Indietro
menu
L’EDITORIALE DELLA DOMENICA

Il paese è indebitato, certo, ma con tanta ricchezza privata!

In foto: Pexels
Pexels
di
Carlo Alberto Pari
   
Tempo di lettura 4 min
Tempo di lettura 4 min

L’EDITORIALE DELLA DOMENICA
di Carlo Alberto Pari


Una sarcastica premessa, sarebbe stato infinitamente migliore un Paese con “zero” debiti e metà della ricchezza privata, ma questo è quello che hanno realizzato, o forse, che generalmente abbiamo contribuito a meritare. Se avessimo un Paese con pochi debiti e metà della ricchezza privata, con presumibile certezza, avremmo potuto risolvere una buona parte degli enormi problemi che ci affliggono.


Comunque, il titolo dell’articolo è esplicativo della situazione reale. Per una volta, evito di parlare a lungo del debito pubblico, a mio avviso esagerato, deleterio,
pericoloso ed in preoccupante espansione, oltre 120 miliardi nel solo 2025, avete letto bene, l’equivalente di svariate finanziarie annuali assai pesanti, tantissimi soldi, che avrebbero potuto permettere adeguati finanziamenti alle numerose ed impellenti necessità, dai tempi di attesa di una sanità sempre meno universale, per arrivare alla messa in sicurezza dei tanti territori che necessitano di costose opere, passando per la sicurezza, le carceri e via dicendo.


Di certo però, l’Italia è un Paese con una significativa ricchezza privata. Cerco di sintetizzare i dati arrotondandoli, per non tediare il lettore. La ricchezza privata del Paese ammonta a circa 11.700 Miliardi. Di questi, circa 5.700 sono da riferire agli immobili di proprietà, in massima parte prime case. Per riflettere con cognizione su questo dato, è però interessante uno spaccato meno generico sulla parte immobiliare, purtroppo, molto raramente evidenziato. Ci provo. Pochi gli immobili accatastati di grande prestigio, circa 33.000 ( A1) , le ville all’incirca 33.000 ( A/8), castelli e le abitazioni di prestigio storico circa 2.500 (A/9), totale circa 68.500 immobili considerati di lusso. Se vogliamo, possiamo aggiungere i Villini (A/7) stimati tra 1 e 1.400.000 circa, il totale di tutte queste categorie, intorno a 1.500.000 immobili, sugli oltre 35.000.000 residenziali. Credo sia un sintesi molto interessante, soprattutto per riflettere su eventuali interventi, finalizzati al recupero di risorse.


Arrivo agli altri beni, lasciando perdere le barche, le auto di grande pregio, l’oro, gli orologi ed i gioielli e persino le “stock option”. che meriterebbero un lungo ed
articolato discorso a parte. Parliamo di patrimonio finanziario “puro”. Ammonta ad oltre 6.000 miliardi di euro (arrotondo volutamente), circa il doppio del debito
pubblico, sempre con estremo sarcasmo, con una differenza sostanziale, il debito pubblico “ è di tutti in parti eguali”, mentre la ricchezza è enormemente differente, infatti, in linea di massima, il 10% più ricco della popolazione italiana detiene circa il 60% della ricchezza totale. Eppure, in tutta onestà, le diseguaglianze non appaiono lontane dagli altri Paesi occidentali, evidentemente, è il sistema che le produce.

Comunque, ritornando alla ricchezza esclusivamente finanziaria, è esiguo il numero stimato degli “High Net Worth Individual “ , i “paperoni” con un patrimonio FINANZIARIO di almeno un milione di euro, circa 470.000 individui ( per alcuni nuclei familiari ), sostanzialmente, meno dell’uno per cento dei cittadini. Di converso, circa 6.000.000 di cittadini sono stimati in povertà assoluta e circa 13.000.000 a rischio povertà o esclusione sociale, questi, di certo, non hanno significativi patrimoni finanziari!


Ulteriore discutibilissima ed a mio avviso deprecabile situazione, seppure assolutamente in regola con le normative, gli oltre 1.000 miliardi depositati
usualmente su conti correnti e depositi, con remunerazioni di interessi vicini allo zero, quindi, erosi dall’inflazione, nel disinteresse apparente di chi dovrebbe trovare soluzioni per imporre la tutela del risparmio, chiaramente sancita dalla nostra costituzione.


Concludo con una banale osservazione, un Paese estremamente indebitato ha necessità di importanti risorse, anche per pagare anche gli interessi sull’elevato
debito, senza continuare a tagliare i servizi essenziali. Le soluzioni non spettano ai giornalisti, alcuni prospettano una revisione catastale per valore reale degli
immobili, altri una tassa sui patrimoni finanziari più importanti, che appare facile e forse auspicabile, ma attenzione, la ricchezza finanziaria è forse l’unica forza
rimasta al nostro Paese, ed a differenza degli immobili, purtroppo, può muoversi e migrare con estrema velocità, razionalmente rapportata agli importi posseduti. Il
problema potrebbe rivelarsi molto più grave del risultato. Del resto, la progressività fiscale, come ampiamente auspicato dalla nostra amata Costituzione ( molto
citata, ma spesso elusa) dovrebbe essere presumibilmente messa in atto prima “dell’accumulo” dei patrimoni, non sembra accada, partendo dalla tassazione sui
redditi.

Altre notizie