Nei campi si lavora guardandosi le spalle. Lupi, CIA Romagna chiede interventi
In Romagna la presenza dei lupi non è più solo un problema per l'agricoltura e gli allevamenti, ma ormai chi sta in campagna "lavora nei campi guardandosi le spalle, e con apprensione esce di casa". Lo dice la Cia romagnola, citando il racconto di un socio di Ducenta, "che alle 14.30 del 6 gennaio aveva di nuovo alcuni lupi (almeno tre) a ridosso dell'azienda" mentre "nei giorni precedenti almeno altre tre volte sono stati avvistati branchi da sette e da tre". Finora nei dintorni "hanno predato nutrie, alcuni animali da affezione, qualche lepre e fagiani, ma ormai in zona non c'è più niente", mette in chiaro l'associazione, ribadendo che "le segnalazioni dei soci mettono in evidenza la preoccupazione non solo per l'incolumità del bestiame, ma anche per la propria e dei loro familiari".
Intanto alla Cia continuano ad arrivare avvisi di avvistamenti, ma anche di predazioni e attacchi, dalle colline alla pianura come ad esempio nel riminese "dove la pressione è molto alta", nel cesenate, nella zona di San Pietro in Vincoli e Ducenta nel ravennate, e anche in aree non di campagna sia del cesenate sia del ravennate. Ecco perché per Cia Romagna "è necessario trovare forme di intervento per gestirne e contenerne la presenza. A fronte di danni economici e sociali, all'abbandono dei territori montani e collinari, e al rischio anche per le persone, Cia chiede misure concrete che vadano oltre i semplici risarcimenti, attraverso una gestione attiva che riconosca, in alcune aree, il sovrappopolamento". Già nel 2018 l'associazione incontrò i prefetti sul tema "ma di risposte concrete non ne sono arrivate. Probabilmente la questione fino a questo momento è stata sottostimata, ritenendo che riguardasse solo l'agricoltura e l'allevamento, come se fosse poco o niente. Ora il problema si sta ampliando, ha travalicato il settore agricolo, diventando un problema sociale ed economico ad ampio raggio".
A livello europeo, il Consiglio ha adottato la modifica della direttiva Habitat che porta il livello di protezione del lupo da "rigorosamente protetto" a "protetto", ricorda Cia. E questo consente maggiore flessibilità agli Stati membri nella gestione delle popolazioni di lupi. Sul piano nazionale "ci sono alcuni segnali": nel giugno 2025 è stato presentato un disegno di legge per la riforma della normativa sulla fauna selvatica che introduce il principio del passaggio dalla "tutela" alla "gestione", rimarca Cia. E il testo "accoglie molte delle richieste di Cia: piani di contenimento, possibilità di autodifesa per gli agricoltori, sanzioni per chi ostacola le operazioni e un ruolo più forte delle organizzazioni agricole nella governance e nella programmazione faunistico-venatoria. Purtroppo ora l'iter è fermo per le pressioni degli animalisti, dovute a motivi ideologici e alla poca consapevolezza della situazione"












