Impianto eolico. Wind 2020: stiamo completando la documentazione per il MITE
A che punto è il progetto dell’impianto eolico? Si è fermato o va avanti? Domande di grande attualità soprattutto in queste ultime settimane in cui il caro bollette è prepotente e in cui la riflessione su rinnovabili, autonomia energetica e transizione ecologica è all’ordine del giorno. L’iter è lungo e articolato ma procede. A spiegarlo è l’architetto Giovanni Selano che per Energia Wind 2020, la società proponente dell’impianto off-shore, si occupa di architettura, paesaggio ed energia. Proprio in questi giorni compie un anno la conclusione della prima fase istruttoria (risale al febbraio 2021) relativa alla Concessione Demaniale Marittima: “Il rilascio dell’atto – spiega l’architetto – avverrà solo a fine iter complessivo (che prevede in sequenza la Valutazione di Impatto Ambientale e la parte più strettamente tecnica relativa all’Autorizzazione Unica) perché solo all’esito di tali fasi istruttorie sarà chiara l’esatta ubicazione delle opere marine e terrestri“.
Dopo la fase istruttoria la società ha avuto una serie di interlocuzioni con i ministeri per concordare la prosecuzione dell’iter, visto che il MITE, il Ministero per la Transizione Ecologica, è di recente costituzione.
La Seconda fase prevede l’avvio del procedimento di VIA, la valutazione di impatto ambientale, presso il Mite.
“Dopo la conclusione della prima fase istruttoria è stato necessario approfondire vari aspetti del progetto prima di avviare il procedimento di VIA; il progetto ha recepito le prescrizioni e le osservazioni degli enti e portatori di interesse intervenuti nel corso del procedimento sin qui svolto e riporta anche delle alternative, come richiede la norma; per predisporre tutta la documentazione necessaria – spiega Selano – abbiamo individuato e incaricato consulenti specializzati, eseguito alcune indagini in campo e redatto lo Studio di Impatto Ambientale; quest’ultimo è corredato da studi che approfondiscono i temi maggiormente sensibili (impatti su pesca, turismo, specie marine protette, avifauna, archeologia, paesaggio, analisi costi benefici sociali e altri; tra questi vi è un’indagine campionaria a corredo dello studio sul turismo, condotta la scorsa estate). Allo stato attuale stiamo predisponendo tutta la documentazione per presentarla agli enti maggiormente coinvolti e per procedere alla trasmissione ufficiale”
A detta dell’architetto sarebbe questione di poco tempo: “nel giro di poche settimane saremo pronti a rendere disponibile la documentazione e ad avviare il confronto, che sarà portato avanti a prescindere dalle fasi di consultazione comunque previste dalle norme in materia di VIA”. Per visionare nel dettaglio il progetto e gli studi a corredo sarà dunque, necessario, attendere ancora qualche settimana.
Il progetto dell’impianto eolico ha diversi detrattori: associazione ambientaliste, con capofila l’APS Basta Plastica in Mare, ma anche istituzioni locali hanno presentato osservazioni contro la realizzazione dell’impianto off-shore, in particolare puntando sull’impatto paesaggistico che le grandi pale avrebbero su un territorio ad alta vocazione turistica.
Non mancano, però, coloro che sono a favore della sua realizzazione come Legambiente ed europa Verde. E’ di sole poche settimana fa il report “Scacco matto alle rinnovabili” realizzato da Legambiente che mette in luce i principali ostacoli alla realizzazione di questi progetti: burocrazia farraginosa, ma anche blocchi da parte di amministrazioni locali e regionali e dei comitati locali. Diversi gli esempi che vengono elencati. Nel capitolo dedicato ai “comitati NIMBY (Not In My Back Yard) e NIMTO (Not In My Terms of Office)”si parla anche della vicenda dell’impianto eolico off-shore di Rimini. “Il progetto – scrive Legambiente –presentato dalla società Energia Wind 2020, costituito da 59 aereogeneratori per la potenza complessiva di 330 MW e da realizzarsi in una porzione di mare compresa tra i 10 e i 22 km a largo della costa di Rimini e Cattolica, in modo da minimizzare l’impatto visivo e da azzerare quello acustico. Da subito, si è scatenata un’imponente azione NIMBY e NIMTO a livello regionale e locale, in particolare all’interno del Comune di Rimini, che, come effetto immediato, ha portato ad un ridimensionamento dell’opera da 59 pale eoliche a 51, riducendo l’area interessata da 113 a 80 chilometri quadrati. Ciononostante continuano le proteste e le opposizioni ai tavoli istituzionali, che definiscono tale progetto un “ecomostro” troppo invasivo ed incompatibile con la vocazione turistica del territorio (che però, da decenni, vede il proprio “skyline off-shore” occupato da una miriade di piattaforme di estrazione)”.










