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Malati uranio impoverito. Il caso presentato al Parlamento Europeo

di Redazione   
Tempo di lettura 3 min
Lun 18 Mar 2013 13:54 ~ ultimo agg. 16 Mag 11:35
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Altri tre reduci di missioni all’estero hanno presentato, proprio nei giorni scorsi, esposti in Procura. L’eurodeputato Andrea Zanoni ha affermato: “Gli armamenti radioattivi dovrebbero essere banditi da tutto il mondo. È scandaloso che continuino ad essere utilizzati da Stati facenti parte della NATO

Zanoni poi ricorda i fatti:
Tre militari riminesi, reduci da missioni all’estero, si sono ammalati di cancro. Un giovane della caserma Giulio Cesare di soli 34 anni, è stato già operato due volte ed è stato sottoposto a una perizia medico-legale che ha riconosciuto il nesso di causalità tra la malattia e l’uranio a cui è stato esposto. Oltre a lui hanno presentato l’esposto in Procura anche un ufficiale e un maresciallo dei Carabinieri. I militari non hanno dubbi sulla causa della loro malattia: l’esposizione all’uranio impoverito. Centinaia di altri commilitoni si sono ammalati e alcuni hanno già intrapreso una “battaglia” contro lo Stato che non ha ancora riconosciuto loro la causa di servizio.
Il sostituto Procuratore di Rimini, Davide Ercolani, ha aperto un fascicolo che conta già dieci nomi. L’inchiesta è portata avanti insieme al collega di Padova, il dott. Sergio Dini, anche lui, come Ercolani, ex magistrato militare. L’Osservatorio militare parla di «strage di Stato» e da anni si batte perché venga riconosciuta la causa di servizio: fino al 2008, altri sei riminesi si erano ammalati.

Nel fascicolo figura il brigadiere dei Carabinieri Giovanni Mancuso: un militare molto apprezzato a Rimini che si era ammalato subito dopo il suo rientro dalla missione a Nassiryia e morto a soli 50 anni. Il magistrato ha già acquisito la divisa e il basco di Mancuso, che verranno sottoposti a perizia. Il penultimo nome era stato quello di un altro ufficiale dell’Esercito, anche lui ammalatosi di cancro: aveva respirato amianto quando era in missione nei Balcani. Fino a quando lo Stato non riconoscerà la causa di servizio, ogni militare ammalato e ogni famiglia dovrà arrangiarsi da sola“.

Zanoni che è anche membro della Commissione ENVI, Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo ha inoltre dichiarato: “Se le armi all’uranio impoverito hanno causato tutti questi morti a distanza di tempo chissà cosa sarà accaduto alle popolazioni locali che vivono in quelle zone e si nutrono di cibo ed acqua potenzialmente contaminati

A dicembre 2012, Zanoni ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea per chiedere un monitoraggio e un piano per approfondire gli effetti dell’uranio impoverito sulla salute di militari, civili e sull’ambiente. La risposta dell’Europa è arrivata nel febbraio scorso, per voce del Commissario Ue responsabile per la Salute, Tonio Borg, sottolineando che “Il monitoraggio del grado di radioattività dell’atmosfera, delle acque e del suolo è responsabilità nazionale. Secondo il trattato Euratom, spetta agli Stati membri garantire la conformità alle norme di sicurezza in vigore, consentire il monitoraggio e fornire l’assistenza appropriata ai civili nazionali e al personale militare esposti”.

L’Italia deve rispettare le norme di sicurezza – ha concluso Zanoni – Secondo quanto riferito dall’associazione italiana Anavafaf, a partire dal 1991 i casi accertati di contaminazione di militari italiani da uranio impoverito e altri agenti patogeni sarebbero 3.761, tra missioni all’estero e poligoni militari. Si tratta di cifre che impongono l’applicazione alla lettera del trattato Euratom da parte delle autorità italiane e l’elaborazione di un approccio europeo che gestisca situazioni internazionali come, appunto, le missioni militari. L’Italia deve immediatamente riconoscere la causa di servizio, come se si trattasse di una malattia professionale e, di conseguenza, risarcire con i dovuti indennizzi le vittime e le loro famiglie“.

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