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Le donne dell’Est e gli anziani. La Caritas presenta libro sulle badanti

di Redazione   
Tempo di lettura 2 min
Mer 10 Dic 2008 09:11 ~ ultimo agg. 12 Mag 19:02
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Il libro è il risultato di sei mesi di lavoro svolto da un’equipe, coordinata dall’Osservatorio delle povertà e delle risorse che ha intervistato 300 badanti, allo scopo di conoscere e far conoscere meglio alla cittadinanza chi sono le donne che prestano servizio nelle famiglie della provincia riminese.
Nella prima parte del libro sono raccolte una ventina di storie che mostrano le condizioni, la storia e le abitudini delle donne nel Paese d’origine, il perché della loro scelta di venire in Italia, le difficoltà e la bellezza del lavoro presso le case degli anziani riminesi.
La seconda parte, invece, presenta i risultati statistici dell’inchiesta.

Dalla ricerca, emerge che le badanti a Rimini, sono per l’85,7% donne dell’Est, provenienti da Ucraina, Moldavia e Russia. Quasi il 30% del campione intervistato, è privo di permesso di soggiorno e non può quindi prendere le ferie per tornare a casa dai parenti neppure una volta all’anno. Il 48% è laureata, ma il suo titolo di studio non è riconosciuto in Italia. Il 20% ha conoscenze da infermiera e mette in pratiche queste competenze nell’accudire gli anziani. Le difficoltà maggiori che sono emerse dalle donne sono legate alla lingua e alla forte nostalgia verso la propria famiglia, rispetto al lavoro di badante la difficoltà più grossa è invece legata all’avere poco tempo per se stesse. L’80% ha però dichiarato di trovarsi bene con l’anziano e di andarci d’accordo.
Un tema, quello delle badanti, posto dal vescovo di Rimini, mons. Francesco Lambiasi, all’attenzione dei politici, in occasione della festa del patrono S.Gaudenzo. Parlando alle autorità, dopo aver richiamato il problema dell’immigrazione, ha precisato: “Vorrei attirare l’attenzione sul fenomeno delle badanti che si prendono cura di persone anziane o disabili, o che esercitano il servizio di collaboratrici domestiche. Va notato che, assistendo un anziano o un disabile, le donne immigrate fanno risparmiare denaro pubblico alle istituzioni che dovrebbero offrire residenze sanitarie o almeno sussidi proporzionati per l’assistenza a tali persone. Inoltre le badanti, fornendo un’assistenza domiciliare, sono in grado di offrire un qualità di cura “a livello familiare” che le relative strutture pubbliche non possono prestare. Mi unisco perciò a quanti, a cominciare dalle famiglie degli anziani e dei disabili che usufruiscono del lavoro di cura da parte delle badanti, chiedono che venga accolta la richiesta della loro regolarizzazione, secondo la legge”.

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