Nuovo Centro servizi pesca. Il Comune bacchettato da ANAC sulla documentazione
Per il progetto del nuovo centro servizi polivalente per la pesca e l'acquacoltura arriva il cartellino giallo dell'Autorità Nazionale Anticorruzione.
Nello specifico: documento di indirizzo alla progettazione (Dip) incompleto e inidoneo, censurabile spezzettamento degli incarichi, documentazione mancante, assenza di verifiche. Sono questi alcuni dei rilievi effettuati da Anac nei confronti del Comune di Rimini per gli affidamenti di progettazione riguardanti l’adeguamento e l’integrazione degli elaborati progettuali del centro.
Con delibera n. 521, approvata dal Consiglio di Anac del 22 dicembre 2025, l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha concluso l’istruttoria partita da una segnalazione che contestava la violazione del diritto comunitario per artificioso frazionamento in cinque lotti di un unico incarico di progettazione, operata dal Comune di Rimini.
Al termine di certosino lavoro di verifica, Anac ha constatato “l’incompletezza del documento DIP e l’inidoneità dello stesso a fornire una guida per i progettisti e per la definizione delle caratteristiche tecniche e funzionali dell’intervento”. E’ stato, poi, ritenuta “censurabile la decisione del Comune di Rimini di suddividere lo svolgimento della progettazione in più incarichi, senza riscontrare specifiche esigenze tecniche ed in assenza della ricorrenza dell’autonomia funzionale dei singoli segmenti progettuali, rilevando al contempo la violazione del divieto di artificioso frazionamento dell’appalto, di cui all’art. 14 comma 6 del codice”. “Tutto ciò – continua Anac - tenuto conto che la parcellizzazione della progettazione ha consentito di utilizzare lo strumento dell’affidamento diretto per ciascuno degli affidamenti, laddove il cumulo degli importi dei vari incarichi avrebbe determinato il superamento della soglia di rilevanza europea”.
L’Autorità ha poi confermato “il ricorrere di margini di approssimazione, tenuto conto che non risulta prodotta la documentazione afferente alle verifiche che si assumono svolte dal Comune sul possesso dei requisiti generali, non risultando, al contempo, correttamente attuato l’obbligo di verifica dei requisiti mediante l’utilizzo del FVOE”. “Inoltre, con riferimento alla comprova del ‘possesso di pregresse e documentate esperienze idonee’, non sono stati prodotti specifici riscontri documentali in merito alle verifiche svolte, a corredo di eventuali atti curriculari”.
Per questo Anac ha chiesto al Comune di Rimini “necessari correttivi al fine di conformarsi adeguatamente alla disciplina normativa di riferimento”.
L’Autorità Nazionale Anticorruzione ha sottolineato “che le stazioni appaltanti non possono limitarsi ad acquisire dichiarazioni sostitutive o il curriculum, come parrebbe avvenuto nel caso in esame da parte del Comune di Rimini. Ciò in coerenza con quanto ritenuto dall’Autorità, secondo cui l’’affidamento diretto non attribuisce alla Stazione appaltante un potere incondizionato di scelta del contraente, dovendo comunque assicurarsi che l’operatore selezionato possegga i requisiti professionali ed economici necessari e sufficienti per eseguire l’appalto a regola d’arte”.












