"L'Italia agli italiani". Scoppia la polemica in consiglio a Riccione
Seduta vivace giovedì sera per il consiglio comunale di Riccione con numerosi temi ad accendere gli animi. A partire dalla maglietta indossata dalla minoranza (con l’esclusione di Azione) con la scritta “L’Italia agli italiani”, per esprimere solidarietà agli studenti del liceo Monti di Cesena. "Il nostro - hanno spiegato i consiglieri di Lega, Fd'I, Forza Italia e prima Riccione - è un gesto a difesa della libertà di espressione, del pluralismo delle idee e del diritto di ogni cittadino, soprattutto dei più giovani, di manifestare pacificamente il proprio pensiero senza essere sottoposto a processi ideologici." Scelta stigmatizzata però dalla sindaca Daniela Angelini che, durante un intervento, ha detto che "vedere indossare quella maglietta ad alcuni consiglieri in questo consesso è inaccettabile e incoerente. Cosa dobbiamo fare? Abbandonare a se stessi tutti gli altri. Non è da buoni cristiani comportarsi così". "Lei indossa la fascia tricolore e dovrebbe stare dalla parte degli italiani e della legalità" ha risposto il consigliere Andrea Dionigi Palazzi di Forza Italia prima di essere richiamato a restare nel merito della pratica dibattuta da parte del presidente del consiglio Simone Gobbi. "Ritengo inaccettabile - commenta oggi Palazzi - che, in un luogo che dovrebbe rappresentare il massimo spazio di confronto democratico della nostra comunità, venga negata la possibilità di esprimere il proprio pensiero e di rispondere nel merito delle questioni sollevate".
I commenti politici sulla vicenda
Emma Petitti, consigliera regionale PD
«Confesso che quando ho visto la scritta "L'Italia agli italiani" esibita nel Consiglio comunale di Riccione da alcuni consiglieri di centrodestra ho pensato che fosse una proposta per vietare le pizze hawaiane o il ketchup sulla piadina. Invece era un messaggio politico.
Peccato che sia un messaggio vecchio, stanco e soprattutto fuori dalla realtà. L'Italia è già degli italiani. È una Repubblica democratica fondata sul lavoro, non sulla provenienza, sul colore della pelle o sul cognome.
A Riccione, come in tutta la Romagna e in Italia ci sono migliaia di persone che lavorano ogni giorno negli alberghi, nei ristoranti, nei cantieri, nell'assistenza agli anziani. Molti di loro sono nati altrove, ma contribuiscono alla crescita e al benessere della nostra comunità. Senza il loro lavoro interi settori economici si fermerebbero.
Colpisce poi che questa iniziativa arrivi proprio mentre, all'interno della destra, è aperta una competizione a chi riesce a usare gli slogan più identitari. Più che una proposta politica per Riccione sembra il tentativo di rincorrere Vannacci e quel consenso che si alimenta di parole d'ordine semplici ma prive di soluzioni concrete. Una sorta di gara a destra per dimostrare chi è più duro, più radicale, più identitario.
Ma il Consiglio comunale di Riccione non dovrebbe essere il luogo delle prove generali per campagne elettorali nazionali. Dovrebbe essere il luogo in cui si discutono i problemi della città e le risposte da dare ai cittadini.
La politica dovrebbe occuparsi di salari bassi, costo della vita, casa, sicurezza, turismo e servizi. Invece qualcuno preferisce affidarsi a slogan che sembrano usciti da un vecchio archivio del secolo scorso.
Più che "L'Italia agli italiani", io direi: l'Italia a chi la rispetta, a chi lavora, a chi paga le tasse e contribuisce ogni giorno a renderla migliore. Il resto è soltanto propaganda.»
La nota di FI, FdI, Lega, Prima Riccione
Questa sera ci presentiamo in Consiglio Comunale indossando una maglietta con la scritta “L’Italia agli italiani” per esprimere solidarietà ai due studenti del Liceo Monti di Cesena finiti al centro di una vicenda che ha assunto contorni sproporzionati rispetto ai fatti.
Il nostro è un gesto a difesa della libertà di espressione, del pluralismo delle idee e del diritto di ogni cittadino, soprattutto dei più giovani, di manifestare pacificamente il proprio pensiero senza essere sottoposto a processi ideologici.
Nelle scuole italiane assistiamo troppo spesso a episodi ben più gravi che vengono tollerati o minimizzati: occupazioni che impediscono a chi non è d’accordo di entrare e studiare, insulti verso insegnanti e istituzioni, manifestazioni politiche di ogni genere. Vediamo esposte bandiere e slogan di ogni tipo, comprese cause e simboli legati a realtà internazionali controverse, senza che questo provochi lo stesso livello di indignazione.
In questo caso, invece, due ragazzi che hanno espresso uno slogan patriottico si sono ritrovati con un 6 in condotta e con l’obbligo di un percorso rieducativo, con tesina dal titolo “Gli Africani siamo noi”. Sul provvedimento sono stati chiesti chiarimenti anche dall’Ufficio Scolastico Regionale e dal Ministero dell’Istruzione, mentre il ministro Giuseppe Valditara ha dichiarato che la frase “L’Italia agli italiani” non costituisce di per sé un incitamento all’odio razziale e ha sollevato dubbi sulla coerenza tra la contestazione disciplinare e la sanzione assegnata.
Riteniamo che la scuola debba educare al confronto, non all’uniformità del pensiero. Le idee si discutono, si contestano e si confutano con argomenti, non attraverso etichette o percorsi che rischiano di apparire come strumenti di rieducazione ideologica.
Per questo motivo oggi siamo al fianco di questi ragazzi. Non perché tutti debbano condividere il loro slogan, ma perché tutti devono poter esprimere liberamente le proprie opinioni nel rispetto delle regole democratiche.
Difendere la libertà di pensiero significa difendere la democrazia.










