La spiaggia che verrà. Per Sanchi paure immotivate ma Zanzini teme effetto iper
Resta acceso il dibattito a Rimini sul futuro dell’arenile alle prese con le macro-aggregazioni previste da nuovo piano spiaggia e le gare per l’affidamento delle concessioni. Tra i timori degli addetti ai lavori c’è quello che l’ingresso di operatori strutturati o di grandi gruppi possa rappresentare un rischio per l’imprenditoria locale. “Una preoccupazione comprensibile, ma probabilmente il tema va letto in modo più ampio” chiarisce il consulente finanziario Gianfranco Sanchi secondo cui “il punto non è tanto la dimensione di chi partecipa, quanto la qualità delle regole con cui si compete e la capacità del sistema locale di affrontare una fase nuova”.
“Le macro-aggregazioni – spiega - richiederanno inevitabilmente maggiore capacità finanziaria, progettuale e organizzativa. Questo può modificare gli equilibri a cui siamo stati abituati, ma non significa necessariamente impoverire il tessuto imprenditoriale locale”. L’ingresso di nuovi capitali può generare infatti investimenti, innovazione, riqualificazione, maggiore qualità dei servizi e anche nuova occupazione. “Può soprattutto contribuire – dice Sanchi - ad alzare gli standard complessivi dell’offerta” perché “la concorrenza, quando è accompagnata da regole corrette, non dovrebbe essere vista come una minaccia da contenere, ma come uno stimolo alla crescita”.
Il consulente riconosce però che “aggregazioni di dimensioni maggiori possono richiedere risorse che non tutti gli operatori possiedono individualmente” ma il problema si può affrontare senza limitare l’ingresso di operatori esterni, ma creando “le condizioni affinché anche l’imprenditoria locale possa presentarsi più strutturata e competitiva”. E, secondo Sanchi, anche l’eventuale incremento dei prezzi a fronte di investimenti più rilevanti e servizi di qualità superiore non deve preoccupare perché “nel turismo, il prezzo non viene deciso unilateralmente dall’imprenditore ma viene continuamente misurato dalla domanda, dalla concorrenza e dalla capacità del cliente di riconoscere valore nel servizio offerto”. Il rischio non è quindi l’arrivo di capitali esterni ma la creazione di un sistema che non riesce più ad attrarre investimenti, competenze e innovazione. Il futuro dell’arenile non deve passare dalla sterile contrapposizione tra operatori locali e grandi gruppi ma da gare, evidenzia Sanchi, “nelle quali vengano premiati qualità progettuale, sostenibilità economica, capacità gestionale, innovazione e ricadute positive sul territorio”. "Perché tutelare il nostro sistema turistico non significa conservarlo esattamente com’è – conclude -. Significa metterlo nelle condizioni di evolvere e competere meglio”.
Posizione diversa invece quella del presidente di Confcommercio Giammaria Zanzini che mette in parallelo il futuro della spiaggia con quanto accaduto nel commercio dove “crescita dimensionale, investimenti ed efficienza non coincidono automaticamente con il rafforzamento del tessuto delle piccole imprese”. “Per anni – spiega – ci è stato spiegato che i grandi centri commerciali e la Gdo avrebbero portato più investimenti, più servizi, maggiore efficienza e più scelta. Il sistema organizzato veniva inoltre presentato come un modello capace di generare investimenti, maggiori oneri di urbanizzazione a beneficio del territorio e, di conseguenza, nuove opportunità occupazionali. Ma sappiamo che, nella realtà, queste aspettative non sempre si sono tradotte nei risultati annunciati. In parte alcuni benefici ci sono stati, ma conosciamo anche l’altra faccia di quel processo: migliaia di piccoli negozi hanno perso spazio e competitività, molte attività familiari sono scomparse e in tanti casi si è indebolita la rete commerciale che dava identità e vitalità ai nostri territori. Non vorremmo accorgerci fra qualche anno di avere applicato alla spiaggia lo stesso modello”. Il punto, per Confcommercio, non è quindi opporsi al cambiamento. “La spiaggia deve innovare, investire e qualificare i servizi. Ma una cosa è mettere insieme più imprenditori locali perché possano essere più forti, altra cosa è creare grandi comparti che, per dimensione e fabbisogno finanziario, possano diventare progressivamente terreno naturale per grandi gruppi, S.p.A. o fondi di investimento. Il rischio è che oggi si aggreghi per competere e domani ci si ritrovi ad essere acquisiti da chi dispone di risorse straordinariamente superiori”. Per Zanzini, anche le procedure di gara non risolvono automaticamente il problema: “Una gara formalmente aperta non garantisce da sola una concorrenza sostanzialmente equilibrata. Se le dimensioni dei progetti diventano tali da favorire chi dispone dei capitali maggiori, il rischio è arrivare, nel tempo, a meno operatori, meno pluralità e maggiore concentrazione.
Per questo riteniamo che le micro-aggregazioni siano lo strumento più coerente con il modello riminese: permettono di condividere investimenti e servizi senza cancellare l’imprenditorialità diffusa, in linea con quanto evidenziato da tempo anche dal presidente SIB-Confcommercio Riccardo Ripa. La domanda che dobbiamo porci oggi non è soltanto quante risorse riusciremo ad attrarre, ma chi controllerà domani la nostra spiaggia. Altrimenti come garantiamo che, insieme alle concessioni, non si perda anche quel capitale umano e imprenditoriale che ha fatto la storia e le fortune del modello riminese?”.










