Lupi, la Regione incontra gli enti riminesi. 'Piano nazionale fermo al 2002'
Una giornata di confronto promossa dalla Regione Emilia-Romagna in collaborazione con il Comune e la Provincia di Rimini per affrontare il tema degli avvistamenti sempre più frequenti e dell’aumentata presenza di lupi in provincia di Rimini. L'appuntamento venerdì 30 gennaio a Rimini con l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi, e il presidente della Provincia e sindaco di Rimini, Jamil Sadegholvaad, che, insieme ai tecnici della Regione, incontreranno i sindaci del territorio, il questore, il prefetto, i rappresentanti dei Carabinieri forestali e della polizia provinciale.
L’incontro - spiega la Regione - fa parte di un percorso che coinvolgerà successivamente tutte le province per discutere con gli enti preposti e coinvolgerli, con l’intento di cercare insieme soluzioni efficaci riguardo alle situazioni più critiche.
“Incontri come questo sono stati pensati per fare il punto sulle esigenze e le criticità e quanto è stato messo in campo con tutti i soggetti coinvolti a livello locale - afferma l’assessore Mammi-. L’aumento dell’areale di presenza del lupo e dei casi di predazione in Emilia-Romagna, così come avviene anche nel resto d’Italia, rappresenta un problema molto sentito di cui ci facciamo carico già da diversi anni ma che sempre più non riguarda solamente le zone di montagna e per questo ha bisogno di essere affrontato con mezzi adeguati al nuovo contesto. Nello specifico la situazione di Rimini è da diverso tempo attenzionata dai tecnici regionali, che sono impegnati a ridurre gli impatti sia alle produzioni agricole sia nei confronti delle comunità, facendo informazione, prevenzione e dissuasione”.
“Il quadro normativo nazionale- prosegue l’assessore- non ha ancora recepito il declassamento del lupo come specie protetta avvenuto a livello europeo; è ancora particolarmente tutelata nel nostro Paese, con tutto ciò che ne consegue per le Regioni. Pertanto, anche le deroghe previste alla direttiva Habitat sono di fatto difficilmente applicabili, questo anche a causa di un piano di gestione nazionale fermo al 2002. Come Regione abbiamo attivato già da diversi mesi strumenti di dissuasione attiva, partendo proprio da Rimini, introducendo la possibilità di utilizzare pallini di gomma con personale formato appositamente, per allontanare i lupi confidenti, e proprio in questi giorni sono in corso interlocuzioni con gli enti preposti per attivare misure di rimozione in quei casi singoli e specifici che si stanno presentando sul territorio regionale. Ma è necessario cambiare impostazione a livello normativo, come abbiamo già chiesto in una lettera al Governo, firmata anche dalle altre Regioni italiane, partendo da leggi che permettano di intervenire in modo efficace nelle situazioni dove il lupo rappresenta un vero pericolo, anche a tutela degli allevatori e delle imprese agricole, come, peraltro, già previsto da un protocollo tecnico di Ispra non recepito a livello normativo. Inoltre stanno emergendo situazione problematiche e predazioni di animali da compagnia anche rispetto alle residenze civili e anche in questi casi bisogna poter intervenire”.
“La Regione Emilia-Romagna- conclude Mammi- fin dal 2014 ha messo in campo tutto quanto consentito dalla normativa nazionale, avviando una strategia che negli anni è diventata un punto di riferimento anche per le altre Regioni e che si basa su quattro pilastri: prevenzione, indennizzi, informazione e comunicazione e coordinamento istituzionale. Al Governo e al Parlamento chiediamo di essere coinvolti nell’ormai necessario processo di adeguamento normativo per collaborare all’elaborazione di una strategia coordinata a livello nazionale che permetta di rispondere adeguatamente ad un problema che colpisce le produzioni agricole e in generale tutte le nostre comunità”.
La Regione Emilia-Romagnaricorda le misure finanziarie, tecniche e gestionali per mitigare gli impatti della presenza del lupo sulle attività agricole e zootecniche e per favorire una convivenza più equilibrata tra fauna selvatica, cittadine, cittadini e attività produttive.
Ogni anno vengono pubblicati bandi regionali per la prevenzione dei danni da fauna selvatica, con risorse specifiche- circa 350mila euro- di cui circa un quarto è destinato a strumenti per prevenire attacchi di lupi agli allevamenti.
In gennaio 2026 è stato varato un nuovo bando straordinario da 2 milioni di euro per sostenere l’acquisto di dispositivi di protezione come recinzioni fisse o mobili, cani da guardiania, sistemi di dissuasione e altre tecnologie utili a proteggere gli animali al pascolo o nei ricoveri notturni.
Vengono destinate, inoltre, risorse per circa 70mila euro l’anno per indennizzi alle attività colpite da canidi; grazie all’approvazione a giugno 2025 della nuova disciplina relativa ai contributi per la prevenzione e i danni da fauna, sono state ampliate anche a ulteriori danni indiretti, quali il tempo speso nella gestione dell’emergenza, il mancato reddito derivante da predazioni e molte delle spese veterinarie necessarie alle cure dei capi feriti, nonché i costi obbligatori per lo smaltimento delle carcasse.
A supporto delle aziende zootecniche viene offerta assistenza tecnica gratuita da parte di tecnici esperti per individuare i sistemi di difesa più idonei alle specifiche esigenze aziendali, migliorando così l’efficacia degli interventi di prevenzione. Sul territorio vengono organizzati tavoli tecnici e sopralluoghi con la partecipazione di funzionari regionali, forze dell’ordine, enti locali e associazioni agricole per monitorare la presenza dei lupi e individuare soluzioni condivise alle criticità locali.












