Le case coloniche a Rimini stanno scomparendo: ‘Aggiornare il monitoraggio’
Piccoli appezzamenti di terreno intorno alla casa di un colono. Rimini è nata così, fin dall’epoca romana. Poi lo sviluppo, e le case coloniche sono state pian piano accerchiate dai palazzi e dalle aree artigianali: diventando man mano una rarità che rischia ormai di sparire completamente. Il sistema dei vincoli per i restauri appare non sempre uniforme: previsto il restauro conservativo per gli edifici classificati con una stella e quello scientifico per i due stelle.
Negli anni ’70 – scrive il settimanale Il Ponte che alla questione sta dedicando da settimane un’ampia inchiesta – erano oltre 200 gli edifici “stellati” del forese, poi il vincolo comunale fu tolto al 50% di questi. Un sistema che resta a volte troppo stringente, a volte talmente benevolo da lasciare il passo allo stravolgimento – e così sorgono le palazzine – o addirittura all’abbattimento. Anche i vincoli troppo stringenti, di fatto fanno strada all’abbandono, per via dell’inerzia o della mancanza di mezzi dei proprietari. San Martino Monte l’Abbate. Qui c’è l’esempio della città che avanza, con alcune case coloniche in rovina strette tra l’area artigianale. Spiega Marcello Cartoceti, ex presidente dell’associazione Ricerca storico-archeologica, esperto di valorizzazione del patrimonio culturale: “Succede che la casa venga abbandonata o lasciata a se stessa perchè risistemarla secondo determinate normative comporta alti costi. Mentre una volta che è crollata, poi si ha più facilmente mano libera per farci altro”. Cosa dovrebbero fare Comune e Sovrintendenza? “Il Comune ha già fatto dei passi in avanti, e una serie di censimenti. Questi andrebbero essere aggiornati, in un lavoro sinergico con la Sovrintendenza, che al momento non fa molto oggettivamente. Si occupa in generale di tutela del paesaggio. Sugli immobili viene fatto poco, perchè il vincolo della Sovrintendenza è molto più restrittivo del vincolo comunale e comporta una serie di aggravi di carattere fiscale e economico per il Ministero stesso. E forse non vale neppure la pena di applicare questo su tutte le case coloniche, ma su quelle di maggior pregio e importanza storica sì”.
Andiamo in zona Gros: qui ci sono molte case coloniche, alcune delle quali in rovina, altre sorgevano fino a poco tempo fa, ora al loro posto sono in costruzione nuove unità abitative da quattro o più appartamenti. Qui sorge anche il Colosseo dell’Ausl: dove prima c’era una casa colonica. Il gruppo Facebook La Rimini che non c’è più, si chiede dove sia finita almeno l’epigrafe del ‘700 che c’era sopra. Dice Cartoceti: “Si trattava per altro di una casa “stellata”. Evidentemente l’interesse pubblico per la realizzazione della struttura sanitaria ha fatto sì di superare la tutela. Per quanto riguarda la lapide, si tratta di testimonianze storiche importanti. Bisognerebbe innanzitutto fare dei controlli per verificare che sia andata effettivamente persa. In caso venisse ritrovata, il luogo per queste testimonianze, essendo di fatto dei documenti, sono gli archivi, lo stesso museo della città”.
(NewsRimini.it)
Nella foto, a lato, Marcello Cartoceti












