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In Caritas il saluto di fine anno. I messaggi di Vitali e Palomba

di Redazione   
Tempo di lettura 22 min
Sab 14 Dic 2013 17:53 ~ ultimo agg. 17 Mag 00:07
Tempo di lettura 22 min

Il Prefetto Palomba ha sottolineato il lavoro dei tavoli anticrisi e ribadito i risultati come il distretto turistico di prossima attivazione. Ricordando anche come gli enti locali abbiano saputo cercare sinergie mentre a livello centrale faticano ad arrivare risposte.
Il presidente Vitali ha ricordato, in quello che probabilmente sarà l’ultimo saluto di fine anno per la Provincia nel ruolo fino ad oggi, l’importanza di quanto fatto dall’ente dalla sua nascita a oggi. Con la consapevolezza che il pubblico non può più sostenere il peso degli investimenti per il territorio senza l’apporto di un privato. Indicando nella casa di cura Montanari, premiata con quello che sarà forse l’ultimo “Made in Rimini”, un esempio di responsabilità virtuosa da cui ripartire.

(foto Newsrimini.it)
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Il testo del saluto del Prefetto Claudio Palomba:

Eccellenza, Autorità Civili e Militari,

nel porgere il saluto a voi tutti, ringrazio in primo luogo Mons. Lambiasi per aver condiviso il progetto di tenere in questa sede il momento di incontro che stiamo vivendo e la Caritas Diocesana per averci ospitato e per aver favorito questa occasione, finalizzata al tradizionale scambio di auguri per l’approssimarsi delle Festività del Santo Natale e del nuovo Anno.

E un saluto e un grazie, unitamente ai sensi di stima, lo rivolgo anche alle Autorità della confinante Repubblica di San Marino con la quale sempre più frequenti, cordiali, intensi e proficui sono non solo i rapporti istituzionali con il nostro Paese, ma anche quelli di “buon vicinato” con la nostra provincia.

Un saluto e un grazie ai parlamentari del territorio che stanno assolvendo il non facile compito di essere nel contempo rappresentanti di questa terra e membri istituzionali.

Come consuetudine, in questa circostanza si è soliti proporre qualche riflessione sull’anno trascorso e tentare di abbozzare un piccolo bilancio delle attività svolte.

E’ il mio secondo Natale in questo territorio, che ho avuto modo di conoscere più approfonditamente e che ho apprezzato con sempre maggiore convinzione.
E’ una provincia attraversata da un grande impegno di tutti gli Amministratori Locali – molti dei quali ho avuto l’opportunità di conoscere personalmente – a partire dal Presidente della Provincia e dal Sindaco del Comune di Rimini, con i quali ho avuto maggiori occasioni di incontro e di collaborazione e che saluto con immutata stima, fino ad arrivare ai Sindaci dei Comuni più piccoli che forse ancor più risentono non solo dei vincoli dettati dal “Patto di stabilità”, ma anche dell’impossibilità di poter fronteggiare situazioni di disagio sempre più presenti e gravi.

E non è un caso che due di questi Comuni – Poggio Berni e Torriana -, chiamati recentemente ad esprimersi con un referendum che conducesse alla loro fusione, hanno dato l’assenso, attraverso la volontà popolare, a progettare insieme una nuova esperienza amministrativa.

A tutti gli Amministratori, va il ringraziamento per l’attività non facile, svolta all’interno di ciascuna comunità e l’auspicio di poter presto passare dall’altro versante, insieme a tutti i cittadini del territorio, per cominciare finalmente a scendere da questa faticosa arrampicata.
I Sindaci conoscono perfettamente i bisogni delle loro comunità e, come purtroppo sempre più di frequente accade, provano crescenti difficoltà a poter sorreggere le numerose situazioni di disagio di famiglie e singoli cittadini che non riescono a venir fuori – o che si sono aggiunti proprio in questo 2013 -, da questa onda lunga di una crisi che sembra non aver mai fine.
Le manifestazioni di protesta che si sono susseguite un po’ ovunque – senza voler in alcun modo entrare nel merito delle stesse – sono comunque sintomatiche di un malessere diffuso che in ogni caso non può lasciare indifferenti.

La scelta di questo luogo, ove numerosi volontari della Caritas Diocesana compiono ogni possibile sforzo per lenire sofferenze e povertà, è indicativa di una volontà di ripartire dalle persone che maggiormente patiscono il perdurare della situazione di crisi e versano in uno stato di indigenza che non può e non deve sottrarre loro il prezioso bene della dignità della persona.

Situazioni personali e familiari non di rado figlie delle gravi difficoltà oggettive delle aziende che non riescono a far quadrare i conti, tra mercato che langue, fiscalità che preme, settori creditizi in difficoltà e burocrazia eccessiva, cui si aggiungono purtroppo – in uno scenario internazionale che però nel panorama della globalizzazione coinvolge tutti – anche quelle aziende che non sempre agiscono secondo un’etica.

Infatti non sono isolati i casi di crolli economici e finanziari – determinati da responsabilità societarie e pericolosi abbassamenti delle garanzie – dalla retribuzione alla sicurezza.

Con l’Esortazione Apostolica “Evangelii gaudium”, di recente promulgazione e che potrebbe essere definita il suo “manifesto programmatico”, Papa Francesco ha chiaramente delineato anche i presupposti e gli obiettivi di questo tipo di economia malata, invitando ad una permanente azione missionaria e a vivere un forte dissenso proprio nei confronti di quell’economia che uccide.

E riguardo al denaro, ribadisce che assumendolo come riferimento di vita, la logica conseguenza è che generi nuove schiavitù e favorisca responsabilità individuali che di solito non vengono considerate.

E il nostro Vescovo Mons. Francesco Lambiasi, nel discorso rivolto alle Autorità in occasione della festa di San Gaudenzo, è partito proprio dalle “gioie e dalle speranze” che costituiscono il presupposto del grande documento Conciliare “Gaudium et Spes”, tanto che lo stesso sito della Diocesi titola il testo in questione: “per una Rimini laboratorio della speranza”.

Speranza che il Vescovo ha palesato da raggiungere attraverso tre pilastri corrispondenti ad altrettante verità: solidarietà, sussidiarietà e responsabilità, stimati come veri principi animatori dello Stato sociale.

Su tali capisaldi, anche se non esplicitamente enucleati, si fonda anche il Tavolo inter istituzionale che la Prefettura ha avviato nel marzo scorso per monitorare gli effetti della crisi e per cercare soluzioni condivise tra i tanti soggetti che vi prendono parte, ad iniziare dalla stessa Diocesi, passando per la Regione, gli Enti Locali, la Camera di Commercio, le organizzazioni sindacali e le associazioni di categoria, gli istituti di credito, gli ordini professionali e gli organismi di assistenza sociale.

Un tavolo articolato in quattro gruppi di lavoro che forse molti dei presenti ricordano, ma che credo sia doveroso menzionare nelle singoli ramificazioni a beneficio di tutti : emergenza abitativa, famiglia e scuola; accesso al credito; occupazione; semplificazione e sburocratizzazione.

Tavolo e gruppi di lavoro che rappresentano per qualche aspetto anche la risposta “ante litteram” del territorio riminese alle Considerazioni generali del 47° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese reso, noto il 6 dicembre scorso, che inquadrano la società italiana come “sciapa e infelice in cerca di connettività”. Rapporto che pur ammettendo che il crollo atteso da molti non c’è stato, descrive una realtà nazionale ”più sciapa”, cioè “senza fermento”.

In questa provincia invece, evidentemente in controtendenza rispetto al deludente quadro dipinto dai dati in possesso del Censis –e questo ci è di conforto -, è emerso, proprio attraverso il Tavolo anticrisi ma anche con altre iniziative sorte sul territorio, un forte interesse per le tematiche di governo del sistema e la voglia di reagire di fronte a qualunque negatività che pur di sottofondo non mancherebbero.

Una grande partecipazione del territorio, quindi, al tentativo di individuare possibili percorsi utili, allo scopo di fronteggiare in modo condiviso l’onda lunga della crisi ed attutirne, per quanto nelle possibilità dei soggetti coinvolti, i preoccupanti effetti che – inevitabilmente – si riverberano sull’ intero tessuto sociale.

Iniziative concrete, come ad esempio quella della proposta del Distretto Turistico – che ha coinvolto anche le province di Ferrara, Ravenna e Forlì-Cesena – la cui formulazione è stata condivisa dalla Regione Emilia Romagna ed è attualmente in corso di approvazione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e che, in caso positivo, condurrebbe la Romagna a conseguire, tra le altre prerogative previste dall’attuazione del Distretto, la più ampia zona nazionale cosiddetta “a burocrazia zero”.

E qui occorre subito sottolineare, senza polemiche, che mentre il territorio (ben quattro province e la Regione) in tre mesi hanno condiviso un’esperienza dimostrativa di capacità e volontà innovativa, dopo ben sei mesi le Amministrazioni Centrali non danno ancora impulso e risposta a tale volontà.

Una scommessa che il territorio ha voluto fortemente e che dovrebbe consentire innanzitutto l’abbattimento delle barriere burocratiche non funzionali – ossia quelle che si frappongono come ostacolo più che tutelare l’interesse pubblico – attraverso una decisa riduzione degli iter amministrativi e la conseguente maggiore agilità per le imprese e quindi, più favorevoli condizioni anche per un tentativo di rilancio occupazionale. Anche l’Associazione Bancaria Italiana ha espressamente mostrato di guardare con favore alla nascita del Distretto Turistico stimandolo come una opportunità per il territorio e addirittura prevedendo forme di agevolazione finanziaria per le imprese appartenenti al Distretto in questione, nonché risorse economiche per il finanziamento di progetti ad esso collegati.

Per ciò che riguarda l’occupazione, in considerazione dell’incremento del tasso di disoccupazione e delle numerose crisi aziendali che hanno interessato questo territorio, è stato sottoscritto un protocollo d’intesa sulla prevenzione delle crisi aziendali e occupazionali.

Occupazione che, in particolar modo per i giovani, sembra rivelarsi sempre più come un miraggio, rischiando di creare una vera e propria frattura generazionale.

E, sempre con riguardo ai giovani, la Scuola, centro gravitazionale per eccellenza, oggi più che mai ha il delicato compito di formare non solo cittadini che abbiano competenze adeguate sotto il profilo culturale , ma che siano anche “menti pensanti” in grado di fronteggiare senza avvilimento e senza demordere, le tante sfide, a partire appunto dai processi occupazionali per i quali sono auspicabili sempre maggiori contatti tra il mondo del lavoro e quello della scuola.

Sul fronte del disagio sociale e in particolare dell’emergenza abitativa, in considerazione anche del notevole incremento di richieste di sfratti esecutivi per morosità registrati nell’anno 2013 , si è proceduto, con l’avallo del locale Tribunale alla stipula di un protocollo relativo alle pesanti implicazioni afferenti il problema casa.

Naturalmente sono delle gocce in un mare, ma esse vanno ben oltre il singolo risultato eventualmente ottenuto, perché rappresentano, in modo netto ed incontrovertibile, la volontà di un’intera comunità a voler remare in un’unica direzione per uscire insieme fuori dalle acque agitate.

Non va meglio neanche in alcuni segmenti, come quello dell’Aeroporto, il cui fallimento è stato formalmente decretato dal Tribunale di Rimini lo scorso 26 novembre.

E qui ripartirei proprio dalle parole del Presidente del Tribunale
che ha auspicato “la massima collaborazione per mantenere l’aeroporto al territorio e alla realtà locale dotata di una notevole capacità imprenditoriale”.

La delicatezza e l’importanza del salvataggio dell’aeroporto richiede equilibrio e capacità di confronto da parte di tutti, risultato non impossibile in una comunità che ha già dimostrato di sapersi coagulare
per sottolineare l’importanza di questa infrastruttura per il territorio riminese.

E vorrei evidenziare l’impegno messo in campo dai creditori, in particolare da alcuni istituti di credito interessati.

Un tema in cui è necessario ora soffermarsi è quello delle azioni di contrasto alla criminalità.

Pur sottolineando che Rimini ha un tessuto economico complessivamente sano, non possiamo non affermare che il problema della criminalità organizzata esiste e non va nascosto.

Ritengo però necessario precisare che sul fenomeno delle infiltrazioni provenienti da organizzazioni malavitose, occorre dare messaggi corretti. Se da un lato occorre non sottovalutare in alcun modo “la capacità delle mafie di sganciarsi dai propri territori per espandersi verso altri lidi”, dall’altro si ha il dovere di evitare che la realtà riminese possa essere genericamente assimilata o paragonata a ben altri tessuti sociali in cui le organizzazioni criminose prosperano anche grazie alle collusioni, conclamate o meno, di attori della politica e/o delle istituzioni.

Certo segnali estremamente preoccupanti sono emersi in molte delle ultime inchieste venute alla luce, che hanno evidenziato una presenza allarmante di alcuni esponenti della criminalità organizzata.

E su questo fronte, consentitemi di sottolinearlo con forza, vi sono in prima linea e con un’azione mai scollegata, la magistratura e le Forze di polizia di questa provincia che, pur tra mille difficoltà e con risorse non direttamente proporzionali alle sfide che il territorio propone, non cessano mai di fornire un elevato e costante contributo nella lotta alla criminalità, sia essa di organizzazioni malavitose sia anche di microcriminalità o di altri reati non meno importanti per il peso sociale (ivi compresi i reati di natura ambientale).

Su questo terreno voglio anche ricordare la proficua collaborazione avviata con la Repubblica di San Marino che troverà ulteriore consolidamento nella ratifica dell’Accordo di collaborazione in materia di contrasto alla criminalità organizzata e nella predisposizione di linee attuative, con il protocollo operativo definito nell’incontro tenutosi pochi mesi fa alla presenza del Vicecapo della Polizia.

In questa scia di collaborazione istituzionale – alla quale si unisce anche il prezioso apporto della società civile, quale ad esempio quello dato dalle associazioni -, si inquadrano esempi di chiara sintonia, come quelli in materia di abusivismo commerciale, lavoro nero, osservazione di quanto ruota attorno alle strutture ricettive.

L’azione di prevenzione sociale deve essere, infatti, unita alla efficace e meritoria azione della magistratura e delle forze dell’ordine, vale a dire occorrono azioni sul fronte culturale, per comunicare ai giovani giusti e sani valori, una adeguata azione di rilancio economico.

Insomma bisogna saper avanzare su tutti questi fronti.

Bisogna sostituire, al circolo vizioso che diventa criminalità, un circolo virtuoso che crei sotto tutti i profili le sopra evidenziate condizioni propizie per una maggiore sicurezza e fiducia, premessa necessaria per una crescita economica e per un risanamento sociale che inaridisca le radici della criminalità.

Si deve dare o recuperare la fiducia dei cittadini verso le istituzioni.

In questa attività penso sia assolutamente indispensabile anche il ruolo degli organi di informazione.

Ai principali attori di questa azione, Presidente del Tribunale, Procuratore della Repubblica, Questore, Comandante Provinciale dei Carabinieri, Comandante Provinciale della Guardia di Finanza, Comandante Provinciale del Corpo Forestale dello Stato, va il più sentito ringraziamento per l’attività svolta su versanti complessi e di così forte impatto per la comunità locale.

Nella predetta prospettiva, i segnali positivi sull’annosa vicenda della Questura, sono motivo di rallegramento oltre che per offrire un luogo più idoneo e decoroso per l’attività di operatori delle forze dell’ordine – in questo caso della Polizia di Stato -, anche perché in questo modo si attesta e si solidifica il ruolo delle strutture periferiche dello Stato sul territorio riminese, il cui dibattito si è riaperto nei giorni scorsi, dibattito che non dovrebbe ritornare sulle impronte date nel precedente provvedimento, vale a dire drastica riduzione dei presidi della sicurezza del territorio.

Alle Forze di polizia voglio unire anche il ringraziamento al Direttore e al Comandante della Casa Circondariale, al Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco.

Alla Polizia Provinciale e a tutte le Polizie Locali va il ringraziamento per l’encomiabile attività svolta.

Un plauso particolare alla Polizia Municipale di Rimini per la brillante operazione recentemente condotta, che ha consentito di dare un segnale di attenzione ad una zona particolarmente delicata nel nostro territorio.

In questa sede vorrei anche ringraziare, per l’impegno profuso, il mondo dell’istruzione, scuole e università – istituzione sana e vero laboratorio per il futuro della provincia e del Paese – attraverso il Direttore del Campus e il Dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale e tutti i Dirigenti degli Uffici periferici dello Stato e del Parastato.

Rinnovo, infine, il ringraziamento a tutti coloro che a vario titolo e facendosi interpreti di un’intera comunità, contribuiscono alla preziosa attività della Caritas Diocesana e, prendendo a spunto e testimonianza la loro presenza, ritengo doveroso plaudire anche ai tantissimi che in questa provincia, nei settori più disparati, svolgono un’insostituibile azione di volontariato sociale.

E guardando a loro e alle incredibili energie profuse da molti, il pensiero mi si è aperto su un’affermazione che un uomo di eccezionale spessore e di enorme rilevanza per il popolo sudafricano e non solo, come è stato Nelson Mandela per l’affermazione di irrinunciabili diritti legati alla dignità umana, ha pronunciato sull’impegno nella vita: << Ciò che conta non è il semplice fatto di aver vissuto, ma il cambiamento che siamo stati in grado di imprimere alla vita degli altri>>.

Consentitemi, infine, di sottolineare che chiunque, oggi, ha delle responsabilità deve essere guidato da una ambizione e speranza sul futuro del Paese e della comunità che amministra o dirige, deve allungare lo sguardo oltre l’orizzonte nel quale il quotidiano dibattito sembra volersi rinchiudere.

Mai come in questo momento una classe dirigente, al di là delle legittime e giuste diversità anche politiche, deve essere accomunata da un senso di responsabilità generale e dalla consapevolezza che vi è un limite oltre il quale quel senso deve prevalere.

Auguri. Auguri di cuore a tutti!

Claudio Palomba

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Il testo del saluto del presidente della Provincia Vitali:

Buonasera a tutti, e grazie per avere accettato l’invito del Signor Prefetto e mio.
Ringrazio il ‘Made in Rimini 2013’, la Casa di Cura ‘Montanari’ di Morciano di Romagna, da 100 anni al servizio quotidiano di un’area importante della nostra provincia.
Grazie al Dottor Claudio Palomba, per la straordinaria determinazione che anche quest’anno ha caratterizzato il suo lavoro a difesa del nostro territorio. Un lavoro, peraltro, non limitato al compito canonico dell’ordine pubblico e della sicurezza ma allargato meritoriamente a iniziative di protezione sociale nei mesi in cui la crisi economica ha aggredito il corpo riminese.
Grazie alla Caritas Diocesana, che ha detto sì alla proposta di tenere in questo luogo dalla fortissima simbologia un saluto istituzionale, volutamente inconsueto nei modi e nella forma.
Grazie ancora ai dipendenti della Provincia e, per estensione, a tutti i lavoratori riminesi che hanno consentito di portare a destinazione la scialuppa Rimini nel mentre della tempesta che ha investito il Paese.

Il destino nella data di nascita. Primo aprile 1992, la Gazzetta Ufficiale pubblica il decreto legislativo che istituisce la Provincia di Rimini. Un pesce d’aprile, come ebbe modo maliziosamente di far notare all’allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti una delegazione bipartisan di politici riminesi, ricordandogli che “Rimini aspetta di mangiare quel pesce dal 1907”. Aneddoto di una avventura in procinto di chiudersi. La Storia questo insegna: nulla è scolpito nella pietra. Dunque perché stupirsi se quel ‘pesce’ che venti anni fa doveva saziare una fame centenaria, ora si ha fretta di liquidare e dimenticare?

La Provincia di Rimini tra pochi mesi non ci sarà più, diluita in formule istituzionali ancora nebulose. Non voglio enfatizzare né drammatizzare; semmai tentare un bilancio onesto dell’Ente. In questa storia c’è poco di epico; resta al limite da meglio precisare il percorso di una comunità che, all’inizio degli anni Novanta e ancora alle prese con la crisi delle mucillaggini, reagì a suo modo a un trauma evidente.

Il primo vagito della Provincia di Rimini si colloca in quell’istante. Balza agli occhi l’anomala esposizione della Provincia di Rimini nella realizzazione e nel sostegno alla rete infrastrutturale strategica, definiti due decenni fa. La spiegazione sta tutta in quel particolare contesto: il territorio, la comunità provinciale scelse consapevolmente la strada degli investimenti straordinari a forte partecipazione pubblica per uscire da una difficile contingenza economica e da un evidente isolamento della politica e in generale dell’intera classe dirigente locale. La sufficienza con cui Bologna ci ha storicamente guardati contribuì a determinare la direzione e la reazione: il sistema Rimini si mise allora in gioco per reggere la concorrenza di mercato e le rughe della maturità del modello attraverso un artigianale prototipo di ripartenza, sbilanciato da subito sulla componente pubblica. Pur tra alti e bassi, questa macchina uscita direttamente dall’officina piuttosto che da un laboratorio ingegneristico ha retto bene il giro di pista. Sì, se Rimini non ha fatto la fine di molte altre località europee ‘a trazione accoglienza’ lo deve a questo anomalo sforzo istituzionale, condiviso per 15 anni dall’intero tessuto socioeconomico locale, che ha supplito a molte, troppe assenze centrali. Lo si deve affermare con una punta di legittimo orgoglio, proprio ora che questo ‘figlio’, prima esaltato, viene maldestramente disconosciuto da molti, troppi padri.

Ma faremmo un torto a noi stessi e soprattutto alla nostra comunità se non vedessimo e ammettessimo i limiti di un modello che età, crisi economica, finanziaria, politica, etica e morale sta forzatamente e brutalmente disarticolando. Le pesantissime difficoltà dell’architettura che sorregge il sistema infrastrutturale riminese sono la spia accesa di un problema anche più profondo. Ed è un problema di futuro, di identità, di bene comune cui di nuovo riconoscersi e appartenere, che si sintetizza in una frase banale: ‘Cosa facciamo adesso?’. Scarto la soluzione in apparenza più facile: replicare ancora quanto già andato in onda. Impossibile per mille motivi. Pratici, obbligati (la Provincia che a breve muterà ruolo e funzioni, l’anossia progressiva delle finanze comunali, la stagnazione di mercato che rende sempre più ad ostacoli la vita delle imprese e dunque degli organismi sindacali) e culturali. Recenti, dolorose vicende indicano come non si possa continuare a trascinare partite poco al di qua del rischio implosione. E, come riferito in precedenza, non tanto o non solo per questioni economiche. C’è anche un ruolo della politica a tutti i livelli- critica alla quale non mi sottraggo- che va ridimensionato per evidente difficoltà nell’imporre il passo del merito e della flessibilità pratica e mentale. Intendiamoci, non si tratta di indebolire il senso della democrazia rappresentativa e della sua forme organizzate: io credo che una politica capace di delegare, fare non uno ma due passi indietro, sia più forte, credibile, autorevole. A patto che dall’altra parte non trovi il vuoto, perché- diciamocelo pure con franchezza- non raramente la politica ha esondato (volentieri) i suoi compiti per l’assenza (compiacente) di un capitalismo nostrano, refrattario ad assumersi responsabilità. Al passo indietro dell’uno, deve corrispondere al millesimo il passo avanti dell’altro: un ingranaggio delicato ma indispensabile.

Dico questo nel momento in cui tutta la zavorra del Paese parrebbe interamente ascritta ai vizi e agli sprechi della classe dirigente pubblica: una mezza verità. Manca l’altra mezza, vale a dire la maturità discontinua della componente privata che a parole si richiama al mercato ma nei fatti sceglie ancora una logica protezionistica dettata dalla paura della competizione. Guardo a Rimini, territorio che tutti noi definiamo con giusta convinzione ‘eccellente’ nella sua componente imprenditoriale: quante delle nostre aziende hanno scelto la collocazione in Borsa? Questo per affermare come il salto d’epoca, la nuova stagione di un sistema anomalo come quello riminese non possa che transitare da un riequilibrio delle responsabilità, con la componente pubblica delegata a definire un quadro certo e trasparente di regole e il privato a impegnarsi nell’ambito di una crescita dove il lavoro, l’innovazione, gli investimenti garantiscano quella competitività non protetta né ‘dopata’ capace di creare ricchezza per l’impresa e per il territorio. Il nostro è un territorio che, nei prossimi cinque anni, dovrà rendersi semmai attrattivo per investitori privati interni e esterni. Lo fanno tante altre aree d’Europa e dell’Italia, con evidenti benefici sia nella rigenerazione urbana che d’entusiasmo collettivo; perché non dovrebbe farlo Rimini?

Non vedo altra soluzione e diffido di alternative ibride. Non possiamo neanche pensare di diluire i problemi nel mare magno delle ‘aree vaste’: è sicuramente una buona precondizione, una partenza lanciata ma non l’approdo che, a mio modo di vedere, non può essere che quello dettato dall’equilibrio del mercato. Privatizzare realmente, percorsi chiari e aperti a ogni soggetto piccolo o grande che abbia idee e voglia, regole e tempi certi, managerialità delle gestioni, poco timore della concorrenza: un piano strategico per questo territorio credo debba tenere conto di questo scenario, che la crisi ha indubbiamente accelerato.

La Provincia, con ogni probabilità, reciterà un ruolo da caratterista e non più da protagonista su tale quinta. Come ho detto all’inizio, non è il caso di rimpiangere alcunché. Importa semmai dare risposta alle copiose questioni indefinite e legate all’eliminazione di questo livello istituzionale: le strade, le scuole, il sostegno all’handicap, quei progetti intercomunali stridenti con un campanilismo che sta vivendo un evidente ritorno di fiamma. Questioni sospese sulle quali alcuna riforma governativa si è preoccupata di andare al di là di un comunicato o una conferenza stampa. In questo rifiuto della complessità, in questo puerile tentativo di semplificazione/annullamento di questioni delicatissime (a partire dal destino dei dipendenti), c’è un po’ tutto il dramma nazionale di questi anni, di questi mesi, di questi giorni.

Certo, i problemi più brucianti, le sofferenze vere sono in luoghi come questo, non a caso scelto insieme al Signor Prefetto per evidenziarne la centralità pratica e simbolica. Questo è uno dei luoghi in cui la parola ‘crisi’ si misura ogni giorno in vicende drammatiche e angoscia individuale e familiare e non in statistiche o analisi teoriche. L’ultimo atto del ‘Made in Rimini’ non poteva che consumarsi qui; un brusco richiamo alla irragionevolezza della disperazione e alle nostre responsabilità. Ma non solo: la scelta vuole anche essere un invito a ripartire da queste mura, ritrovando le ragioni di un futuro nel quale saremo forti se sapremo meglio proteggere i deboli; se non avremo paura di guardare in faccia alla verità; se non ci chiuderemo nei palazzi reali o virtuali dei privilegi, della rendita, degli interessi corporativi da tutelare prioritariamente; se torneremo a prenderci almeno un rischio. Il saluto di fine anno nella sede della Caritas è in definitiva un messaggio di speranza, un ricominciare daccapo, rendendo simbolicamente il giusto merito anche a un’impresa che, nel corso di 100 anni di vita, ha fatto del sogno e dell’impegno di una persona e di una famiglia il punto di riferimento di un’intera comunità: la clinica Montanari di Morciano di Romagna. Prima ho accennato al nuovo ruolo che dovrebbe assumere il privato nella rifondazione di un nuovo modello di sviluppo locale: nulla di particolarmente rivoluzionario o epocale perché, come è il caso della struttura sanitaria morcianese, ci sono già esempi virtuosi di responsabilità e capacità in grado di far crescere i luoghi in cui operano e lavorano. Occorre semmai che le eccezioni diventino la normalità. E’ questa la sfida per il futuro. E’ questa l’eredità che vuole lasciare la Provincia di Rimini che, da buon pesce, ritorna nel suo mare.

Grazie.

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