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Padel, lo sport per tutti? Quando il campo mette alla prova muscoli e tendini


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In foto: Padel (immagine realizzata con Chatgpt)
Padel (immagine realizzata con Chatgpt)
di
Icaro Sport
   
Tempo di lettura 4 min
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Negli ultimi anni il padel ha vissuto un’esplosione senza precedenti. Campi che nascono ovunque, tornei amatoriali ogni settimana, giocatori di ogni età che si avvicinano a questo sport convinti che sia semplice, divertente e soprattutto “alla portata di tutti”. Ed è proprio questa percezione a rappresentare uno dei suoi principali punti di forza, ma anche una delle sue insidie.

Il padel viene spesso vissuto come uno sport accessibile, meno tecnico e meno faticoso rispetto al tennis, ideale anche per chi non ha una grande esperienza sportiva alle spalle.

In realtà, dietro a scambi rapidi e partite apparentemente leggere, si nasconde un’attività che richiede buona preparazione muscolare, coordinazione e una base aerobica adeguata, soprattutto se praticata con continuità.

Un impegno fisico spesso sottovalutato

Dal punto di vista fisiologico, il padel è uno sport intermittente ad alta intensità. Alterna fasi di recupero a scatti improvvisi, accelerazioni, arresti bruschi e cambi di direzione continui. Il coinvolgimento muscolare è globale: arti inferiori, core, spalla, avambraccio e mano lavorano in modo coordinato e ripetitivo.

Il problema nasce quando il corpo non è più abituato a sostenere questi carichi. Molti giocatori si avvicinano al padel in età adulta, spesso dopo anni di sedentarietà o con una storia sportiva discontinua. In questi casi si tende a dare per scontata una forza fisica che non è più presente, o che quantomeno non è più adeguata alle richieste del gioco.

Con l’avanzare dell’età, infatti, diminuiscono forza muscolare, elasticità dei tessuti e capacità di recupero. Se a questo si aggiunge un’attività sportiva intensa, praticata senza una preparazione specifica, il rischio di sovraccarico aumenta in modo significativo.

Gli infortuni più frequenti: cosa emerge dagli studi

La letteratura scientifica più recente, inclusi studi pubblicati su PubMed, conferma che gli infortuni nel padel non sono rari, soprattutto tra i giocatori amatoriali. Le lesioni più frequentemente registrate non sono traumatiche acute, ma muscolari e tendinee, legate a carichi ripetuti e recupero insufficiente.

Tra le lesioni muscolari, risultano particolarmente coinvolti:
- i muscoli del polpaccio, sottoposti a continue sollecitazioni durante scatti e ripartenze;
- la muscolatura della spalla e della cintura scapolare, impegnata in colpi sopra la testa e volée ripetute;
- i muscoli dell’avambraccio, chiamati a controllare la racchetta in ogni gesto tecnico.

Accanto alle lesioni muscolari, sono molto frequenti le patologie tendinee, in particolare a carico del gomito e del tendine d’Achille. In questi casi il dolore non nasce da un singolo evento traumatico, ma da una progressiva incapacità del tendine di adattarsi al carico imposto dal gioco.

Un discorso a parte merita la rottura del tendine d’Achille, una lesione meno comune ma particolarmente temuta. Gli studi indicano che si verifica spesso durante movimenti esplosivi come scatti improvvisi o cambi di direzione, soprattutto in soggetti tra i 25 e i 40 anni o in giocatori più maturi con tendini già indeboliti da processi degenerativi. Il padel, per la sua dinamica di gioco, può rappresentare un contesto favorevole se il tendine non è adeguatamente preparato.

Perché la prevenzione è fondamentale

Alla luce di questi dati, appare evidente come la prevenzione giochi un ruolo centrale per chi decide di praticare padel in modo continuativo. Prevenzione significa innanzitutto preparare il corpo allo sforzo, e non solo scendere in campo.

Un riscaldamento efficace dovrebbe includere:

- esercizi di attivazione muscolare per arti inferiori, spalla e avambraccio;
- mobilità articolare per spalla, gomito e caviglia;
- un graduale incremento dell’intensità prima dell’inizio della partita.

Spesso viene trascurato anche l’aspetto aerobico. Una scarsa capacità cardiovascolare porta ad affaticamento precoce, perdita di controllo dei movimenti e maggiore esposizione al rischio di infortunio, soprattutto nei momenti finali della partita, quando la fatica si accumula.

Al termine del gioco, infine, lo stretching statico e il recupero attivo diventano strumenti preziosi, in particolare per chi non è un atleta professionista e ha tempi di recupero più lunghi.

Giocare sì, ma con consapevolezza

Il padel resta uno sport straordinario per socialità e benessere, ma non va affrontato con leggerezza. La sua accessibilità non deve far dimenticare che il corpo è sottoposto a stress importanti, soprattutto quando mancano preparazione e progressione del carico.

Avvicinarsi a questo sport con maggiore consapevolezza fisica significa giocare meglio, più a lungo e con meno rischi, trasformando il padel da potenziale fonte di infortuni a vera opportunità di salute.

Roberto Acquaviva
Direttore Isokinetic Rimini

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