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gli accertamenti sulla vasca

Morte di Matteo, la mamma: "Nostro figlio ucciso dalla negligenza di qualcuno"

In foto: I coniugi Brandimarti con il piccolo Matteo
I coniugi Brandimarti con il piccolo Matteo
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura 2 min
Mer 13 Mag 2026 19:54 ~ ultimo agg. 20:21
Tempo di lettura 2 min

Si è svolto nel pomeriggio (mercoledì) il sopralluogo tecnico, autorizzato dalla Procura di Rimini, all'interno della spa dell'hotel di Pennabilli dove la mattina di Pasqua perse la vita nella vasca idromassaggio il 12enne Matteo Brandimarti. Gli accertamenti sulla vasca, ancora sotto sequestro, sono stati coordinati della polizia giudiziaria e dei carabinieri della compagnia di Novafeltria. Per la Procura ha partecipato il medico legale Donatella Fedeli, che aveva eseguito l'autopsia sul piccolo Matteo, mentre per la famiglia Brandimarti, assistita dall'avvocato Umberto Gramenzi, presente il dottor Claudio Cacaci. Il sopralluogo ha visto la partecipazione anche degli avvocati delle parti, dei carabinieri e di due degli indagati per omicidio colposo: il direttore della struttura e il responsabile della manutenzione e della sicurezza.

Da una primissima ricostruzione, il consulente della famiglia avrebbe accertato una compatibilità tra le ferite e il sistema di aspirazione della vasca, pur sottolineando che bisognerà attendere la consulenza definitiva della Procura per avere un quadro tecnico completo e ufficiale. Matteo, quella mattina, sarebbe stato risucchiato dal sistema di aspirazione mentre si trovava nella vasca insieme ai familiari. Una gamba, in particolare, sarebbe rimasta incastrata nello scarico impedendogli di riemergere. Solo allo spegnimento dell'impianto, avvenuto - sembrerebbe - dopo alcuni minuti, il 12enne sarebbe stato liberato e affidato ai sanitari giunti sul posto.

E proprio la mamma di Matteo, Nicoletta Sprecacè, ha affidato ai social tutto il suo dolore per una tragedia impossibile da accettare: "Tre paia di braccia: quelle di un padre, di una madre, di uno zio si sono intrecciate in una lotta disperata. Abbiamo tirato con la forza dell'amore e del terrore, ma contro la potenza della macchina eravamo impotenti. La pompa non sentiva le mie grida, non sentiva il mio cuore straziato; la pompa continuava a fare il suo lavoro, implacabile, perché nessuno aveva pensato di installare un tasto per dirle di fermarsi - scrive la donna -. Nostro figlio non è stato vittima del caso, ma dell'indifferenza di chi ha lasciato che una piscina diventasse una trappola. Nostro figlio non è più qui. Vorrei che guardassero il fondo di quella vasca e vedessero quello che vedo io: l'assenza di mio figlio, ucciso dalla negligenza di qualcuno"

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