due sorelle davanti al tribunale di Rimini. Accuse che in aula però non hanno retto. Per conoscere le motivazioni bisognerà attendere 90 giorni.

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