Il Degender Fest e l’incontro con la diversità. Riflessioni a margine
Evento rilanciato nella sezione “Accade in città” sullo stesso portale del Comune.
Un festival autoprodotto, si legge, volto a “promuovere una critica verso le tradizionali identità di genere e le categorie di orientamento sessuale”.
Attraverso diverse chiavi: la “creazione di un presente libero da stereotipi” ma anche l’impegno contro la discriminazione sessuale. Nel programma, oltre a mostre, musica e presentazioni di libri c’è anche qualche voce che colpisce più delle altre: si potrà gustare il “Sado menù di Alos che indosserà per l’occasione i panni di una mistress per una rivisitazione delle pratiche sadomaso in una performance interattiva che gioca – si legge – sulla scoperta di nuovi piaceri sessuali intrecciandoli ad aspetti culinari”.
Durante la serata – recita ancora il programma – sarà anche possibile “intrattenersi nella degender toilet con l’installazione di una serie di filmati postporno”.
“Un movimento culturale per dare spazio e dignità ad alcuni immaginari erotici bollati come anormali rispetto a una presunta normalità”: così spiega il postporno la blogger e videomaker romana Slavina, principale esponente del movimento, che sarà protagonista di un laboratorio domenica pomeriggio sempre alla Grottarossa.
Ma quello che ci lascia più perplessi, più per il contesto in cui è inserito che per il momento in sé, è che sabato pomeriggio c’è anche il laboratorio “il figurinario” per bambini sopra i tre anni: “decostruire e mischiare le figure di sei personaggi” per superare, giocando, “gli stereotipi sui ruoli di genere”.
Siamo ben consapevoli del rischio di passare per moralisti bacchettoni, etichetta che sicuramente abbiamo guadagnato già diverse righe fa. Ma il problema, in questo caso, non è assolutamente il dibattito sulle diverse identità sessuali, più che legittimo. Né tanto meno quello sulla discriminazione sessuale, quanto mai doveroso.
A questi temi si può dare spazio e attenzione in tanti modi, senza dover per forza affiancare l’aspetto culturale a quello dello spettacolo o della provocazione.
Qui, nello stesso contesto, si gioca con i bambini sperando che vadano via presto perché a ora di cena i grandi devono giocare con la trasgressione. L’impressione, al Degender Fest, è che ci sia spinti un po’ troppo in là.
(Newsrimini.it)












