Picchia la compagna e la obbliga a coprire i lividi col trucco, chiesti 9 anni
Nove anni di reclusione. E' la richiesta di condanna, in primo grado, per un 27enne riminese, a processo per maltrattamenti in famiglia aggravati e lesioni aggravate nei confronti della compagna di 22 anni e della figlioletta di quasi due, costrette a vivere con la paura di essere uccise. Molteplici gli episodi di violenza raccontati dalla giovane ai carabinieri di Riccione, che nel febbraio scorso avevano eseguito la misura cautelare della custodia in carcere per l'imputato, tutt'ora detenuto. Le minacce di morte, le percosse e le violenze psicologiche erano iniziate quando la giovane era incinta della figlia. Dopo la sua nascita, sono addirittura aumentate.
L'uomo, marcio di gelosia, non perdeva occasione per denigrare la compagna. Bastava un nonnulla perché perdesse il controllo e sfogasse tutta la sua rabbia sulla madre della bambina. Come quando, dopo averla presa a schiaffi al termine di un litigio, la costrinse a truccarsi per coprire i lividi prima dell'arrivo dei carabinieri. La 22enne ha sopportato per due anni urla, insulti, spintoni, pugni e mani al collo. Ma anche vestiti tagliati e arredi danneggiati. Durante i suoi scatti d'ira, il compagno se la prendeva anche con la figlioletta - che all'epoca aveva 18 mesi -, sollevata in un'occasione per il collo e scaraventata sul letto perché continuava a piangere: "Se non smetti ti ammazzo", fu la frase pronunciata dal genitore. Mamma e figlia, assistite dall'avvocato Giorgio Bartolotti, sono ricorse anche alle cure del pronto soccorso, come provano i referti ospedalieri che indicano contusioni e traumi multipli guaribili rispettivamente in 10 e 7 giorni.
Oggi (martedì) il pubblico ministero Luca Bertuzzi ha chiesto per l'imputato, difeso dall'avvocato Gilberto Martinini, una condanna esemplare. La sentenza è stata fissata il 19 maggio.











