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centinaia di volontari

Le periferie arrivano al Papa. Centrini "in volo" sul Papa e trattori all'arco

In foto: I centrini realizzati a mano su via IV Novembre
I centrini realizzati a mano su via IV Novembre
di
Redazione
   
Tempo di lettura 4 min
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Mancano ormai due giorni all’arrivo di Papa Leone XIV a Rimini e la città si prepara ad accogliere il Santo Padre con una mobilitazione sempre più intensa. Un’attesa che si misura anche nel numero dei pass che continuano ad essere richiesti: tantissimi i fedeli da tutta la Diocesi, insieme a numerosi turisti in vacanza a Rimini che non vogliono perdere questo appuntamento. In queste ore, accanto al lavoro organizzativo della Diocesi (e grazie alla preziosa collaborazione del Comune di Rimini), sono centinaia i volontari impegnati nei diversi servizi: una sorta di “alveare” operoso nel quale ciascuno mette a disposizione tempo, competenze e creatività.

Un gesto molto particolare è quello che è stato allestito in Via IV Novembre, da piazza Tre Martiri fino alla Basilica Cattedrale. Sarà decorata con centinaia di centrini di pizzo realizzati a mano dalle donne di Casinina.

È un pezzo di tradizione della periferia della Diocesi che arriva nel cuore di Rimini. I centrini sono stati lavorati durante l’inverno da una ventina di donne di Casinina e di età diverse: centinaia di piccoli lavori all’uncinetto, assemblati su sette grandi cerchi metallici realizzati appositamente da un fabbro e poi sospesi con funi d’acciaio. Il risultato è una sorta di grande fiore, un “soffitto” di pizzo che accompagnerà il passaggio del Santo Padre verso il Duomo. La tradizione è legata alla Madonna del Giro, devozione di origine urbinate risalente al Quattrocento, quando Casinina – paese sul confine tra Emilia-Romagna e Marche, ultima parrocchia della Diocesi di Rimini ma comune di Auditore-Sassocorvaro, provincia di Pesaro-Urbino – era parte dell’amministrazione urbinate. Ogni anno l’immagine della Madonna a maggio viene portata in processione a piedi e, ogni dieci anni (la stagione del 6, come 2026) quando il calendario del Giro arriva a Casinina, la comunità prepara una particolare festa. Quest’anno la celebrazione è stata accompagnata da una grande installazione realizzata proprio dalle donne del paese.

“Abbiamo pensato che fosse bello portare a Rimini qualcosa che raccontasse la nostra comunità, la nostra storia e il lavoro delle nostre mani. Quelle donne hanno lavorato per mesi senza sapere ancora dove sarebbero arrivati i loro centrini. Ora quei pizzi saranno sopra la testa del Papa. È un modo per dire che anche le periferie della Diocesi hanno qualcosa da offrire e possono sentirsi protagoniste di un momento così importante”, racconta Francesca Bellucci.

E dall’entroterra arriveranno anche i trattori. Otto mezzi agricoli moderni saranno presenti nella zona dell’Arco d’Augusto, grazie alla collaborazione con alcune aziende agricole del territorio.
Portare i trattori davanti al Papa significa mostrare un volto di Rimini che rischia di essere meno conosciuto”, spiega Marco Tamagnini, presidente delle Acli provinciali. “Rimini è indubbiamente una città d’arte e di turismo, ma ha anche un entroterra coltivato, elegante, con una forte vocazione agricola e agroalimentare. Vogliamo che questa realtà abbia visibilità accanto al mare e al patrimonio artistico. Agricoltura e turismo danno lavoro a moltissime persone e rappresentano anche un modello di cultura dell’integrazione e della pace”.

Non solo la Rimini conosciuta nel mondo per la spiaggia, dunque. L’accostamento fra i trattori e il centro storico vuole raccontare una città più completa: quella romana e rinascimentale del Tempio Malatestiano, quella turistica del mare e dell’accoglienza, ma anche quella rurale dell’entroterra, fatta di lavoro, agricoltura e comunità. La stessa logica anima un altro piccolo grande gesto: sono oltre diecimila i cartoncini con la scritta “Grazie. Dio ci benedica”, preparati e scritti a mano da ammalati, detenuti, religiose e religiosi, ragazzi degli oratori, volontari Caritas, parrocchiani e tante altre persone. Su ciascuno – prima di essere distribuiti in tutta la Diocesi – il vescovo Nicolò ha apposto personalmente la propria firma.

Sono piccoli segni, ma raccontano una visita che, prima ancora di essere un grande evento, è stata costruita da migliaia di persone. “Il Papa troverà una città preparata, ma soprattutto troverà una comunità che ha messo in campo il meglio di sé: il lavoro, la preghiera, la creatività, la gratuità. È questo il nostro modo di accoglierlo. Questa visita non è stata semplicemente organizzata per la comunità, ma dalla comunità. È come una nuova Sagrada Família: tante persone, tante mani, tanti piccoli pezzi che, insieme, costruiscono qualcosa che appartiene a tutti. E sono proprio questi piccoli gesti, spesso invisibili, a rendere bella l’accoglienza al Papa”.

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