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reintegro respinto

Licenziato dopo condanna per estorsione, dipendente provinciale perde la causa

In foto: il corridoio del tribunale di Rimini
il corridoio del tribunale di Rimini
di
Lamberto Abbati
   
Tempo di lettura 2 min
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Licenziato dopo il passaggio in giudicato della sentenza di condanna per estorsione aggravata. Contro quel provvedimento, un ex dipende della Provincia di Rimini si era rivolto al tribunale del lavoro di Rimini per chiedere non solo il reintegro, ma anche un risarcimento danni. A suo dire, infatti, l'ente avrebbe agito oltre i termini previsti dalla legge, essendo la sentenza di condanna in Cassazione risalente al 2021, mentre il licenziamento nel dicembre 2025. Secondo il tribunale, però, quel ritardo non è imputabile alla Provincia, dal momento che l'amministrazione venne a conoscenza del passaggio in giudicato della condanna soltanto nel marzo 2025, grazie ad una segnalazione della Procura di Rimini. Respinta anche l'argomentazione del ricorrente secondo cui il lungo intervallo di tempo avrebbe leso il suo diritto di difesa. Per il giudice la Provincia aveva sospeso formalmente il procedimento disciplinare nei confronti del lavoratore in attesa della conclusione definitiva del processo penale, riservandosi espressamente la possibilità di riattivarlo una volta arrivata la sentenza irrevocabile.

I fatti che sono costati al dipendente pubblico il posto di lavoro risalgono al lasso di tempo tra il dicembre 2016 e il gennaio 2017, quando l'uomo, insieme a un complice, mise in atto una serie di minacce nei confronti di un meccanico della Valconca a cui aveva consegnato una Vespa da riparare. In buona sostanza i due, stando alla ricostruzione degli inquirenti, avrebbero minacciato di "ucciderlo", di "sequestrarlo per portarlo in Jugoslavia e poi vendere i suoi organi", ma anche di essere in grado di "sterminargli la famiglia". Per rendere quelle intimidazioni ancora più credibili, in un'occasione gli avrebbero mostrato il calcio di una pistola infilata nella cintura dei pantaloni, prospettando anche una loro appartenenza o vicinanza alla "mala del Brenta". Quelle minacce costrinsero il meccanico a restituire gratuitamente lo scooter riparato, rinunciando così a circa 500 euro di compenso per il lavoro svolto. Non solo, perché l'uomo avrebbe persino restituito al dipendente provinciale un acconto di 300 euro ricevuto in precedenza. 

Per il tribunale del lavoro di Rimini, che ha rigettato integralmente il ricorso e ha condannato il dipendente a rimborsare alla Provincia le spese legali, quantificate in oltre 2.300 euro oltre accessori di legge, quei comportamenti sono "assolutamente incompatibili con la sua permanenza nel pubblico ufficio di appartenenza", legittimando così il licenziamento.  

 

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di Redazione