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Legambiente richiama il sindaco su qualità aria: servono scelte forti

di Redazione   
Tempo di lettura 4 min
Mer 25 Gen 2012 16:33 ~ ultimo agg. 15 Mag 11:14
Tempo di lettura 4 min

I provvedimenti attuali sono poco efficaci, secondo Legambiente, e servono scelte più radicali, sia in termini di mobilità che di responsabilizzazione.

L’intervento di Legambiente Rimini:

Legambiente ha presentato la scorsa settimana il Dossier Mal’Aria 2012, con i dati sulla qualità dell’aria dei capoluoghi di provincia italiani, ed approfondimenti degli effetti sulla salute di quella che per il 2011 si è rivelata un’emergenza sanitaria.
A Rimini, così come in tutta l’Emilia Romagna, la situazione nel 2011 è stata tutt’altro che rosea: le tre centraline hanno ampiamente superato il limite stabilito per legge di 35 giorni di sforamento all’anno del limite di PM10.
Con l’azzeramento del contatore a partire dal primo gennaio 2012, la situazione non sembra migliorare: sono da più di 10 giorni che vengono continuamente superati i limiti per le PM10! Ieri la centralina di Via dell’abete ha registrato 105 µg/m3 (media 24 ore): il doppio del limite consentito (50 µg/m3)!
La situazione è peggiorata in modo drammatico. Da un anno all’altro abbiamo avuto quasi un mese e mezzo in più di aria irrespirabile!
Dal 2009 al 2011 a Rimini c’è stata un’impennata del numero di sforamenti registrati dalle nostre centraline. Per quella di Via Flaminia si è passati dai 29 superamenti del limite di protezione della salute umana nel 2009 ai 72 del 2011! Sicuramente la centralina peggiore non è indicativa della qualità media dell’aria di tutto il perimetro urbano, ma riporta la situazione più critica di cui gli amministratori locali e gli abitanti devono essere a conoscenza e di cui devono tenere conto.
Con questo ritmo, in assenza di politiche serie e di un programma di emergenza si assiste inermi ad un vero e proprio attentato alla salute dei cittadini che si evidenzia in modo immediato soprattutto nelle fasce deboli (bambini, anziani ecc..) ma che comunque incide alla lunga su tutti indistintamente come è stato ampiamente provato. Infatti il legame tra inquinamento atmosferico e peggioramento delle condizioni di salute degli abitanti delle città è stato ribadito oramai da molti studi. Se si intervenisse solamente sul PM10 abbassandone la concentrazione in aria sotto i 20 μg/m3, come da indicazioni OMS, si potrebbero salvare 227 vite l’anno e 579 ricoveri in ospedale.
E ancora non viene monitorato il temuto il PM2,5, ovvero le polveri il cui diametro è inferiore a 2,5 μm e che, a causa di queste piccole dimensioni, rappresentano la parte più pericolosa delle polveri. Solo dal prossimo anno saranno disponibili le prime valutazioni sulla quantità di polveri ultrafini nell’aria che respiriamo ma andando avanti di questo passo c’è da credere che non avremo buone notizie…
Il clima meno piovoso rispetto all’anno scorso avrà sicuramente favorito il permanere degli inquinanti ma la mancanza di misure strutturali per combattere l’inquinamento e l’assenza di un “piano” di risanamento dell’aria, ovvero la mancanza di una reale terapia di cura, non hanno contribuito a guarire la situazione. Non possiamo quindi dare solo la colpa all’assenza di pioggia.
Le cause dell’inquinamento atmosferico sono chiare e conosciute da tempo: prevalentemente il traffico veicolare e il riscaldamento degli edifici (non è un caso che molti degli sforamenti avvengano anche di domenica quando il flusso veicolare è sensibilmente ridotto). Ed è in questi settori che bisogna intervenire.
Se da una parte l’emergenza smog deve servire a creare una sensibilizzazione verso provvedimenti incisivi perché duraturi, dall’altra si devono abbandonare provvedimenti che sono insieme poco efficaci e non duraturi nel tempo. Ovvero socialmente poco sostenibili nel tempo.
Legambiente chiede al Sindaco Gnassi di intervenire subito: “Occorre applicare misure prese su area vasta e coerenti, che siano differenziate a seconda delle caratteristiche della città e dell’inquinamento. Il Sindaco – continua l’Associazione – deve adattare, sia in senso restrittivo che tollerante, le disposizioni generali e intervenire subito sulla mobilità e sugli altri aspetti che potrebbero rendere più vivibile e più efficiente la nostra città, portando a compimento con coraggio una fondamentale azione “politico-psicologica” pensando fattivamente alla salute dei suoi cittadini e al futuro del centro urbano di Rimini (ancora troppo lontano da quello di Friburgo!)”. L’Associazione si rende poi disponibile a confrontarsi su questi temi per dare il proprio contributo e le proprie proposte, a sostenere e promuovere campagne di sensibilizzazione in tal senso.
La soluzione è possibile ed urgente, richiede solo più coraggio da parte dell’Amministarzione, e più responsabilità da parte dei cittadini.
Per fare una nuova Statale, però, non serve coraggio. Per far camminare, in maniera sostenibile, una città, sì.

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