Indietro
menu
una riflessione

Libertà di stampa: la diagnosi è preoccupante

In foto: pexels
pexels
di
Carlo Alberto Pari
   
Tempo di lettura 3 min
Tempo di lettura 3 min

L’EDITORIALE DELLA DOMENICA
di Carlo Alberto Pari


L’ Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al Popolo. Un capolavoro di valori espressi in una perfetta sintesi, che difficilmente trova eguali. La domanda è provocatoria: per essere considerati democratici, è necessaria la libertà d stampa? Di certo, tra le tante gravi problematiche che ci affliggono, non siamo posizionati troppo bene in questo campo, ed uso un tenero eufemismo. In sostanza, uno dei più importanti report
mondiali sul tema, indica il posizionamento del nostro Paese al 56° posto nel mondo per libertà di stampa, nel 2025, eravamo già ad un preoccupante 49° posto, ma lo scivolone dell’ultimo anno, appare inquietante. Inoltre, i giornalisti subiscono di sovente anche le ingiurie degli onnipresenti “leoni da tastiera”.
L’educazione appare sempre più spesso un disvalore ed il rispetto, un inutile orpello. Scrivono alle redazioni, non per esporre un comprensibile dissenso su qualche
articolo, ma offendendo il giornalista. Evidenzio che l’ingiuria non è più perseguibile penalmente, ma ciò che viene inviato ad una redazione di un giornale, potrebbe incorrere facilmente nel reato di diffamazione (art 595 codice penale), perseguibile su querela entro tre mesi. La critica è certamente ammissibile, ma non può essere lesiva. La libertà di pensiero e scrittura sono una conquista sociale di fondamentale importanza, peraltro, sancite dall’art 21 della Costituzione, mentre l’insulto che diventa diffamazione, non solo é un gesto spesso vigliacco, ma soprattutto, punibile penalmente per legge.
Ritornando alla nostra collocazione nel Mondo per libera stampa, proviamo a riflettere su questo rapporto: siamo un Paese che si colloca tra i primi dieci posti al Mondo come potenza economica e industriale ed al 56° come libertà di Stampa, vi sembra normale? Mi domando: vista la gravità del problema , esistono proteste eclatanti o iniziative di grande visibilità mediatica? Se ne parla a sufficienza, ad esempio, nei tanti programmi dove quotidianamente si discutono problematiche relative a normative più o meno lesive per la libertà? Forse, anche questo è parte del problema.
Ecco altri dati, per inquadrare ancora meglio la situazione, sono relativi ai Paesi dell’Europa simili al nostro: la Germania è collocata al 14° posto nel Mondo per libertà di stampa, avete letto bene 14° posto! La Francia al 25°, la Spagna al 29°. L’ Italia, lo ripeto, al 56°! Sarà molto difficile recuperare posizioni, sempre che sia un obiettivo d’interesse comune. Segnalo tre problematiche, suggerite spesso come generali: 1) La concentrazione proprietaria 2) il ruolo dei finanziamenti pubblici all’informazione. 3) Il precariato ed i salari dei giornalisti. Su questi tre punti potrei scrivere diversi articoli, ma lascio al lettore le riflessioni. Aggiungo solo un ulteriore tassello: si stima che in Italia, tre giornalisti su quattro non abbiano un contratto a tempo indeterminato. Credo che questi fattori siano abbastanza dirimenti. La scarsa libertà di stampa, si nutre presumibilmente di tutto questo per proliferare indisturbata. Per migliorare, o almeno per non tracollare ulteriormente, come la Giustizia ha delle necessità, precise ed inderogabili: indipendenza, dignità del lavoro e tutele. Altrimenti, il declino continuerà irreversibile, estremamente pericoloso e sempre più silente.

Altre notizie
di Roberto Bonfantini
VIDEO