Il Maresciallo Masini a "Diritto e Rovescio". Ho pensato: chi mi crederà?
Una lunga intervista in cui ha ripercorso quello che è accaduto la tragica notte di Capodanno, ha raccontato i sentimenti che ha provato e come abbia vissuto i mesi prima dell'assoluzione dall'accusa da eccesso colposo di legittima difesa. Il Maresciallo Luciano Masini, comandante della Stazione dei Carabinieri di Verucchio, è stato ospite della trasmissione di Rete 4 "Diritto e Rovescio". Intervistato da Paolo Del Debbio, mentre scorrevano le immagini in cui si vede che spara e uccide Mohammed Sitta dopo che questi ha già aggredito con il coltello quattro persone, Masini ha rivissuto quegli istanti. Dopo essere arrivato sul posto, racconta, viene raggiunto da una delle persone aggredite che spiega che un giovane, nordafricano, gli si era avvicinato per poi colpirlo con un fendente che lo aveva sfiorato al collo mentre, un ragazzo, era stato colpito. In quel momento il maresciallo viene chiamato da un collega che gli dice "è qui in mezzo alla gente con un coltello".
"Ci siamo precipitati. Il ragazzo - racconta Masini - brandiva un coltello. Cerco di instaurare un rapporto con lui, gli dico di buttare giù l'arma. Ho provato a parlargli, spiegandogli che se non lo avesse fatto non sarebbe uscito vivo. Scende (dall'auto) anche la collega che era con me, che si trova in una posizione svantaggiata. Lui (Sitta) la guarda in modo strano, a quel punto ho sparato un colpo a terra. Diceva parole per me incomprensibili, abbiamo poi scoperto che era una preghiera di ringraziamento. Sono riuscito ad allontanarlo dalla collega. Ho esploso altri quattro colpi e poi un quinto quando mi era vicinissimo, la mia arma toccava il suo corpo". "Il tempo per pensare diversamente - spiega il Maresciallo - non c'era e ho esploso gli altri colpi".
A domanda del giornalista di Mediaset sulle accuse che gli sono state mosse il giorno dopo risponde: "Subito ho pensato: chi mi crederà? Come potrò dire che mi ha aggredito due volte. Ho avuto la fortuna che c'era tanta gente, anche nei locali. In tanti, alla fine saranno 24, mi si sono avvicinati dicendomi che avevano visto tutto e che avrebbero testimoniato il fatto che non avrei potuto fare altro".
Alla domanda su quanto il compiere il proprio dovere sia importante anche per la propria coscienza, Masini risponde: "Se avessi tardato dieci minuti mi sarei trovato di fronte a persone che non c'erano più, che erano aggredite. Quello sarebbe stato davvero un peccato, un fallimento della mia professione".
Sulle indagini e sull'assoluzione arrivata ad ottobre 2025, dieci mesi dopo i fatti: "Dieci mesi non sono stati tanti. Sono molto contento della Procura che ha potuto vedere e valutare completamente il mio operato con tutte le indagini del caso e, alla fine, ha ritenuto correttamente la mia posizione"
E ora come vive il suo lavoro?: "Non è cambiato nulla. Io sono sempre rimasto al comando della Stazione, non sono mai stato sospeso come qualcuno ha detto. Sono stato in licenza per incontrare mio padre con le mie figlie poco prima dell'Epifania, perché poi sarebbero rientrate a scuola".
E proprio il papà Gianni e Letizia, una delle due figlie del maresciallo, sono stati intervistati e mentre li ascoltava Masini si è leggermente commosso.
Letizia: "Chi svolge il proprio dovere deve essere tutelato. Nei giorni successivi all'accaduto ci ha pensato, quel ragazzo aveva la mia età. L'Arma dei Carabinieri è sempre stata vicina al mio papà. Ha salvato delle persone. Per ogni figlia il papà è un eroe, io posso dire che lo è e anche per altri".
Il papà Gianni, classe 1940: "sono stato con il cuore in gola fino a quando non si è chiusa la vicenda. Ho avuto paura che andasse giù per il senso di colpa, per noi che siamo anche cristiani. Mio figlio è una persona ligia, gli hanno sempre voluto bene. Sono fiero di lui".
Ad aprire l'intervista un servizio dell'inviata di Diritto e Rovescio nei luoghi dell'accaduto a Villa Verucchio. Viene proposta anche una breve testimonianza di Diego, il primo dei giovani ad essere ferito: "ho veramente pensato che avrei potuto morire, non si fermava, continuava a colpire, mentre io ero in ginocchio a terra. Ho pensato: perché proprio a me?".












