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Di Roberto Acquaviva

Pubalgia, un problema frequente tra gli sportivi: cause, sintomi e recupero


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In foto: Roberto Acquaviva, direttore Isokinetic Rimini
Roberto Acquaviva, direttore Isokinetic Rimini
di Icaro Sport   
Tempo di lettura 4 min
Ven 30 Gen 2026 09:45 ~ ultimo agg. 09:59
Tempo di lettura 4 min

La pubalgia è una delle cause più frequenti di dolore inguinale negli sportivi. Colpisce in particolare le persone che praticano sport che prevedono corsa, cambi di direzione, salti e gesti ripetuti ad alta intensità, come il calcio, il running, il tennis o il padel. Non si tratta però di una singola patologia, bensì di una sindrome clinica complessa, che può avere origini e manifestazioni molto diverse tra loro.

Nella maggior parte dei casi la pubalgia è legata a un sovraccarico funzionale: microtraumi ripetuti nel tempo che portano a una sofferenza di muscoli, tendini o strutture ossee nella regione pubico-inguinale. Alcuni gesti sportivi, come il calcio della palla con l’interno del piede, aumentano la tensione sugli adduttori e sulla loro inserzione al bacino, favorendo l’insorgenza del dolore.

Con il termine “pubalgia” vengono in realtà descritte numerose condizioni diverse. Si può andare da una semplice tendinopatia degli adduttori a vere e proprie lesioni muscolari, fino a problematiche dell’osso pubico, della parete addominale (come le ernie inguinali) o a dolori riferiti dall’anca e dalla colonna vertebrale. In alcuni casi è fondamentale escludere anche cause non muscolo-scheletriche, come patologie urologiche o gastrointestinali.

Il sintomo principale è il dolore, localizzato all’inguine o in sede pubica, che può interessare uno o entrambi i lati. Nelle fasi iniziali tende a diminuire con il riscaldamento, mentre negli stadi più avanzati può diventare continuo e limitare anche i movimenti quotidiani più semplici. Proprio per la varietà delle cause, prima di eseguire esami strumentali è sempre indicata una valutazione medica specialistica, affiancata da un’analisi funzionale accurata.

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La diagnosi si basa su una raccolta dettagliata della storia clinica, sull’esame obiettivo e, quando necessario, su indagini come ecografia, risonanza magnetica o radiografie. È fondamentale individuare eventuali fattori predisponenti, come squilibri muscolari, alterazioni posturali, differenze di lunghezza degli arti inferiori o problemi meccanici del bacino e della colonna vertebrale. Anche elementi esterni, come calzature inadeguate, superfici di allenamento non idonee o errori nella gestione dei carichi di lavoro, possono giocare un ruolo determinante.

Il trattamento della pubalgia varia in base alla causa. Nella maggior parte dei casi l’approccio è conservativo e prevede una combinazione di cure mediche e fisioterapiche.

L’obiettivo iniziale è il controllo del dolore e dell’infiammazione, attraverso terapie fisiche strumentali, crioterapia e, quando indicato, trattamenti infiltrativi. Tuttavia, la scomparsa del dolore non rappresenta il traguardo finale.

Il percorso riabilitativo deve essere progressivo e mirato al recupero della funzione. In Isokinetic il recupero è strutturato in cinque fasi e si sviluppa in tre ambienti diversi: piscina, palestra e campo.

Si parte dal recupero della mobilità del bacino e della flessibilità muscolare, per poi passare al rinforzo del core, degli adduttori e degli addominali, con grande attenzione alla qualità del movimento. Successivamente si lavora sulla coordinazione e sul controllo neuromotorio, correggendo eventuali compensi che potrebbero favorire recidive.

L’ultima fase è dedicata al rientro allo sport, con esercizi specifici sul campo: corse, cambi di direzione e gesti tecnici. Il monitoraggio dei carichi di lavoro, anche tramite sistemi GPS, permette di condividere dati oggettivi con preparatori e allenatori e di garantire un ritorno all’attività in sicurezza.

Solo in una minoranza di casi, in presenza di problematiche strutturali della parete addominale, può essere indicato un trattamento chirurgico.

Ancora più importante, però, è la prevenzione: programmi di allenamento ben strutturati, esercizi di forza e flessibilità inseriti nella routine settimanale e test come il test M.A.T. (Test di valutazione del movimento) possono ridurre significativamente il rischio di sviluppare pubalgia.

Intervenire precocemente, con una diagnosi corretta e un percorso riabilitativo adeguato, è la chiave per evitare che il dolore diventi cronico e per consentire all’atleta di tornare a muoversi e a fare sport senza limitazioni.

Roberto Acquaviva
Direttore Isokinetic Rimini

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rimini@isokinetic.com
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