Meloni affossa l'eolico. Bernabini (Agnes): vogliamo dipendere dal gas estero?
Il tema del costo dell'energia continua a tenere banco dopo gli aumenti legati al conflitto in medio oriente. La Premier Giorgia Meloni, rispondendo sul tema delle accise, ha spiegato che il Governo non le ha aumentate ma allineate a seguito degli impegni inseriti dai precedenti governi tra gli obiettivi del PNRR. Palrando di rinnovabili, Meloni ha poi puntato il dito sull'eolico offshore: "non si possono dal nostro punto di vista addebitare agli italiani tecnologie che non sono mature e che sono caratterizzate da costi elevatissimi, costi ad esempio per l’eolico offshore che da solo sarebbe costato oltre 200 euro a MWh, quindi sì alle rinnovabili, questa è la linea del governo, ma no a bollette di famiglie e imprese gonfiate oltremodo da incentivi oggettivamente troppo generosi”.
Parole che non vanno giù al CEO di Agnes, Alberto Bernabini, che dopo aver ottenuto la VIA per il progetto al largo della costa ravennate attende ormai da oltre due anni le "famose" aste che ancora il Governo non ha fatto. Aste, spiega, che sarebbero partite da 185€/MWh andando poi al ribasso. "Come si può dire che servivano oltre 200 €/Mw?" si chiede. Inoltre per quanto riguarda gli impianti eolici emiliano romagnoli (quindi anche quello riminese di Energia Wind) si tratta di "una tecnologia non sperimentale". Ma non è l'unico sassolino che il CEO di Agnes si toglie dalle scarpe: "Siamo l'unico paese europeo che lascia totalmente a carico degli sviluppatori il costo della rete e della sottostazione in mare. Nel caso di Agnes abbiamo 500 milioni di costi in più rispetto ad un analogo progetto costruito in Francia. E' normale quindi avere bisogno di una tariffa più alta". Bernabini ricorda poi che "le grandi centrali, sia di eolico offshore che nucleari, hanno dei costi molto alti di costruzione e richiedono contributi elevati nel breve periodo ma rendono rapidamente indipendenti da gas e petrolio e contribuiscono alla riduzione del "prezzo spot" dell'energia. Soldi che girano dentro il paese e non verso produttori stranieri di gas". Inoltre, aggiunge, "all'estero parte dei costi delle centrali non finisce nelle bollette ma nella fiscalità generale, basterebbe investire meglio, senza tanti sprechi in bonus inutili". Come ad esempio il governo britannico che, spostando proprio, sulla fiscalità generale una quota rilevante degli oneri di sistema legati alle rinnovabili ha fatto calare le bollette per i consumatori.
Bernabini ricorda, ad esempio, che la Francia ha 57 reattori nucleari e 6 centrali eoliche offshore e che l'ultima centrale nucleare sta costando oltre 30 miliardi. Inoltre i cugini d'oltralpe hanno l'eolico offshore a fondazioni fisse a 150€/Mwh con la rete offshore pagata/costruita interamente dallo Stato. "Piu di 1500 miliardi di investimenti che le consentono un prezzo dell'energia il 40% più basso del nostro - chiarisce il CEO di Agnes -. Noi vorremmo ridurre il prezzo dell'energia riempiendo i campi con fotovoltaici a terra che però in inverno producono meno del 3% della domanda. Vogliamo dipendere dal gas estero e diciamo pure di volerlo fare "per ridurre le accise delle bollette”."












