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La flessibilità in un libro. Presentato il volume sul lavoro precario

di Redazione   
Tempo di lettura 2 min
Gio 27 Apr 2006 19:07 ~ ultimo agg. 11 Mag 16:06
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Il libro – che fornisce i dati sulla consistenza del lavoro atipico in provincia di Rimini, spiegando il punto di vista degli attori locali e contemporaneamente riportando testimonianze dirette dei lavoratori flessibili sulle modalità e risorse con cui fronteggiano l’instabilità occupazionale – è stato presentato dal vicepresidente della Provincia Maurizio Taormina.
Illustrando i dati dell’occupazione in provincia, il vicepresidente si è detto confortato dal basso tasso di disoccupazione, in dimunizione rispetto al passato e ora intorno al 4,7% (vicino al 3,8 della media regionale e ben al di sotto del 7,7% di quella nazionale) ma ha sottolineato come occorra riservare attenzione ai dati dell’occupazione, che parlano di 130mila occupati, impiegati per il 70% nel settore dei servizi: 33mila, ovvero 1 su 4, sono atipici. “A questi occorre guardare – ha detto Taormina – e ai soggetti più deboli, quelli che hanno accumulato scarso credito formativo, che perdono il lavoro in età avanzata o alle donne sole con figli. Il nostro obiettivo, con questa ricerca, era conoscere meglio, indagare quei mondi, partendo dalle vicende con cui siamo venuti in contatto per esempio con le recenti crisi aziendali che hanno interessato la nostra zona. Inoltre, se c’è occupazione sul nostro territorio, dobbiamo però rilevare come siano più di 20mila le richieste di disponibilità al lavoro presso i nostri centri per l’impiego”.

Presente anche uno dei curatori, Nicola De Luigi, che ha sottolineato che se Rimini si confronta da sempre con la flessibilità attraverso il lavoro stagionale, e che se questa non necessariamnete è vissuta in maniera problematica dai lavoratori, può diventarlo, soprattutto quando sorgono disagi familiari: a rischio le donne in caso di separazione, o le famiglie in cui viene meno la stabilità lavorativa del maschio. A rischio di sfruttamento inoltre gli immigrati, che leggono il lavoro atipico semplicemente come un’occasione da cogliere.

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