Lo spettacolo Il sabato del borgo è l’evento conclusivo di una serie di laboratori tenuti insieme ai bambini di Borgo Marina da ottobre ad aprile.
I laboratori de Il sabato del borgo sono nati da una costola di un gruppo di lavoro costituito informalmente ormai 3 anni fa, totalmente dal basso, quando nel centro di accoglienza gestito dalla cooperativa Cento fiori è stato deciso di accogliere i pensieri e i turbamenti dei residenti circa l’apertura di un centro di accoglienza in un quartiere già ricco di culture e complessità.
Un centro di accoglienza per richiedenti asilo che si configura come luogo di ascolto reciproco, capace di accogliere non solo le persone in arrivo, ma anche i pensieri, le paure e i bisogni della comunità ospitante. Volevamo trasformare il conflitto in confronto e il confronto in fiducia.
"Abbiamo deciso quindi di sederci tutti intorno ad un tavolo e discutere dei problemi del quartiere - dice Giuseppe Frustaci Educatore Cooperativa Sociale Cento Fiori, responsabile Centro d’Accoglienza Straordinario di Rimini - Corso Giovanni XXIII - Facendo un po' di ordine tra pensieri e discorsi è venuto fuori che molti dei problemi del quartiere sono problemi di tutti gli abitanti del quartiere, ed è così che abbiamo deciso di provare a lavorare insieme Abbiamo iniziato a condividere insieme un obiettivo nato da un desiderio semplice, ma tutt’altro che scontato: creare contatti, generare comunità, costruire quella ricchezza che non si misura in numeri ma nelle relazioni, nella fiducia, nella possibilità di riconoscersi. Trasformare la complessità in ricchezza".
E c’è un aspetto importante che voglio personalmente sottolineare: tutto questo è stato possibile anche grazie al luogo in cui è accaduto. Borgo Marina, e le persone che hanno partecipato ai tavoli di lavoro, si è rivelato un terreno particolarmente sensibile e attento, capace di accogliere questo progetto con apertura, curiosità e partecipazione. Non è qualcosa da dare per scontato: significa che qui esiste già una disponibilità all’incontro, una qualità che ha reso questo percorso vivo e significativo".
"In questo specifico progetto, abbiamo deciso di provare a generare comunità facendoci ispirare e insegnare dai bambini - continua Frustaci - Non perché abbiano qualcosa da insegnarci in senso tradizionale, ma perché sanno stare insieme in un modo che noi adulti spesso dimentichiamo. I bambini si incontrano senza troppe barriere, comunicano anche senza parole, trasformano ogni spazio in un’occasione di gioco, di scoperta, di relazione. E così abbiamo provato a imparare da loro".
Lo spettacolo è il risultato di questo tentativo: un percorso che ha attraversato linguaggi diversi. Non solo parole, ma anche danza, emozioni, contatto, ascolto. Linguaggi che parlano al corpo prima ancora che alla mente, e che ci ricordano che stare insieme è un’esperienza viva, concreta, condivisa. L’obiettivo è sempre lo stesso: trasformare la complessità in ricchezza attraverso l’incontro.
In questo senso, è stato un momento di incontro. Non c’è una separazione netta tra chi guarda e chi agisce, perché ciascuno, in modi diversi, è parte di ciò che sta accadendo.
"Quando abbiamo ragionato su come imbastire questo spettacolo - conclude l'educatore della Cento Fiori - ci siamo chiesti se trasformarlo in uno spettacolo teatrale o in una festa. Ed abbiamo optato per la festa. La festa perché volevamo favorire una partecipazione attiva di tutti voi. Magari, sicuramente, qualcuno si chiederà che tipo di spettacolo ha visto o sta vedendo..beh sicuramente non vedrete nulla di convenzionale, ma quello che a noi importava era che tutti vedessimo tra di noi essendo parte delle spettacolo insieme ai bambini, Favorendo un momento di socialità autentica. Ed è proprio questo che speriamo rimanga, anche dopo oggi: non solo il ricordo di un evento, ma la traccia di relazioni nate, di connessioni possibili, di una comunità che continua a costruirsi. Grazie a tutte le persone che hanno partecipato, a chi ha contribuito con il proprio tempo, la propria energia, la propria presenza. E grazie a voi, per essere qui".























