Minaccia la moglie con una pistola e mette i figli contro di lei: “Sono peggio di papà, ti uccido”
Un calvario durato anni. E’ quello che è stata costretta a sopportare, prima come moglie e poi come mamma, una donna di 40 anni che vive a Rimini, della quale omettiamo volutamente ogni riferimento per non renderla riconoscibile.
Costituitasi parte civile attraverso l’avvocato Veronica Magnani nel processo che ha visto imputato il marito (assistito dall’avvocato Liana Lotti) per maltrattamenti in famiglia, lesioni personali aggravate ed estorsione, ieri la donna ha finalmente potuto tirare un sospiro di sollievo. Infatti il tribunale collegiale di Rimini, presieduto dalla giudice Adriana Cosenza, ha inflitto all’uomo – un 46enne originario del Catanese, una condanna a 8 anni di reclusione. Accolta quasi totalmente la richiesta del pubblico ministero Davide Ercolani, che era di 10 anni.
Per la donna sono stati anni segnati da percosse, minacce di morte – persino con una pistola, poi risultata giocattolo, puntata al petto per ottenere del denaro – prevaricazioni fisiche e psicologiche, umiliazioni di ogni tipo. Condotte che l’hanno spinta persino ad abbandonare la propria abitazione e trovare rifugio in una casa protetta della provincia. Colpa di quel marito violento, dedito alla spaccio e alle rapine, spesso in carcere o in comunità, che aveva portato sulla cattiva strada anche i due figli ancora minorenni, uno in particolare, coinvolto dall’uomo nella rapina a mano armata in un supermercato.
Il 42enne, in particolare, era riuscito a mettere i figli contro la donna, soprattutto quello che già aveva avuto problemi con la giustizia. Per lui la madre una diventata “una infame”, “una spia”, che meritava di morire: “Metterò in giro per Rimini le croci con il tuo nome”, le ripeteva uno dei due figli fomentato dal padre. “Tu noi hai capito che io sono peggio di papà. Prima o poi dovrai chiudere gli occhi e io ti ammazzerò”.
Difficile in realtà essere peggio del padre, che più volte, anche nel passato recente, aveva riempito di botte la donna per nulla. Nel 2014, quando lei aveva scoperto che il marito la tradiva, lo aveva affrontato chiedendo spiegazioni. Un gesto ritenuto dal 46enne siciliano un affronto, punito con schiaffi, pugni e calci così forti da costringere la moglie a ricorrere alle cure mediche in pronto soccorso. Ma più dei lividi e delle percosse del marito, a provocare dolore alla 40enne era il rancore che soprattutto uno dei due figli nutriva nei suoi confronti. Quel figlio, che nonostante tutto, si è sempre rifiutata di denunciare. Al contrario del marito, denunciato ai carabinieri di Rimini (che poi hanno condotto le indagini) nel 2021 e ora in carcere, condannato alla pena di 8 anni.












