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il monito degli ambientalisti

La grande siccità. Legambiente: il Po soffre e a Rimini si pensa a nuove piscine

In foto: @regione ER
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Redazione
   
Tempo di lettura 4 min
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"La grande siccità è tornata a colpire la pianura padana ma a Rimini si continua a ragionare come se nulla fosse". Il monito arriva da Legambiente Emilia-Romagna che legge alcuni dati e attacca le politiche riminesi che promuovono nuove piscine in spiaggia. L'associazione ambientalista parte dalla grave situazione di questa torrida e asciutta estate 2026.  Il principale segnale d’allarme arriva dal livello del Po a Pontelagoscuro, nel Ferrarese: qui la portata del fiume è scesa a circa 313 mc/s (metri cubi al secondo); la media storica è di circa 1.500 mc/s. L’Autorità di bacino ha innalzato il livello di severità idrica da “medio” ad “alto”, mentre il mare continua a penetrare nell’alveo del fiume: il cuneo salino è già arrivato a circa 25 chilometri dalla foce. Oltre cento comuni tra Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna stanno incontrando difficoltà negli approvvigionamenti, in alcuni casi con la necessità di ricorrere alle autocisterne. L’acqua salata nel delta del Po mette a rischio i terreni agricoli e la disponibilità di acqua per l’irrigazione. A questo si aggiunge una situazione meteorologica sempre più difficile. Secondo i dati ARPAE relativi a giugno, in Emilia-Romagna sono caduti mediamente 27,9 millimetri di pioggia, contro un valore mediano di 79,8 millimetri nel periodo 1991-2020: un deficit superiore al 75%, che corrisponde a una condizione di siccità estrema. Contemporaneamente, il caldo e la scarsità di precipitazioni hanno fatto aumentare la richiesta irrigua delle aziende agricole: l’incremento stimato da ARPAE è del 40% rispetto alla media.
 
"Anche in queste condizioni - lamenta Legambiente - però il dibattito politico sembra ancora una volta concentrarsi sulla costruzione di nuove infrastrutture". Viene citata l'ipotesi di costruire un nuovo invaso che affianchi la diga di Ridracoli e un nuovo canale di derivazione di circa 1,2 chilometri per trasferire acqua dal fiume Rabbi alla diga di Ridracoli. Ma la risposta per gli ambientalisti non sta in nuove costruzioni, soprattutto quelle che si stanno prospettando per Rimini dove "si discute dell’approvazione della variante al Piano dell’arenile del Comune, che consentirà anche alle “micro-aggregazioni” di stabilimenti balneari di realizzare biopiscine fino a 100 metri quadrati e terrazze panoramiche. La motivazione è quella di “andare incontro alle mutate esigenze del turista”, ma non si possono ignorare, a questo punto, anche le mutate esigenze del territorio".


"Non siamo contrari al turismo, alla riqualificazione degli stabilimenti balneari o alla possibilità di innovare l’offerta turistica – dichiara Francesco Occhipinti, direttore di Legambiente Emilia-Romagna – ma davanti a una crisi climatica, che sta rendendo l’acqua una risorsa sempre più scarsa, dobbiamo avere il coraggio di stabilire delle priorità. Mentre il Po è in sofferenza, il cuneo salino avanza e agli agricoltori viene chiesto di fare i conti con il blocco dei prelievi, autorizzare nuove piscine sul litorale di Rimini appare una scelta quantomeno miope. Non è una questione di demonizzare una biopiscina da 100 metri quadrati: è una questione di quale modello di sviluppo vogliamo costruire per il nostro territorio. Prima di autorizzare nuove strutture che possono aumentare la domanda di acqua ed energia, dovremmo chiederci quale sarà la disponibilità reale di queste risorse nei prossimi anni e come garantiremo l’acqua alle comunità, all’agricoltura e agli ecosistemi".
 
"Il paradosso – commenta Occhipinti – sarebbe progettare piscine per rinfrescare i turisti mentre il territorio circostante soffre per la mancanza d’acqua. La battuta che ormai circola sulle “rane bollite” rischia persino di diventare più azzeccata del previsto. Il punto non è scegliere tra turismo e ambiente: dobbiamo costruire un modello turistico capace di adattarsi alla crisi climatica, non di ignorarla. Rimini ha bisogno di una politica capace di guardare oltre la prossima stagione turistica, perché il cambiamento climatico non aspetta il prossimo Piano dell’arenile e la crisi idrica non si risolve con una terrazza panoramica".

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