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chiesta l'assoluzione

E' il giorno della difesa di Dassilva: "Accuse fondate su una mentitrice"

In foto: Dassilva prima dell'udienza in tribunale (foto Migliorini)
Dassilva prima dell'udienza in tribunale (foto Migliorini)
di
Lamberto Abbati
   
Tempo di lettura 6 min
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E' la giornata della difesa nel processo a carico di Louis Dassilva per l'omicidio di Pierina Paganelli. I difensori del senegalese, Riario Fabbri e Andrea Guidi, proveranno a smontare l'impianto accusatorio per convincere la Corte che il 36enne senegalese non è l'assassino della Paganelli.

"Gli elementi su cui si fonda l’accusa sono del tutto inconsistenti, perché si basano principalmente sulle parole di Manuela Bianchi, una persona abituata a mentire. Non bisogna fare l’errore di usare le parole di Manuela per riscontrare gli altri indizi, bensì il contrario. Verificare autonomamente le parole della nuora della vittima. Ricordo - ha detto l'avvocato Guidi - che Manuela è indagata per favoreggiamento in un procedimento connesso e le sue dichiarazioni, per essere ritenute credibili, vanno valutate con dei criteri specifici: la credibilità soggettiva e credibilità oggettiva. Ebbene, questi criteri non ci sono. La Bianchi voleva solo salvare se stessa, ecco perché ha collocato Dassilva in garage. Non perché Louis fosse realmente lì, ma perché quello era il modo più facile per mettersi al riparo da una possibile incriminazione. Vogliamo poi ricordare il biglietto lasciato dalla Bianchi al gip Cantarini al termine del suo lungo incidente probatorio, che recitava: 'Ho detto la verità, vi prego però di accertare la vera responsabilità di Dassilva'. Ecco, questo fu un rigurgito di coscienza, perché sapeva e sa di aver accusato un innocente. Per non parlare poi del cambio di versione della Bianchi che arriva solo dopo che la Cam 3 è caduta, dopo che è stato accertato che l'ignoto non è Louis Dassila. Dassilva che è ed è rimasto in carcere solo grazie a quel cambio di versione. Tanto è vero che confiderà all'amica Romina Sebastiani: 'E' colpa mia se Louis è in carcere'. Manuela è una abilissima manipolatrice, che modula le situazioni a proprio favore. Lei doveva salvare se stessa e lo ha fatto, gettando a mare Louis Dassilva. 

Sulle parole di Romina Sebastiani: "E' una donna sensibile, avrà anche qualche problema, ma per mesi, soprattutto dall'incidente di Giuliano Saponi, è stata una vera amica per la Bianchi. L'ha protetta finché ha potuto, poi, quando al termine della sua testimonianza, gli agenti le hanno sequestrato il telefono, è stata costretta a dire la verità. Perché Romina Sebastiani ha detto la verità. Chi non l'ha detta la verità è la Bianchi, ed è lei stessa che lo confida all'amica". 

Sulla sera del delitto l'avvocato Riario Fabbri spiega: "Manuela, intercettata in ambientale in questura, chiede alla figlia cosa ha raccontato agli investigatori. E la figlia Giorgia risponde: 'Ho detto che ho ricordo che lo zio è andato via presto, intorno alle 22, 22.05. Ricordo che dopo cena c'è stato un parlato di 15 minuti e poi lo zio è andato via'. Giorgia quella sera è rimasta a lungo sui social, su TikTok". 

Gli indizi contro Louis dal punto di vista della difesa: "L'applicazione Health sul cellulare di Dassilva, che registra ogni passo, nel momento in cui, secondo l'accusa, l'imputato si recherebbe sul terrazzo la sera del 3 ottobre 2023 per attendere il rientro di Pierina, non segnala alcun passo, alcun movimento. Quindi, Dassilva come faceva ad essersi accorto del rientro a casa della donna se era all'interno del suo appartamento?", ha sottolineato l'avvocato Guidi. "92 secondi per scendere le scale e infliggere alla vittima 29 coltellate, perché di 92 secondi si tratta, sono un tempo irrisorio. C'è un'incompatibilità accertata, quindi, tra lo scenario ipotizzato e la persona di Dassilva come killer. Quest'indagine è stata viziata e condizionata dall'errata convinzione che Louis Dassilva fosse l'ignoto che passava sotto la Cam 3. Perché, ad esempio, non è mai stata valutata la presunta traccia ematica nel garage della Bianchi?".  

La pista alternativa: "Da via del Ciclamino a casa di Loris Bianchi ci sono 10 chilometri e ci vogliono circa 15 minuti. Loris esce di casa alle 22.57 e alle 23 invia un messaggio WhatsApp e poi parte. Alle 23.04 la macchina di Loris arriva sotto il targasystem posto a circa 2 km da via del Ciclamino. Alle 23.10 l'applicazione Health del cellulare di Loris registra dei passi, circa 42 in totale. Può averci messo meno di quindici minuti per arrivare a casa? E' un'anomalia strana... Eppure Loris non ci ha mai detto di essersi fermato ed essere sceso dalla macchina prima di essere arrivato a casa. Per non parlare poi del messaggio di Manuela di quella sera che gli chiede: 'Tutto bene?'. Inoltre Loris non ricorda di cosa hanno parlato quella sera, non ricorda esattamente cosa hanno fatto dopo cena... Non andava a trovare la sorella da mesi, un'altra strana coincidenza. E poi c'è quel 'giustizia è stata fatta' , parlando della morte di Pierina, che è un'altra coincidenza strana. Ma c'è anche l'evidente rancore nei confronti della vittima. Per Giuliano Saponi il rapporto tra la moglie Manuela e il fratello di lei, Loris Bianchi, era talmente stretto che proprio Saponi in passato, prima dell'incidente, lo aveva paragonato a quello tra amanti". 

Sul movente: "Louis non poteva essere a conoscenza che Pierina Paganelli aveva, forse, intenzione di ingaggiare un investigatore privato per scoprire chi fosse l'amante della nuora. Quindi, quello che per la Procura è il detonatore dell'omicidio, in realtà è una miccia bagnata. Louis aveva anche altre amanti, per lui la Bianchi non era l'unica e della Bianchi non era innamorato. E lo testimoniano i messaggi e le carinerie che mandava anche ad altre donne, come ad esempio alla cugina di Valeria. E se anche la moglie lo avesse mandato fuori di casa, è vero, come sostiene la Procura, che avrebbe perso tutto? Ha il suo stipendio da 1.600 euro al mese, è regolare in Italia, sarebbe probabilmente andato a vivere con Manuela magari in affitto, dividendo l'importo. Per Dassilva, a livello economico, sarebbe cambiato poco o nulla. Sono fiero di aver difeso una persona che credo innocente", ha concluso l'avvocato Guidi.

"In questo delitto non ci sono tracce di Dna dell'imputato, non c'è l'arma del delitto, non ci sono elementi che collocano Dassilva né sulla scena del crimine né fuori casa la sera del 3 ottobre 2023. Il vilipendio della vittima presuppone un odio atavico che sicuramente Dassilva non aveva. Il movente passionale poi non sta in piedi", ha sottolineato l'avvocato Fabbri. Che poi ha chiesto per Louis Dassilva l'assoluzione dell'imputato "con la formula che riterrete opportuna e in subordine la contestazione delle aggravanti che sono ostative ad una condanna che non sia l'ergastolo, avendo chiesto questa difesa il rito abbreviato. Non ci sono, quindi, indizi gravi e precisi né tanto meno concordanti contro Louis. Tanti piccoli zero non fanno uno", ha concluso l'avvocato Fabbri. 

Repliche e sentenza fissate per martedì 9 giugno.  

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