Lavoro precario e calo del Pil. I dati dell’Osservatorio CGIL
Lo studio ha visto confrontarsi allo stesso tavolo rappresentanti del sindacato ma anche l’assessore provinciale al lavoro Soldati e il direttore della Camera di commercio Temeroli.
Il 2011 vede 7Milioni di ore di cassa integrazione nel 2011, più 7,8% il tasso di disoccupazione, il più alto in Regione (pari a 5,7%), quasi 4mila occupati in meno. Da sottolineare la forte flessione (-7,5%) del Pil pro capite nel 2010, a fronte di una leggera crescita regionale dello 0,1% . Valore che porta Rimini al penultimo posto rispetto al terzo del 2009.
Dall’osservatorio emerge anche che Rimini è una provincia giovane dove contemporaneamente aumenta il carico sociale, con una netta vocazione al terziario e una significativa presenza di lavoratori autonomi.
I dati del 2010 presi in considerazione in questo Osservatorio – così come alcuni relativi al 2011 – delineano, inoltre, un quadro a tinte ancora più fosche e denso di contraddizioni:
– la provincia di Rimini presenta il tasso di disoccupazione più alto dell’intera Regione,
– il costante aumento delle assunzioni temporanee a scapito del lavoro a tempo indeterminato,
– l’esplosione del ricorso alla cassa integrazione e, nello specifico, della cig in deroga che, come noto, riguarda in buona misura le imprese artigiane, nervo fondamentale del tessuto produttivo e imprenditoriale locale (così come dell’economia regionale).
Nel contempo, sempre nel 2010, è aumentato il numero delle imprese attive, delle esportazioni e del fatturato. Sembra dunque di assistere, sempre più, ad una “crescita” o “ripresa”, che dir si voglia, dell’economia nel suo complesso senza però esservi un corrispettivo aumento dell’occupazione.
Serve un investimento sul futuro del territorio che coinvolga tutti gli attori: istituzioni, organizzazioni sindacali, associazioni di categoria, per:
1) fornire lavoro di qualità ai giovani con istruzione universitaria con scarse prospettive occupazionali nel territorio e ai giovani con percorsi di istruzione di formazione professionale;
2) destagionalizzare il turismo con la crescita del turismo congressuale e fieristico (pari a un terzo delle presenze turistiche complessive)
3) sostenere il punto di forza del settore turistico alberghiero riminese: le piccole e medie imprese, in sempre maggiori difficoltà (alti costi per la gestione in affitto, rischi di infiltrazione criminale, ecc.)
4) ripensare l’intero settore turistico, rendendolo più sostenibile e puntando su specializzazione e valorizzazione del patrimonio artistico culturale ;
5) la specializzazione nel turismo può far ripartire un ciclo di sviluppo che coinvolge la manifattura, anche l’agricoltura di qualità, introducendo pure il segmento enogastronomico come componente importante per valorizzare l’agricoltura locale.












