Denuncia l'amante per violenza sessuale. Lui, a processo, nega: "Nessun abuso"
Mentre la riaccompagnava a casa, dopo una serata trascorsa in un bar di Cattolica in compagnia di una coppia di amici, l'avrebbe costretta ad avere un rapporto sessuale completo in una zona appartata lungo il porto canale. Per quel presunto abuso, un 39enne albanese, difeso dall'avvocata Tiziana Casali, attualmente detenuto per spaccio, è finito a processo davanti al tribunale collegiale di Rimini, dove questa mattina (martedì) è stato chiamato a testimoniare. E l'imputato ha raccontato la sua versione dei fatti, risalenti alla notte tra il 18 e il 19 novembre 2022, respingendo in maniera decisa le accuse al mittente.
L'albanese ha spiegato ai giudici di aver avuto all'epoca una relazione clandestina con una ragazza cattolichina di 22 anni, che però era fidanzata. I due stavano vivendo una fase della loro storia particolarmente burrascosa. Lui spingeva affinché lei lasciasse il suo ragazzo, che viveva nel Pesarese, mentre lei, assalita da mille dubbi, temporeggiava in cerca del momento giusto. Quella sera i due amanti iniziarono a litigare per motivi di gelosia in un locale della Regina. La coppia di amici della 22enne, che stava trascorrendo la serata insieme a loro, si offrì di riaccompagnare la giovane a casa. Che, però, decise di tornare a piedi con l'albanese. Sarebbe stato proprio durante il tragitto, intorno alle 3.30 di notte, che l'uomo avrebbe compiuto l’aggressione sessuale. In prima battuta la 22enne avrebbe cercato di respingerlo, salvo poi cedere alla veemenza dell'amante. "Quella notte, prima del rapporto, ci baciammo. E' vero, avevamo litigato, ma ribadisco che quel rapporto fu voluto da entrambi, tanto è vero che al termine ci fermammo a fumare una sigaretta insieme e poi la riaccompagnai fin sotto casa".
In prima battuta a denunciare il presunto abuso non fu la vittima, ma l'amica di lei che il giorno seguente, dopo aver raccolto lo sfogo della 22enne, che le aveva parlato di un rapporto sessuale avvenuto contro la sua volontà, si recò in caserma per avvertire i carabinieri. Convocata per essere sentita dai militari dell'Arma, la giovane confermò la violenza. Secondo l'imputato, però, che nel frattempo fu arrestato, i contatti con la giovane sarebbero ripresi "una volta uscito dal carcere" e sarebbero proseguiti fino al momento del suo secondo arresto, avvenuto per spaccio nell'ottobre del 2025, quando fu trovato in possesso di 300 grammi di cocaina. La vittima, precedentemente sentita in aula, costituitasi parte civile attraverso l'avvocato Filippo Maria Airaudo, ha sostanzialmente riconfermato le accuse nei confronti dell'ex amante. Quella sera - avrebbe detto in estrema sintesi - tentò di allontanarlo perché in quel momento non se la sentiva di avere con l'uomo un rapporto, ma lui l'avrebbe forzata prendendosi di fatto quello che voleva. Saranno i giudici del Collegio, il prossimo 12 maggio, a stabilire se si sia trattato di un abuso o di un rapporto consenziente.












