Per il riminese Paolucci (dir. Musei Vaticani) cittadinanza onoraria Urbino
Nato a Rimini da genitori urbinati, Paolucci è stato anche soprintendente a Venezia, a Verona e per il Polo Museale Fiorentino. “Bentornato tra di noi” gli ha detto il sindaco Franco Corbucci consegnandogli le chiavi della città e una riproduzione grafica dei simboli araldici dei Montefeltro, come riconoscimento per la valorizzazione e la tutela del patrimonio storico e artistico italiano e di Urbino in particolare. L’ex ministro si è detto “emozionato e commosso”. “Nel 1928 – ha ricordato – mio padre lasciò Urbino per aprire una bottega di antiquariato nel centro di Rimini, ed è per questo che l’arte antica l’ho sentita nell’aria da sempre”. A Urbino tuttavia Paolucci è “sempre ritornato, e con grande soddisfazione nel 2001”, quando il Dittico di Federico da Montefeltro e Battista Sforza di Piero Della Francesca fu esposto a Palazzo Ducale, e “i Duchi tornarono, almeno per qualche mese, a casa loro”. Poi Paolucci si è soffermato sulla città ideale tracciando una sorta di geografia dell’anima: “a Urbino – ha detto – si deve arrivare da Sant’Angelo in Vado, dalla statale che passa per Bocca Trabaria, in modo da trovarsi i Torricini di fronte”. “Ai miei studenti – ha ricordato – spiegavo sempre che per capire Urbino bisogna entrare a Palazzo Ducale e fermarsi a guardare la Flagellazione di Piero Della Francesca. Poi passeggiare dentro il palazzo, dove le architetture si moltiplicano in una serie di sale dai nomi straordinari, della Iole, dei Melograni, ecc., Quindi guardare fuori dalle finestre, per vedere una città che si sviluppa melodiosa come le architetture del palazzo stesso. Infine salire fino ai meravigliosi belvederé”. “Occorre osservare bene il paesaggio che circonda Urbino – é stata l’esortazione dell’ex ministro – e il modo con cui si é riusciti a conservarlo. Il paesaggio marchigiano più bello infatti è quello dell’interno, con le sue colline, le strade bianche, le case coloniche. Un paesaggio rurale civile e colto, in una regione dove non esiste una vera e propria capitale, ma tante capitali. E la civiltà delle piccole capitali si rispecchia nelle campagne, o nel Palazzo Ducale, salvato e valorizzato in modo perfetto”. (Ansa)












