Operazione Mirror. La camorra sugli alberghi. Un altro caso di estorsione
‘Abbiamo preso l’albergo. C’è anche la piscina, venite a trascorrere qui le vacanze’. L’albergo in questione è l’hotel Mutacita di viale Lugano a Rimini. A pronunciare queste parole sono Giuseppe Ripoli e Massimiliano Romaniello, due camorristi che lo hanno preso in gestione e che invitano alcuni amici.
Rispetto all’insieme dell’operazione Mirror messa a segno dai carabinieri di Rimini il 29 aprile scorso, la vicenda dell’albergo ‘Mutacita’ era rimasta in secondo piano. Ma serve a rendersi conto quanto l’azione della camorra fosse precisa e puntuale nella perlustrazione della riviera romagnola per accaparrarsi sempre più attività (alberghi, bar, pizzerie) da inglobare nel patrimonio della malavita.
Il vecchio gestore della struttura, trovandosi in difficoltà e avendo un debito di 20 mila euro con Giuseppe Ripoli e Massimiliano Romaniello (clan Vallefuoco) gliela cede il 18 aprile 2013. Essendo entrambi pregiudicati, nessuno dei due avrebbe portuto intestarsi l’attività, così, trovano una testa di legno, Alfredo Forte, un pizzaiolo di Caserta, da molti anni residente a Rimini. Indagato per intestazione fittizia di beni, era solo una pedina nelle mani degli altri due, che in alcune conversazioni tra di loro avevano più volte affermato di non avere nessun problema a picchiare Forte, qualora si fosse comportato male. Gli inquirenti conoscono a fondo i soggetti dell’associazione per delinquere di stampo mafioso, la maggior parte di origini campane, dediti a estorsioni, rapine, truffe e trasferimento fraudolento di valori, stabilmente insediati in zona.
I due, Ripoli-Romaniello, avevano il controllo occulto della maggioranza delle quote delle società di gestione dei due nightclub posti sotto sequestro riconducibili a Francesco D’Agostino.
Gli imprenditori vessati venivano convinti con pestaggi, anche in pieno giorno e in luoghi pubblici (come successe a Cattolica). A capo dell’associazione a delinquere c’era Mario Cavaliere, di Nettuno, detto ‘zio Mario’, che disponeva di un pericoloso team di picchiatori pluripregiudicati, tra cui Giuseppe Ripoli, appunto, già co-indagato nell’indagine Vulcano.










