Pubalgia, un problema frequente tra gli sportivi: cause, sintomi e recupero
La pubalgia è una delle cause più frequenti di dolore inguinale negli sportivi. Colpisce in particolare le persone che praticano sport che prevedono corsa, cambi di direzione, salti e gesti ripetuti ad alta intensità, come il calcio, il running, il tennis o il padel. Non si tratta però di una singola patologia, bensì di una sindrome clinica complessa, che può avere origini e manifestazioni molto diverse tra loro.
Nella maggior parte dei casi la pubalgia è legata a un sovraccarico funzionale: microtraumi ripetuti nel tempo che portano a una sofferenza di muscoli, tendini o strutture ossee nella regione pubico-inguinale. Alcuni gesti sportivi, come il calcio della palla con l’interno del piede, aumentano la tensione sugli adduttori e sulla loro inserzione al bacino, favorendo l’insorgenza del dolore.
Con il termine “pubalgia” vengono in realtà descritte numerose condizioni diverse. Si può andare da una semplice tendinopatia degli adduttori a vere e proprie lesioni muscolari, fino a problematiche dell’osso pubico, della parete addominale (come le ernie inguinali) o a dolori riferiti dall’anca e dalla colonna vertebrale. In alcuni casi è fondamentale escludere anche cause non muscolo-scheletriche, come patologie urologiche o gastrointestinali.
Il sintomo principale è il dolore, localizzato all’inguine o in sede pubica, che può interessare uno o entrambi i lati. Nelle fasi iniziali tende a diminuire con il riscaldamento, mentre negli stadi più avanzati può diventare continuo e limitare anche i movimenti quotidiani più semplici. Proprio per la varietà delle cause, prima di eseguire esami strumentali è sempre indicata una valutazione medica specialistica, affiancata da un’analisi funzionale accurata.
La diagnosi si basa su una raccolta dettagliata della storia clinica, sull’esame obiettivo e, quando necessario, su indagini come ecografia, risonanza magnetica o radiografie. È fondamentale individuare eventuali fattori predisponenti, come squilibri muscolari, alterazioni posturali, differenze di lunghezza degli arti inferiori o problemi meccanici del bacino e della colonna vertebrale. Anche elementi esterni, come calzature inadeguate, superfici di allenamento non idonee o errori nella gestione dei carichi di lavoro, possono giocare un ruolo determinante.
Il trattamento della pubalgia varia in base alla causa. Nella maggior parte dei casi l’approccio è conservativo e prevede una combinazione di cure mediche e fisioterapiche.
L’obiettivo iniziale è il controllo del dolore e dell’infiammazione, attraverso terapie fisiche strumentali, crioterapia e, quando indicato, trattamenti infiltrativi. Tuttavia, la scomparsa del dolore non rappresenta il traguardo finale.
Il percorso riabilitativo deve essere progressivo e mirato al recupero della funzione. In Isokinetic il recupero è strutturato in cinque fasi e si sviluppa in tre ambienti diversi: piscina, palestra e campo.
Si parte dal recupero della mobilità del bacino e della flessibilità muscolare, per poi passare al rinforzo del core, degli adduttori e degli addominali, con grande attenzione alla qualità del movimento. Successivamente si lavora sulla coordinazione e sul controllo neuromotorio, correggendo eventuali compensi che potrebbero favorire recidive.
L’ultima fase è dedicata al rientro allo sport, con esercizi specifici sul campo: corse, cambi di direzione e gesti tecnici. Il monitoraggio dei carichi di lavoro, anche tramite sistemi GPS, permette di condividere dati oggettivi con preparatori e allenatori e di garantire un ritorno all’attività in sicurezza.
Solo in una minoranza di casi, in presenza di problematiche strutturali della parete addominale, può essere indicato un trattamento chirurgico.
Ancora più importante, però, è la prevenzione: programmi di allenamento ben strutturati, esercizi di forza e flessibilità inseriti nella routine settimanale e test come il test M.A.T. (Test di valutazione del movimento) possono ridurre significativamente il rischio di sviluppare pubalgia.
Intervenire precocemente, con una diagnosi corretta e un percorso riabilitativo adeguato, è la chiave per evitare che il dolore diventi cronico e per consentire all’atleta di tornare a muoversi e a fare sport senza limitazioni.
Roberto Acquaviva
Direttore Isokinetic Rimini
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