Mattone No, Lavoro Sì. Nel dibattito interviene l’architetto
Ecco l’intervento:
“La filiera connessa all’edilizia è lunga, articolata e complessa, capace di investire e lambire in sostanza tutti i settori dell’economia e della produzione locale e nazionale.
La crisi dell’edilizia, il suo blocco o la difficoltà delle sue attività, mette in apprensione l’intero sistema economico.
Il problema è, dunque, “lavoro SI’” oppure “lavoro NO”. Questa è la vera discriminante, altrimenti si rischia di guardare il dito e non la luna, cioè il mattone e non il lavoro, la speculazione e non l’occupazione.
Infatti, come si fa a restare insensibili al problema del rispetto dell’ambiente, della tutela del territorio, della necessità di “custodire la bellezza del creato” ?
Ma allo stesso tempo occorre non dimenticare il tema del lavoro, dell’occupazione di tantissimi lavoratori che sostengono altrettante famiglie, della produttività di migliaia di imprese, di attività artigianali, professionali e collaterali di ogni genere.
Sarà bene, dunque, frenare la facile strumentalizzazione delle contrapposte posizioni culturali e di opinione. Mentre si dovranno ricercare più vie d’uscita che sblocchino la gravissima stagnazione che soffoca il settore dell’edilizia, snodo vitale dell’economia.
Va perciò fortemente ridimensionata la burocrazia delle normative che si sovrappongono, si accavallano, si contraddicono e complicano ogni iniziativa.
Va sostenuta l’attività della Pubblica Amministrazione che sappia essere elemento di sviluppo e non freno alle attività produttive, che sia al servizio di chi intraprende e non ostinato ostacolo. Vanno sbloccati con somma urgenza i pagamenti alle imprese creditrici delle pubbliche amministrazioni, allentando il patto di stabilità per i Comuni e gli Enti locali per creare subito lavoro, sviluppo, investimenti e nuova occupazione.
Va privilegiato il recupero del tessuto edilizio esistente con idonee politiche di rigenerazione urbana che è in grado di evitare il degrado dei nuclei storici e di risparmiare porzioni di territorio dalle urbanizzazioni.
Va ripensata in profondità la legislazione urbanistica regionale e statale, promossa e omologata in un tempo di crescita, di sviluppo e di incremento edilizio che appariva senza limiti, ma che non tornerà più.
Serve, in conclusione, il coraggio e l’intelligenza di scelte che promuovano lo sviluppo piuttosto che i vincoli, che sostengano il fare e che non mortifichino le iniziative, che considerino il mattone per quello che è: un piccolo manufatto di una grande casa comune senza la quale non ci può essere futuro.












