Piano arenile, ok a variante: terrazze, piscine scoperte e destagionalizzazione
Più terrazze (senza barriere architettoniche), anche per chi ha un pubblico esercizio, e piscine scoperte fino a 100 metri quadrati con profondità massima a 180 centimetri. No, invece, alla copertura invernale di piscine e altre strutture sportive. Sono alcune delle novità, presentate in commissione e ora approvate del Consiglio comunale, contenute nella variante al nuovo piano dell'Arenile di Rimini (17 voti favorevoli, cinque contrari e sette astenuti). Il provvedimento, spiega l'amministrazione, "non tocca gli obiettivi strategici né il dimensionamento generale del piano del 2025, ma introduce una serie di correttivi pensati per accompagnare la fase transitoria fino all'assegnazione delle nuove concessioni balneari e per rendere il litorale più competitivo lungo tutto l'arco dell'anno". La variante punta infatti sulla destagionalizzazione, disciplinando meglio gli allestimenti temporanei estivi e invernali e incentivando l'uso di strutture provvisorie per attività fuori stagione, dando la possibilità agli operatori di avere più spazi per i pubblici esercizi in cambio di una quota di superficie coperta. Per le microaggregazioni sono previste nuove premialità, senza incremento delle superfici edificabili complessive, come appunto quella delle terrazze e le piscine. Il Piano aggiunge più flessibilità progettuale sui campi edificatori e istituisce una nuova area ombreggio per attrezzature sportive da spiaggia a basso impatto visivo, e chiarisce le regole per le attività già riqualificate del litorale nord e per la distribuzione degli spazi nelle spiagge libere, aggiunge il Comune. Infine si aggiorna il piano sulle opere pubbliche e il Piano di Salvaguardia della Balneazione e la pianificazione sovraordinata più recente in materia di rischio idraulico e ambientale, correggendo anche alcune imprecisioni cartografiche e normative. Sono anche stati recepiti i contributi di enti gestori e soggetti competenti.
La sintesi dell'intervento in aula del sindaco Jamil Sadegholvaad
Credo sia necessario focalizzare meglio come e in che modo questo atto si colloca nell'ambito delle strategie di quella che chiamiamo 'visione' o 'sviluppo' della città. Per non focalizzare il dibattito esclusivamente sulla domanda ‘piscine sì/piscine no’.
Guardate, le impostazioni ideologiche mi interessano poco. Invece le idee mi interessano molto di più, soprattutto quando si fanno sintesi ed equilibrio di tutte le componenti di una comunità. Quello che non mi convince è la tentazione di vivere con la testa costantemente girata al passato.
Sicuramente in passato ci sono state tante cose positive ma io non credo che la Rimini di oggi sia peggiore rispetto a quella dei decenni scorsi. Anzi. Per un amministratore equilibrio significa avanzare proposte e progetti che tengano assieme presente e futuro. Non è facile, ma a questo si deve tendere. La variante che discutiamo stasera rientri nella ricerca di questo range equilibrato. E’ un atto che vuole continuare a garantire l’attrattività turistica di Rimini. A volte leggo opinioni di chi pensa che il turismo a Rimini riguardi solo bagnini, albergatori e ristoratori della zona mare. In realtà sappiamo che non è così: il PIL della nostra provincia dipende in maniera consistente dal turismo, così come l’occupazione di decine di migliaia di donne e uomini. Da questo punto di vista essere al passo con le esigenze e le evoluzioni del turismo nazionale e internazionale diventa strategico per il tessuto sociale, economico ed occupazionale. Oggi il viaggiatore ha a disposizione l’universo mondo per la scelta della destinazione della vacanza.
La prendo un po' larga per dire che compito inderogabile di ogni livello di governo è mantenere e creare un equilibrio tra presente e futuro, tra sviluppo e sostenibilità, tra i nostri desideri individuali e le necessità collettive. Equilibrio. E appunto nel range dell'equilibrio si colloca la variante al piano dell'arenile che discutiamo questa sera. dinamismo, capacità di continuo adattamento e in definitiva successo. Per questo il nuovo spiaggia è un altro tassello del puzzle che comprende PSBO, Parco del Mare, perfino i nuovi musei in centro, le piste ciclabili, gli asili gratis e il calo del debito pubblico comunale. Non c'entra? A mio parere si perché i progressi fatti da Rimini sul fronte non tanto e non solo strettamente ambientale ma di una articolata 'ecologia di comunità' dimostra che il senso anche di un singolo atto amministrativo deve essere letto in un contesto più ampio e veritiero.
1. IL PSBO: NUOVI DATI
Per questo comincio con il PSBO. Il 2026 è stato l'anno in cui Rimini, dopo 15 anni, è tornata a fregiarsi della Bandiera Blu FEE. Non sto qui a farla lunga: Rimini è tornata a richiedere il prestigioso riconoscimento ambientale quando ormai sta giungendo al completamento il Piano di salvaguardia di Balneazione, 250 milioni di euro investiti per eliminare gli sforatori a mare che, in precedenza, ad ogni evento metereologico di una certa consistenza riversavano in mare tonnellate di acque reflue.
Nessuno o quasi ha fatto caso che quest’estate, estate tra le più calde se non la più calda degli ultimi decenni, i divieti di balneazione sono stati sinora pochissimi. Manca ancora un mese alla fine della stagione ma da maggio ad oggi sono stati appena 7 su tutto l’arco costiero di competenza del Comune di Rimini. Quest’anno pochi eventi piovosi oltre i 5 e i 10mm di pioggia? Certo ma per avere una comparazione più esatta del lavoro fatto con il PSBO raffrontiamo i dati 2014 e 2025: a fronte degli stessi eventi piovosi oltre i 5 mm (23) si è passati da 183 a 39 divieti di balneazione. Di più: prendendo il solo dato dello scarico Rimini Ausa, l’intervento più radicale e costoso, si è passati negli stessi anni da 16 a 0 divieti di balneazione.
Ora, il PSBO è una misura per far guadagnare i bagnini o il nostro comparto turistico? Oppure è una misura radicalmente ambientalista, visto che in questi numeri sta esattamente la differenza tra la malattia e la salute del mare che sta davanti alla nostra costa? Semplicemente il PSBO appartiene al presente e al futuro di tutta la comunità che se ne giova e non a questa o quella bandierina ideologica.
2. IL PARCO DEL MARE E LA ‘MODA’ DELLA DEPAVIMENTAZIONE
Lo stesso discorso per il Parco del Mare. 11 km di pedonalizzazione di un waterfront che prima era esattamente come la Statale Marecchiese nelle ore di punta. Se prima lì faticavi perfino ad attraversare la strada per andare al mare (ricordate che pochi anni fa due turiste dell’Est vennero investite e uccise da un camioncino che transitava davanti al Bagno 42?) e lo smog in certi momenti annullava anche l’effetto iodio, adesso lì c’è uno spazio che improvvisamente è diventato una nuova e lunga piazza dove si riversano ogni giorno dell’anno migliaia di residenti e turisti. Adesso si va un gran parlare di ‘depavimentazione’ (o desealing) e di ‘rinaturalizzazione’. Alcuni Comuni annunciano che il tema sarà assunto nei futuri piani urbanistici ma Rimini lo ha già fatto su un pezzo strategico, per dimensione e prestigio, della città. Grazie alla realizzazione del Parco del Mare sud sono stati resi permeabili, e dunque depavimentati, 93mila metri quadrati di superficie prima cementata e quindi impermeabile, aumentando quindi la capacità di assorbimento delle acque, diminuendo la possibilità di allagamenti e riducendo il rischio che si possano creare isole di calore. Le alberature sono passate da 667 a a 1.191. Abbiamo fatto tutto questo per i locali che si affacciano sul Parco del Mare? Abbiamo innalzato il livello del waterfront per permettere di sorseggiare lo spritz da una posizione più alta oppure come misura contro il climate change e la potenziale ingressione in area urbana delle acque marine? Equilibrio. Compito di chi governa non è distruggere, privilegiare un interesse rispetto ad un altro ma cercare di ottemperare alle istanze diffuse attraverso progetti che migliorino la qualità e il benessere di tutta la comunità. Almeno questo intendo io per governare una città.
Potrei fare mille altri esempi. I 202 km di piste ciclabili che attualmente connettono Rimini ed erano la metà una decina di anni fa. Il Metromare come sistema di trasporto pubblico e la seconda tratta verso la Fiera. Gli sforamenti da PM10 che si sono dimezzati in città dal 2009 ad oggi. Gli alberghi annuali che da 150 sfiorano oggi i 500 in un arco trentennale, con tutto ciò che significa questo in termini di occupati, progetti di vita, destagionalizzazione intesa come strumento per distribuire i picchi turistici pressoché ingestibili e caotici di quando la stagione durava 3 mesi o poco più.
3. LA VARIANTE AL PIANO DELL’ARENILE
Magari non pare, ma tutto ciò ha un ruolo nella discussione che facciamo questa sera. Perché l’arenile che disegniamo mette assieme più affluenti e soprattutto entra in diretta connessione con una modernità fatta di nuove abitudini, di nuovi modi di stare in spiaggia anche in considerazione del mutamento del clima. Ancora oggi si legge da qualche parte che ‘adesso la gente non sta più in spiaggia per tutto il giorno come prima’. Che scoperta! Ormai da molti anni è così. Il mondo fatto del monopolio obbligato spiaggia/discoteca/vacanza lunga è finito non anni ma decenni fa. Mi tocca leggere ancora di ‘vacanza mordi e fuggi’ in senso spregiativo quando ormai lo sanno anche i sassi che il viaggiatore sceglie ormai costantemente di spalmare i suoi periodi di relax lungo tutto l’anno e non come fino agli anni 80, anzi Settanta, in cui tutte le fabbriche del Nord chiudevano assieme nel mese di agosto e tutti si riversavano nello stesso momento lungo la nostra Riviera. Non possiamo guardare al mondo con la testa rivolta al passato pensando che tutto un tempo fosse bello e giusto. Oggi in spiaggia non stai più otto ore: non solo a Rimini ma anche sulla riviera romagnola, in tutto il mondo. Semmai l’esigenza che viene avanti è quella di vivere la spiaggia per un arco orario più ampio: di primo mattino e la sera. Cosa facciamo? Continuiamo a rimpiangere il tempo che fu o cominciamo a guardare a un nuovo modo non di sfruttare ma di vivere questo spazio unico e meraviglioso?
L’atto di stasera approfondisce e migliora alcuni aspetti del Piano dell’arenile approvato esattamente un anno fa, nella direzione di incrementare ulteriormente il rapporto tra sostenibilità e sviluppo di questo luogo. In tal senso le misure previste danno più respiro alle mutate esigenze del visitatore che non vive più la spiaggia nelle sole ore diurne e che si orienta sempre più verso forme diverse di vivere la spiaggia. Comprese terrazze sugli stabilimenti e le piscine. Preciso: biopiscine. Su questo mi soffermo un attimo. Per punti:
Un giornale ha scritto: Rimini rompe un tabù. Peccato che quello che a Rimini è considerato un tabù lo avessero rotto da anni Riccione, Misano e molte altre località balneari d’Italia e del mondo.
Sono temporanee e reversibili. Le piscine vengono concepite non come manufatti edilizi autonomi, bensì come elementi integrati nello spazio aperto, caratterizzati da forme naturali, cromie analoghe a quelle della sabbia e soluzioni costruttive capaci di ridurne al minimo l'impatto e la percezione visiva. Le Norme Tecniche di Attuazione prevedono, infatti, che le piscine siano realizzate senza cemento armato, impiegando tecnologie totalmente reversibili e pavimentazioni in resina o materiali dalle colorazioni naturali (color sabbia). È espressamente esclusa la presenza di scivoli, giochi d'acqua o altri elementi architettonici incongrui rispetto al carattere della spiaggia. Infine, gli impianti tecnologici dovranno essere completamente incorporati all'interno dei manufatti già esistenti; non sono consentiti sistemi di chiusura che comportino aumenti di volume, ma esclusivamente coperture a raso o soluzioni di protezione in grado di garantire sicurezza, decoro e continuità visiva.
Ogni biopiscina va obbligatoriamente realizzata a scomputo dell’edificato già esistente. Significa che se fai una piscina deve togliere la stessa quantità di volume dall’edificato esistente. Dunque se già il Piano dell’arenile prevede una riduzione del costruito pari al 10 per cento, con la realizzazione potenziale delle biopiscine si potrà arrivare a una riduzione dei volumi, e dunque del cemento, rispetto all’esistente pari al 22 per cento della superficie.
Possono fare le piscine due singole concessioni che si mettono assieme per una microaggregazione ma due microaggregazioni. Non è la stessa cosa
Ritengo la soluzione del riempimento con acqua salata sicuramente più suggestiva e sostenibile. Non v’è dubbio. Ad oggi dagli incontri fatti con i tecnici è emersa la difficile praticabilità di questa soluzione. Stasera si volta l’assunzione della variante, cominciando un iter amministrativo che quindi prevede pubblicazione, fase di osservazioni e controdeduzioni, passaggio al CUAV e quindi approvazione definitiva in consiglio comunale. In questo percorso non solo nulla vieta ma mi prendo stasera formale impegno di valutare e approfondire tutti gli aspetti tecnici e di fattibilità ambientale delle biopiscine riempite con acqua salata. Ripeto, è una soluzione molto complessa perché incrocia il problema della captazione delle acque marine con impianti fissi, la realizzazione del reticolo di condotte sotto la sabbia e la diluzione in fognatura delle acque di ricambio perché quelle salate hanno bisogno di trattamenti e prescrizioni speciali. Comunque verificheremo e approfondiremo tutti gli aspetti tecnici nelle prossime settimane e nei prossimi mesi durante il cammino e i passaggi che dovranno portarci alla conclusione dell’iter amministrativo.
Voglio infine ringraziare l’assessore Ridolfi, la giunta i tecnici, i consiglieri di maggioranza e minoranza per il lavoro svolto e la civiltà della discussione di questa sera.










