Galli su tassa di soggiorno. Ultima chiamata, la concorrenza è già partita
da considerare non come un elemento per far quadrare i bilanci, ma come uno strumento per finanziare la sempre più necessaria riqualificazione dell’offerta turistica.
E, in un’ottica di mercato, Galli cita un lungo elenco di città che in Italia e non solo hanno già adottato la scelta di un’imposta sul soggiorno. E’ arrivato, insomma, il momento della scelta, conclude Galli con un invito implicito a considerare seriamente l’ipotesi della tassa, perché stare sul mercato del turismo significa investire milioni di euro.
Riguardo al dibattito sull’imposta di soggiorno, per competenza ritengo opportuno contribuire alla discussione, lasciando per un attimo da parte le questioni più generali dei Bilanci comunali. A mio parere si deve tornare al merito e alla natura di un’azione che ha (deve avere) principio, svolgimento e fine in ambito turistico. Lo scorso agosto, nel commentare il buon andamento sin lì dei dati su arrivi e presenze nella riviera di Rimini, dissi che il tema della riqualificazione e dell’innovazione turistica, della promozione internazionale fossero ineludibili per un territorio come il nostro che concorre su un palcoscenico, zeppo di attori agguerriti e aggressivi.
Il problema erano (sono) le risorse per concretizzare i progetti che possono consentirci di rimanere punti di riferimento di un mercato che ha logiche darwiniane: chi resta indietro è già un pezzo in là sul viale del tramonto. E l’imposta di soggiorno è il mezzo- magari arbitrario, sicuramente non gradito- individuato dalla stragrande maggioranza dei competitor turistici europei non solo per stare sul suddetto mercato, ma per sottrarre clienti agli ‘avversari’ il cui conservatorismo diventa anticamera di perdita di appeal. La filosofia scelta e praticata dai luoghi turistici di riferimento è quella di chiedere agli stessi ospiti un contributo economico variabile, ma comunque legato alla presenza alberghiera, per garantire l’accessibilità, la vivibilità, l’attrattività, la ricchezza di servizi di città e località dalle dinamiche comunque ‘ordinariamente eccezionali’. Per farsene un’idea è sufficiente dare un’occhiata a ciò che accade in questi giorni in casa di alcuni competitor ‘balneari’. A partire da Barcellona. Il Governo della Catalogna, nel bilancio 2012, ha inserito l’introduzione della tassa sui pernottamenti, applicata su tutte le persone che pernottino negli hotel, appartamenti turistici, case rurali, camping e anche nelle navi da crociera. Coloro che alloggeranno in hotel cinque stelle pagheranno 3 euro, 2 per i turisti nei quattro stelle e un euro per i restanti. La tassa varrà per tutti, spagnoli inclusi, eccetto i minori di 12 anni e gli anziani che viaggino con programmi dei servizi sociali Imserso. Il denaro raccolto con questa nuova tassa sarà destinato al Fondo para el Fomento del Turismo: una cassa comune con cui si finanzieranno azioni di promozione turistica, di promozione dell’immagine della Catalogna e anche infrastrutture che stimolino il turismo. Il 25% di questi soldi verrà trasferito ai municipi affinché lo destinino alla promozione locale. Segue poi la Croazia: anche qui viene applicata la tassa di soggiorno (con alcune esenzioni: bimbi fino a 12 anni, invalidi, gite scolastiche), compresi proprietari di natanti. Il territorio riminese, da oggi e per almeno 10 anni, avrà assoluta necessità di dare sostanza ai progetti che ne migliorino e innalzino la qualità turistica complessiva. Dalla pedonalizzazione e riqualificazione dei lungomari lungo l’intero asse costiero Bellaria-Cattolica a un’accessibilità migliore e sostenibile sino all’intensificazione dei collegamenti tra mare e entroterra; dal risanamento ambientale e del mare ai servizi a supporto della rete fieristica e congressuale (aeroporto in primis); da una promozione turistica davvero efficace e all’avanguardia agli eventi di sistema (esempio, Notte Rosa, Moto GP) che contribuiscono ad elevare l’appetibilità turistica della Riviera; non è difficile immaginare occorrano parecchie decine di milioni di euro per concretizzare quell’innalzamento della qualità che può permetterci di competere sul fronte nazionale e internazionale.
E’ vero che la discussione non può scadere a referendum su questa o quella tassa, ma è altrettanto vero che l’imposta di soggiorno non nasce per coprire buchi di bilancio ma è un’azione particolare, sui generis, che porta stampigliati sulla schiena un motivo e uno scopo precisi e difficilmente contestabili. Comunque ineludibili per la Riviera di Rimini. Questo ragionamento molto sofferto per qualsiasi amministratore, sono sicuro, è stato fatto a Barcellona, in Croazia, a Parigi, ad Amsterdam, a New York, a Praga; cosi come, per rimanere in casa nostra, a Roma, a Firenze e a Venezia, per citare le città d’arte, ma anche in località balneari quali Capri, Terrasini, San Vito Lo Capo, Cefalù, Villasimius e Otranto. E lì una scelta, la stessa, è stata fatta.












