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Nel discorso di insediamento, Napolitano ricorda le sue parole al Meeting 2011

di Redazione   
Tempo di lettura 2 min
Lun 22 Apr 2013 17:38 ~ ultimo agg. 24 Mag 18:09
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“Parlando a Rimini a una grande assemblea di giovani nell’agosto 2011, volli rendere esplicito il filo ispiratore delle celebrazioni del 150° della nascita del nostro Stato unitario : l’impegno a trasmettere piena coscienza di “quel che l’Italia e gli italiani hanno mostrato di essere in periodi cruciali del loro passato”, e delle “grandi riserve di risorse umane e morali, d’intelligenza e di lavoro di cui disponiamo”. E aggiunsi di aver voluto così suscitare orgoglio e fiducia “perché le sfide e le prove che abbiamo davanti sono più che mai ardue, profonde e di esito incerto. Questo ci dice la crisi che stiamo attraversando. Crisi mondiale, crisi europea, e dentro questo quadro l’Italia, con i suoi punti di forza e con le sue debolezze, con il suo bagaglio di problemi antichi e recenti, di ordine istituzionale e politico, di ordine strutturale, sociale e civile.”
Parole ancora attuali dice il Presidente Napolitano nel suo discorso di insediamento.
Un discorso articolato nel quale, dopo aver rivelato la propria sorpresa per una rielezione che “mette a seria prova le mie forze”, ha avuto parole nette nei confronti dei partiti. Ha definito imperdonabile la mancata riforma elettorale e ha chiesto di mettere da parte i tatticismi. Per la definizione del futuro Governo, ha detto Napolitano, si dovrà fare i conti con tutte le forze politiche in campo nel Parlamento badando all’interesse generale del Paese e senza temere convergenze. “I partiti dovranno prendersi le loro responsabilità”, ha spiegato, ma se troverò ancora sordità, come accaduto in passato, “non esiterò a trarne le conseguenze davanti al Paese”.

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