Interventi di mastoplastica mal riusciti: riminese risarcita dal chirurgo
Dovrà essere risarcita con oltre 33mila euro la riminese rimasta vittima di una serie di interventi chirurgici mal riusciti. Si conclude dopo sei anni di battaglia legale il primo grado di giudizio di una vicenda iniziata nel 2002. Il Tribunale di Rimini ha condannato il chirurgo plastico, un 76enne residente nel bolognese, a risarcire il danno.
Il calvario della donna, una riminese di 64 anni, è iniziato nel marzo di 13 anni fa, quando si sottopose a un primo intervento di mastoplastica additiva. A causa di complicazioni (indurimento della capsula e dolore persistente), la donna dovette tornare in sala operatoria nel 2003, nel 2014 e ancora nel novembre 2015. Nonostante i quattro interventi eseguiti dallo stesso professionista in una clinica riminese, la situazione non era migliorata: da un’ecografia del 2016 era emerso un nuovo problema all’interno della mammella. A livello estetico la donna presentava un "grave inestetismo", con vistose cicatrici e lo svuotamento dei poli mammari. Da qui la decisione di rivolgersi all’avvocato Massimiliano Orrù che l’ha accompagnata nel percorso legale.
Nei giorni scorsi è arrivata la decisione del Giudice unico Fabrizio Melucci, che, avvalendosi anche delle consulenze di alcuni periti, ha individuato la responsabilità del chirurgo, in particolare nell'ultimo intervento del 2015. Secondo la sentenza, il danno era prevedibile e prevenibile utilizzando protesi più grandi rispetto a quelle usate. Un altro punto della condanna riguarda la violazione del diritto all'autodeterminazione. Il Tribunale ha rilevato, infatti, che i moduli di consenso informato erano incompleti e ha sentenziato che la paziente non era stata adeguatamente informata dei rischi. La richiesta di risarcimento era di oltre 96mila euro. Il giudice ha infatti riconosciuto il danno biologico e quello morale ma ha rigettato le richieste per danno psichico e riduzione della capacità lavorativa. Il chirurgo, difeso dall’avvocato Maurizio Vergata, ha sempre sostenuto di avere eseguito in modo corretto gli interventi e ha chiamato in causa la sua compagnia assicurativa. L’assicurazione si era, infatti, rifiutata di coprire il danno perché sosteneva, tra le altre cose, che il medico l’avesse avvisata in ritardo e avesse omesso di dire che operava in più cliniche. Il giudice ha però respinto tutte le eccezioni della compagnia, condannandola a farsi carico del danno provocato, fatto salvo per una franchigia del 10% prevista dal contratto. La paziente dovrà essere risarcita anche degli 8.000 euro di spese legali.










